Ultime notizie Crisi Usa - IranDelitto di GarlascoDonald TrumpGiorgia MeloniMondiali 2026
SCUOLA E UNIVERSITÀIncendiInchiesteItaliaOmicidiScuolaSvizzera

Bocciati i feriti di Crans-Montana in Svizzera, in Italia tutti promossi. Lo schiaffo ai sopravvissuti: perché devono ripetere l’anno e il modello italiano

15 Giugno 2026 - 12:06 Giovanni Ruggiero
crans montana
crans montana
«Una mancanza di umanità incredibile» si lamentano i famigliari sul caso degli studenti bocciati dopo la strage del Constellation. Il nuovo caso per le autorità svizzere, che già si erano distinte per aver preteso le spese sanitarie dai ragazzi italiani ricoverati negli ospedali di Sion
Google Preferred Site

Tutti i giovani svizzeri rimasti feriti nell’incendio del locale Le Constellation a Crans-Montana la notte di Capodanno sono stati bocciati. Le scuole elvetiche avrebbero ritenuto impossibile equiparare chi aveva frequentato regolarmente tutto l’anno a chi, per forza di cose, aveva mancato per mesi. Una decisione che ha lasciato senza parole le famiglie italiane dei ragazzi coinvolti nella stessa tragedia, in cui hanno perso la vita 42 persone.

Come si è saputo delle bocciature: la chat tra le famiglie

La notizia è circolata attraverso una chat creata tra i familiari di tutti i ragazzi colpiti dalla strage, italiani, francesi e svizzeri. È lì che le famiglie italiane hanno appreso delle bocciature di massa. A raccontarlo al Corriere della Sera è il padre di Giuseppe, uno degli ex ricoverati al Niguarda: «Ce lo hanno detto i genitori svizzeri: le scuole sostenevano che non era possibile equiparare chi aveva frequentato tutti i mesi a chi ne aveva frequentati solo pochi. Io la trovo una mancanza di umanità incredibile».

Italiani tutti promossi: scuole attivano piani personalizzati e dad

In Italia invece le rispettive scuole hanno attivato percorsi di didattica a distanza e piani didattici su misura, consentendo a tutti i ragazzi di superare l’anno nonostante i mesi di degenza. Il caso di Giuseppe è emblematico: seguito dal liceo Gonzaga, è riuscito a portare a termine il programma pur avendo ancora difficoltà di concentrazione legate al trauma. «Dopo quello che ha vissuto, perdere anche i compagni di classe sarebbe stato orribile», ha detto suo padre. Giuseppe continua le cure, indossa una guaina su una mano per 24 ore su 24 e una sul viso quando è in casa, e lo aspettano ancora due sedute di laser.

leggi anche