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La Russia non vuole rinunciare al lusso: ora i gioielli di Cartier arrivano attraverso il Kazakistan

15 Luglio 2026 - 17:02 Olga Colombano
Un inchiesta della rivista indipendente online Mediapart dimostra come e perché, nonostante le restrizioni di esportazioni per la Russia dall'invasione dell'Ucraina nel 2022, in realtà i gioielli Cartier continuino ad arrivare in Russia
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Per Cartier, almeno ufficialmente, il mercato russo si è chiuso il 3 marzo 2022, pochi giorni dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. A seguito dell’invasione, Unione europea e Svizzera hanno deciso di introdurre sanzioni economiche che tra le altre vietano anche l’esportazione di beni di lusso verso la Russia. Per il gruppo Richemont, proprietario della maison francese, ciò ha significato la chiusura della storica boutique di via Petrovka, nel centro della capitale russa, e la sospensione delle attività commerciali nel Paese. Ufficialmente quindi gioielli e orologi di alta gamma, simboli dell’universo Cartier, avrebbero dovuto scomparire dal mercato russo insieme alle altre esportazioni europee, ma sembrano invece arrivare in Russia dal Kazakistan. Il caso riapre così dubbi sull’efficacia delle sanzioni occidentali e sulla capacità dei grandi gruppi del lusso di controllare la destinazione finale dei propri prodotti in un mercato sempre più globalizzato.

Il crollo delle importazioni ufficiali

I dati doganali raccolti da Mediapart sembrano inizialmente confermare questa interruzione. Tra il 2021 e il 2023 le importazioni russe di gioielli provenienti dalla Francia sono diminuite del 91%, mentre quelle dal Regno Unito e dalla Svizzera sono crollate rispettivamente del 99,6% e del 99,8 per cento. Anche le importazioni dirette di prodotti Cartier risultano praticamente azzerate. Dai 50,6 milioni di dollari del 2021 si passa a poco più di 5.500 dollari nel 2023, destinati esclusivamente a pezzi di ricambio per riparazioni.

La nuova rotta attraverso il Kazakistan

Secondo l’inchiesta di Mediapart, però, i prodotti Cartier continuerebbero a raggiungere il mercato russo passando attraverso il Kazakistan, membro dell’Unione Economica Eurasiatica insieme alla Russia, dove le merci possono circolare senza controlli doganali interni. Le importazioni di prodotti Richemont in Kazakistan sono infatti passate da zero nel 2021 a 23 milioni di dollari nel 2022, fino a sfiorare i 47 milioni nel 2025, una cifra molto vicina ai livelli delle importazioni russe di Cartier prima della guerra. Interpellato da Mediapart, Richemont ha ribadito di aver interrotto ogni esportazione e vendita verso la Russia dal marzo 2022, respingendo qualsiasi ipotesi di aggiramento delle sanzioni, senza però commentare l’aumento delle esportazioni verso il Kazakistan.

Il boom della boutique Cartier di Almaty

Un ruolo centrale sarebbe svolto dalla boutique Cartier di Almaty, la più importante città del Kazakistan, riaperta nel 2025 dopo una completa ristrutturazione. Secondo l’inchiesta, le vendite del negozio sarebbero quasi decuplicate dal 2019, raggiungendo circa 50 milioni di euro nel 2025, risultati vicini a quelli della boutique degli Champs-Élysées a Parigi, nonostante quest’ultima sia molto più grande e prestigiosa. Una crescita difficile da spiegare con il solo aumento del benessere locale visto che nello stesso anno il salario medio ad Almaty era infatti di circa 1.100 euro al mese.

Ex dipendenti e vendite ai clienti russi

L’inchiesta punta inoltre l’attenzione sul ruolo di alcune ex dipendenti di Cartier Russia. Yulia Goryachkina, ex venditrice della boutique di Mosca, avrebbe continuato a proporre gioielli del marchio attraverso un canale Telegram chiamato «Yulia Cartier», pubblicizzando anelli, collane e altri prodotti dichiarati «disponibili a Mosca». Dopo essere stata contattata dai giornalisti, avrebbe chiuso il canale e rimosso ogni riferimento a Cartier dai propri profili social. Anche Tatiana Torchilina, storica direttrice della boutique di via Petrovka e oggi collaboratrice del negozio di Almaty, continuerebbe a mantenere rapporti con la clientela russa. In alcune dichiarazioni pubbliche avrebbe affermato di vivere ancora a Mosca perché «tutti i suoi clienti sono qui».

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