L’Italia proroga lo stop a Schengen con la Spagna per altri 15 giorni: «Rischi per la sicurezza». L’Ue: «Da Ceuta nessun migrante verso l’Europa»

Da Strasburgo – L’Italia ha deciso di prorogare per altri 15 giorni la sospensione dell’Accordo di Schengen con la Spagna. Lo fa sapere il Viminale, precisando che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi «ne ha dato comunicazione con una nota indirizzata alla Commissione europea e agli omologhi ministri dell’Unione». Sono confermati quindi fino al prossimo 30 settembre (almeno) i controlli alle frontiere aeree e marittime per chi arriva dalla Spagna. Secondo il Viminale, il provvedimento «è stato ritenuto necessario dopo le verifiche condotte dal Comitato analisi immigrazione e sicurezza delle frontiere, riunitosi in mattinata». Permangono infatti secondo quest’analisi «elevati profili di rischio per la sicurezza interna, oltre a un possibile pericolo legato a eventuali infiltrazioni terroristiche».
L’avviso di Brunner all’Italia
È caduto dunque nel vuoto l’appello indiretto lanciato dall’Aula del Parlamento europeo dal Commissario Ue agli Affari interni Magnus Brunner. L’invasione di Ceuta da parte di decine di migliaia di migranti a fine luglio «è stato un test per la resilienza dell’intera Unione europea». Ma la risposta della Spagna è stata rapida ed efficace: «La maggior parte di essi sono stati rispediti indietro nell’arco di poche ore, e il Marocco si è impegnato a riprenderli», ha detto Brunner. Quanto a possibili rischi per la sicurezza in Europa, è stata la puntualizzazione, «nessuno di quei migranti ha mai lasciato Ceuta né in direzione della Spagna continentale, né del resto d’Europa». Un endorsement di fatto alla posizione del governo guidato da Pedro Sánchez, sotto assedio dalle destre spagnole, ma coinvolto pure da ormai 50 giorni in un duro scontro con l’Italia di Giorgia Meloni. Proprio oggi scadeva la sospensione dell’Accordo di Schengen con la Spagna decisa da Roma all’indomani della crisi di Ceuta: provvedimento implementato per il mese di agosto, poi prorogato sino al 15 settembre, che ha provocato l’ira e poi l’esatta contromisura da parte di Madrid. Ora la Commissione sembra togliere i mattoni su cui Meloni e i suoi hanno costruito la narrazione del «pericolo Ceuta» per i cittadini italiani, “suggerendo” di fatto la riapertura della libera circolazione tra i due Paesi.
Le promesse Ue dopo la crisi a Ceuta
Sotto pressione dai governi di mezza Europa e dai partiti di centrodestra, la Commissione promette di reagire a quanto accaduto a Ceuta. «Nell’ultimo anno abbiamo ridotto in Ue il numero di arrivi illegali e aumentato i rimpatri, ma le immagini da Ceuta ci mostrano che dobbiamo raddoppiare gli sforzi per evitare che accada di nuovo: i trafficanti di esseri umani devono sapere che saremo inflessibili nel combattere i flussi illegali e proteggere le frontiere», ha scandito in Aula Brunner. Come? «Con il nuovo regolamento sui rimpatri presto in vigore Frontex avrà un mandato più solido. Rafforzeremo poi la diplomazia migratoria, collaborando coi Paesi di provenienza e transito perché cooperino nella prevenzione delle partenze e nei rimpatri, con fondi, commercio, politica dei visti. E su Ceuta lavoriamo col Marocco perché tornino indietro anche tutti quelli che ancora vi si trovano» Sul fronte regolamentare, ricorda Brunner strizzando l’occhio a Meloni, oltre all’implementazione delle norme adottate bisogna procedere con la definizione comune di Paesi sicuri. Ma al contempo, è il messaggio, «bisogna tutelare e rafforzare l’area Schengen», uno degli assi portanti su cui si regge l’Ue stessa.
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All’attacco di Giorgia Meloni si sono poi scagliati a Strasburgo Socialisti, Liberali e Sinistra. «Sospendere Schengen? Ma che lezione può mai dare Meloni sulla gestione delle frontiere esterne? E che dire di un Paese che per primo ha chiesto aiuti all’Ue quando era in crisi sugli sbarchi a Lampedusa? La solidarietà europea non può dipendere dal caso o dal governo in carica», ha attaccato in Aula la leader del gruppo S&D, la spagnola Iratxe Garcìa Perez, secondo cui l’assalto retorico delle destre mira a «trasformarci in barbari». La crisi di Ceuta «non è stata che una scusa per molti per regolare conti che avevano con la Spagna di Pedro Sánchez», le ha dato manforte dalla sinistra Estrella Galán. «Su Ceuta mi vergogno delle risposte di alcuni leader politici: Meloni dice che è responsabilità di Sanchez, ha chiesto risposte all’Ue e nessuno l’ha rimessa al suo posto», ha detto dal canto suo la leader dei liberali di Renew, la francese Valerie Hayer.
L’assedio da destra a Sánchez
Di tono opposto ovviamente gli interventi dei rappresentanti di partiti di centrodestra e destra. Per Jeroen Lenaers (Ppe), il governo spagnolo «ha fallito» quando ha ignorato le allerte che aveva ricevuto su quanto rischiava di accadere a Ceuta. Dal gruppo dei Conservatori cui aderisce Fratelli d’Italia, il co-presidente Patryk Jaki s’è spinto a chiedere a Sánchez di dimettersi perché «qualcuno deve assumersi la responsabilità delle attività criminali, degli stupri, di tutto ciò che è accaduto a causa di questa politica folle nell’Ue». Scatenati, a Strasburgo come a Madrid, i nazionalisti di Vox, con Jorge Buxadé Villalba che ha accusato Sánchez di comportarsi «come una quinta colonna del Marocco, che lavora di fatto per usurpare parte del territorio spagnolo» e dunque come «un traditore». Secondo Vox i circa 10mila migranti ancora a Ceuta (in quanto minori la Spagna non può espellerli con la stessa disinvoltura) «terrorizzano la popolazione di Ceuta», dove nelle scorse settimane «le ragazzine sono state violentate sistematicamente». Anche Roberto Vannacci è intervenuto nella lunga discussione su Ceuta per puntare il dito contro la stessa Commissione: «Smetta di chiudere gli occhi di fronte al vero pericolo per l’Europa, l’invasione di migranti».

