Dall’Olanda: «Non accettiamo altri migranti». Salvini: «Non finisce qui»

E sull’ipotesi di non registrare i migranti in arrivo, l’Europa avverte che «l’Italia rischia una procedura d’infrazione»

«Con il governo olandese non finisce qui». Matteo Salvini non ci sta, e non manca di dirlo. Che il governo Conte avesse scelto la linea del contenzioso con l’Olanda è stato chiaro fin dalla nota ufficiosa fatta trapelare da palazzo Chigi al termine del Consiglio dei ministri. Ora che la nave è a un miglio dal porto di Lampedusa, dopo essere entrata in acque territoriali italiane nonostante il no del Viminale, il ministro dell’Interno Matteo Salvini rilancia da Milano. «Se ci fosse una nave italiana che si fa gli affari suoi davanti al porto di Rotterdam, vorrei vedere cosa direbbero», dice il leghista.

Il fatto è che oggi il governo olandese, più volte invocato dal nostro esecutivo, dal leader del Carroccio (ma anche, per esempio, dalla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni), si è fatto sentire. «Come affermato da tempo, comprendiamo le preoccupazioni dell’Italia e riconosciamo i suoi sforzi nel frenare la migrazione incontrollata verso l’Ue», ha detto il ministro olandese delle migrazioni, Ankie Broekers-Knol in risposta alle dichiarazioni di questi giorni di Matteo Salvini. «È anche noto che il governo condivide le preoccupazioni riguardo alle azioni della Sea-Watch 3». Ma mentre i Paesi Bassi si assumono la responsabilità sul fatto che la barca batte bandiera olandese, «ciò non significa che prenderemo anche i migranti», dicono dall’Aja. Non solo: il portavoce del ministro riferisce poi che «lunedì è stata ricevuta una lettera dal ministro Salvini e una risposta sarà preparata a breve».

«Vi riteniamo responsabili della vostra nave», aveva detto Salvini. Risponderemo, attraverso i «canali diplomatici», fanno sapere gli olandesi.

«Sull’Olanda apriamo una questione perché se dá ragione a una sua nave dicendo che se ne frega sapremo comportarci di conseguenza», risponde nel pomeriggio il vicepremier Matteo Salvini. «Con il governo olandese non finisce qui».

Il trattato di Dublino

Quello con l’Olanda non è l’unico fronte aperto per il governo Conte. C’è lo scontro con l’Europa e l’aut aut lanciato sempre da Matteo Salvini: «Non vorrei ricorrere a non identificare i migranti che sbarcano in Italia, così che possano tranquillamente andare in altri Paesi europei», ha detto ieri Salvini. Tradotto: l’ipotesi paventata è quella di non applicare le norme sull’asilo contenute nel Regolamento di Dublino III, ovvero il principio secondo cui il paese di primo ingresso in Europa è responsabile della domanda di asilo del migrante. La riforma di quel regolamento è naufragata, con l’accusa dell’allora europarlamentare Elly Schlein alla Lega di essere stata assente a tutti i 22 incontri proprio sulla riforma.

Secondo alcune ricostruzioni, l’idea di Salvini potrebbe essere quella di registrare sì chi arriva in Italia – via mare o via terra – come da procedura di identificazione della polizia. Ma di non condividere poi quelle informazioni con il resto dell’Unione europea, facendo di fatto saltare il meccanismo per cui l’Italia (come Grecia e Malta) risulta tra i principali paesi di primo ingresso e dove quindi i migranti hanno l’obbligo di avviare le procedure per la richiesta d’asilo. Lasciandoli così “liberi” di chiedere asilo anche altrove.

Un’ipotesi Conte negata oggi dal premier Giuseppe Conte da Osaka. «Non è all’ordine del giorno», dice. Il commissario europeo per le migrazioni, gli affari interni e la cittadinanza, Dimitris Avramopoulos, ha prontamente ammonito il nostro paese. L’Italia, ricorda, «senza registrazione dei migranti rischia una procedura d’infrazione».

In copertina Matteo Salvini a Milano, 27 giugno 2019. Ansa/Daniel Dal Zennaro

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