I vaccini per l’influenza aviaria negli allevamenti di polli non sono a mRNA

Diverse condivisioni Facebook riportano una clip dove si sostiene che i vaccini contro l’influenza aviaria destinati al pollame sarebbero a mRNA e questo esporrebbe gli animali, umani compresi, a dei non meglio dimostrati pericoli per la salute. In realtà, come vedremo, sono proprio queste narrazioni a mettere in pericolo allevamenti e persone. Forse non è un caso se tali narrazioni provengono da ambienti che si sono già distinti durante la pandemia di Covid-19 per aver diffuso narrazioni complottiste e No vax, come quelle sul grafene nei vaccini.
Per chi ha fretta
- Il piano pilota del Ministero della Salute coinvolge solo cinque allevamenti nelle province di Verona e Mantova, e non centinaia come sostenuto nel video.
- I vaccini utilizzati non sono a mRNA né a vettore virale, ma prodotti tradizionali già autorizzati dall’EMA, sicuri per gli animali e per i consumatori.
- Non esiste alcun legame scientifico tra questi vaccini e lo sviluppo di prioni (le proteine responsabili di malattie come la “Mucca pazza”).
- La fonte delle accuse si basa su figure e metodologie (come la microscopia in campo oscuro o la termografia) già ampiamente smentite e prive di validità scientifica.
Il contenuto fuorviante
In cima al filmato compare la seguente didascalia:
La vaccinazione a mRna sui polli tacchini bestiame è la stessa di astrazeneca.. chi mangerà queste carni avrà un avvelenamento progressivo fino alla morte certa.. ora anche i gatti..
Sotto, nella descrizione, leggiamo inoltre quanto segue:
In che modo colpiranno i NOVAX? Questo riguarda, non solo gli alimenti ma anche le vaccinazioni ai gatti. Approfondimenti sugli effetti avv€rsi dei va€€ini:
DIFFERENZA TRA SANGUE DI VA€€INATI E SANGUE DI NON VA€€INATI: https://www.facebook.com/reel/1380661640657293
TERMOGRAFIA DEI VA€€INATI: https://youtu.be/2u0OY2lyho8?si=I1FV5Xr0r0LnczHE

Nessun vaccino genico sperimentale
L’autrice del filmato definisce questa procedura come un esperimento governativo privo di test di sicurezza ed efficacia, sia per gli animali sia per i cibi da essi derivati. Si cita in merito il biologo molecolare Leonardo Guerra, il quale avrebbe guidato una battaglia il cui esito avrebbe portato a una riduzione del numero di allevamenti dell’esperimento da oltre duecento a cinque, situati nelle province di Verona e Mantova.
Trovate la trascrizione integrale dell’audio su Turboscribe. Narrazioni simili le avevamo già affrontate in analisi precedenti, per esempio qui. Come spiegavamo, dati alla mano, ogni riferimento a vaccini sperimentali a mRNA o a vettore virale come quelli che hanno salvato vite umane durante la pandemia di Covid-19 è totalmente privo di fondamento. Chi sostiene queste tesi distorce il piano pilota del Ministero della Salute di vaccinazione contro l’influenza aviaria. L’iniziativa è limitata a cinque allevamenti nelle province di Verona e Mantova.
Inoltre, non esistono ragioni sufficientemente documentate, per cui l’impiego di vaccini simili dovrebbe costituire un pericolo per gli animali non umani. Il collega Michelangelo Coltelli si era già occupato per BUTAC delle suddette affermazioni attribuite al dottor Guerra in diversi canali, compresi alcuni apprezzati dal pubblico complottista.
Nella narrazione attribuita a Guerra non si fa altro che veicolare precedenti affermazioni – generalmente condivise dai No vax – contro i vaccini Covid, per altro coi soliti argomenti già smentiti, come quelli basati sulle segnalazioni non verificate del VAERS.
Lo spauracchio della “Mucca pazza”
Questa confusione tra i vaccini veri e propri dati al pollame e i vaccini Covid porta a sostenere, nel filmato in oggetto, che un gene verrebbe introdotto all’interno delle cellule animali, affinché queste producano un antigene per tutta la vita. Questo non avviene mai, nemmeno nei vaccini a mRNA; dove sia la porzione di acido nucleico che la proteina Spike vengono degradate in un breve lasso di tempo.
Ma qui si va oltre. L’autrice – rifacendosi alla narrazione attribuita a Guerra -, parla di rischi legati a patologie neurodegenerative e lo sviluppo di prioni, dovuto a un ripiegamento errato delle proteine (come quelli del morbo della Mucca pazza) che la cottura o la digestione non riescono a distruggere.
«Il vaccino che viene usato per il pollame introduce una proteina dell’influenza aviaria per far reagire il sistema immunitario dell’animale – spiega Coltelli nella sua analisi documentata -. Non include alcun meccanismo che possa generare prioni. Non esiste studio scientifico che abbia mai dimostrato un collegamento tra vaccini a vettore virale e malattie prioniche. Citare i prioni qui serve solo a spaventare, aggiungendo una parola comunemente associata a malattie terribili a una catena di causa-effetto che in realtà non esiste».
