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L’esordio dell’Iran ai Mondiali dopo l’accordo con Trump: il rischio delle proteste degli esuli. Parla l’ex Inter Taremi, l’accusa alla Fifa: «C’è tensione»

15 Giugno 2026 - 12:40 Matteo Revellino
Tifosi Iran pre Nuova Zelanda
Tifosi Iran pre Nuova Zelanda
L'Iran è impegnato alle 3 (ora italiana) del 16 giugno contro la Nuova Zelanda. Previste proteste degli irano-americani fuori dallo stadio di Los Angeles. Il ct: «Siamo qui per rappresentare il popolo iraniano»
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L’ha voluto il caso, ma l’esordio dell’Iran dei Mondiali ospitati (anche) dagli Stati Uniti si giocherà quasi in concomitanza dell’annuncio dell’accordo tra i due Paesi. Una situazione esterna al calcio giocato, alla partita che la nazionale giocherà contro la Nuova Zelanda alle 3:00 del 16 giugno (ore 18:00 a Los Angeles). Ma che ha influenzato l’avvicinamento di staff e giocatori iraniani alla Coppa del Mondo, con visti lampo per giocatori e staff e il ritiro spostato dall’Arizona a Guadalajara, in Messico, anche se l’Iran giocherà le partite del girone G sul suolo statunitense. Il commissario tecnico Melli Amir Ghalenoei non vuole parlare del contesto internazionale intorno alla gara d’esordio: «Siamo qui per giocare a calcio. Siamo qui per rappresentare, con tutto il rispetto, il popolo iraniano: gli iraniani nel nostro Paese e quelli della diaspora. Non siamo persone politiche, il calcio è separato dalla politica». Si unisce anche l’attaccante Mehdi Taremi, che però ammette di aver sentito «molta tensione» intorno alla sua nazionale all’arrivo negli Usa.

Preoccupazione per le possibili proteste

La selezione iraniana è concentrata sul debutto contro la Nuova Zelanda. Los Angeles, teatro della sfida, non è una città qualunque: lì vive la più grande comunità di esuli iraniani, con oltre 500 mila persone. Ecco perché c’è grande preoccupazione per quello che potrebbe accadere allo stadio. Previste proteste degli irano-americani, legati alla monarchia e nemici della Repubblica Islamica che governa oggi il Paese. La Fifa ha già predisposto il divieto di far entrare le bandiere bandiere pre-rivoluzionarie con il leone e il sole al posto dell’emblema di Allah. Difficile però che si riesca a rispettarlo. Alla domanda sulle eventuali proteste, Taremi risponde: «Rispettiamo tutti gli iraniani, sia quelli dentro il Paese che quelli fuori, siamo qui per giocare a calcio, e il calcio può sempre unire entrambe le fazioni. Il nostro popolo, lo amiamo sia dentro che fuori dall’Iran». Sale la tensione a poche ore dalla partite, anche perché la Federazione iraniana ha minacciato di abbandonare il terreno di gioco al primo slogan ostile. La situazione va quindi monitorata costantemente.

Il ct iraniano: «Il calcio deve portare gioia».

Un «sabotaggio americano». L’ambasciatore iraniano in Messico, Mehdi Taj, aveva definito così il trattamento nei confronti della nazionale di Teheran. «Avremmo dovuto allenarci due settimane prima, ma siamo arrivati tardi e non abbiamo avuto il tempo di adattarci come avremmo dovuto», sottolinea il ct Amir Ghalenoei in conferenza stampa. Il commissario tecnico vuole cercare di mantenere separati calcio e la situazione geopolitica del Paese, concentrandosi solo sul debutto della nazionale ai Mondiali: «Siamo abituati a creare opportunità dalle difficoltà, non pensiamo a nient’altro se non alla gioia che il calcio può portare. Ho cercato di fare in modo che i giocatori si concentrassero sulla strategia e giocassero per la grande Repubblica iraniana».

Taremi: «Il Mondiale avrebbe dovuto creare un’atmosfera migliore»

«Queste cose non dovete chiederle a noi». Sono lapidarie le risposte di Amir Ghalenoei e Taremi alle domande sul conflitto in Medio Oriente. L’ex attaccante dell’Inter però non nasconde le critiche: «Questa Coppa del Mondo avrebbe dovuto offrire un’atmosfera migliore di quella che c’è. Peraltro, non è stato solo l’Iran a essere colpito da questi problemi: anche altri, persino un arbitro, ne hanno risentito». Da un lato la disapprovazione nei confronti del trattamento subito dagli Stati Uniti, dall’altro un ringraziamento al Messico per l’accoglienza ricevuta. Nessuna citazione al presidente Fifa, Gianni Infantino, che nei giorni scorsi si era preso il merito di aver permesso all’Iran di giocare questi Mondiali.

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