Non si tratta di pericolosi vaccini sperimentali
Così come per i vaccini Covid, anche per quelli in oggetto si sostiene la narrazione dei vaccini sperimentali di cui non sarebbe dimostrata la sicurezza nel lungo periodo. Riportiamo di seguito quanto spiegato nella FAQ dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe):
«Gli effetti indesiderati – spiega l’Istituto -, come le reazioni locali nel punto d’inoculo, possono sopraggiungere solo a causa di una scorretta conservazione o somministrazione dei vaccini. Si tratta di vaccini autorizzati dall’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA), che ne ha valutato positivamente sicurezza ed efficacia».
«I vaccini utilizzati sono sicuri e non rappresentano un rischio né per gli operatori né per i consumatori – continua l’IZSVe -. Uova e carne sono sicuri per il consumatore e non contengono vaccini o parti di essi, somministrati durante il ciclo produttivo».
Come spiegato nella FAQ, la vaccinazione offre uno scudo aggiuntivo che affianca – e non sostituisce -, le misure di biosicurezza e sorveglianza già attive. Il piano in corso negli allevamenti di pollame è volto a rafforzare la capacità di contenere i virus, tutelare la produzione del settore avicolo e ridurre i danni economici. Questo sforzo sposa l’approccio One Health, che riconosce la stretta connessione tra la salute degli animali, degli uomini e dell’ambiente.
Ridurre la circolazione dei patogeni negli allevamenti ostacola il loro adattamento e previene possibili salti di specie verso l’uomo, cosa che sicuramente comporterebbe dei gravi rischi globali a lungo termine.
Il background vicino ai No vax
Concentriamoci infine alla didascalia che accompagna le condivisioni in oggetto. Mostrano un chiaro background complottista condiviso anche da chi ha preconcetti No vax. Si riportano infatti le seguenti fonti:
DIFFERENZA TRA SANGUE DI VA€€INATI E SANGUE DI NON VA€€INATI: https://www.facebook.com/reel/1380661640657293
TERMOGRAFIA DEI VA€€INATI: https://youtu.be/2u0OY2lyho8?si=I1FV5Xr0r0LnczHE
Il primo link rimanda a una conferenza tenutasi nel maggio 2022 presso il Centro polivalente Crosà Neira di Savigliano, che avevamo già trattato in precedenza. Riguardano dei presunti “studi” condotti con metodi discutibili – come la microscopia in campo oscuro – sulla presenza di grafene nel sangue dei vaccinati contro la Covid. Come avevamo visto si tratta di affermazioni veicolate soprattutto dai gruppi No vax, totalmente infondate e smentite dalla letteratura scientifica più autorevole.
Il secondo link rimanda a un video di YouTube riguardo a dati raccolti mediante la termografia nei vaccinati contro la Covid. Si tratta di narrazioni prodotte e diffuse da Media come Quinta Columna (condotta da Ricardo Delgado Martín) e da personaggi come il dottor Pablo Campra e la dottoressa Ana Maria Mihalcea, di cui ci eravamo già occupati per le affermazioni contro i vaccini (per esempio qui qui e qui).
Chi sono i “mentori” di chi diffonde la disinformazione sui vaccini
In precedenti occasioni la dottoressa Mihalcea si è distinta nel diffondere narrazioni riguardo alla presenza di presunte particelle di grafene e relativi coaguli nel sangue dei vaccinati. A dimostrarlo sarebbero state le immagini «termografiche» di un corpo «devastato da coaguli di sangue la cui presenza non arreca sintomi ed è fatale». Si tratta di un genere di analisi talmente screditate che in questo caso persino un noto detrattore dei vaccini Covid come Steve Kirsch ha dovuto prenderne le distanze:
«Praticamente ogni persona con cui ho parlato ha seri dubbi sul fatto che la metodologia descritta possa mostrare qualcosa di utile».
Per quanto riguarda il dottor Campra e Delgado, si tratta dei principali diffusori della tesi del grafene nei vaccinati o nelle stesse fiele di vaccini, dovute molto probabilmente a contaminazioni nei campioni analizzati. Non è un caso se nella documentazione prodotta dai sostenitori di queste tesi mancano sempre dei controlli, per quanto riguarda i volontari, i campioni raccolti e gli strumenti.
Conclusioni
Non esiste alcuna sperimentazione segreta a mRNA sul pollame, né alcun rischio di contrarre malattie prioniche o di subire un “avvelenamento progressivo” mangiando carne di pollo. I vaccini utilizzati nel piano pilota italiano sono farmaci veterinari tradizionali regolarmente autorizzati dalle autorità europee (EMA) e nazionali, concepiti per proteggere la salute degli animali ed evitare pericolosi salti di specie verso l’uomo. La clip circolata sui social non fa altro che riciclare vecchi filoni della disinformazione No vax e complottista, basandosi su figure e teorie pseudoscientifiche già ampiamente smentite.
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