«Fondi russi alla Lega», L’Espresso pubblica nuove prove sulla trattativa

di OPEN

Il settimanale pubblica due nuovi documenti che proverebbero come le trattative avviate da Savoini al Metropol siano andate avanti fino allo scorso febbraio

È a Novorossijsk, questa città di 200 mila abitanti nel sud della Russia, che avrebbe dovuto svolgersi la partita finale: la consegna del carburante russo a un «compratore finale», identificata negli audio di BuzzFeed con l’Eni.

Uno scambio di cui sarebbe stato promotore l’italiano Gianluca Savoini che avrebbe cercato di ottenere fondi russi per il suo partito: la Lega. E per concludere l’affare si sarebbe incontrato all’hotel Metropol di Mosca con altri due (o forse tre) italiani e tre russi. Gli italiani presenti sono, per loro stessa ammissione, Gianluca Meranda e Francesco Vannucci.

Dell’incontro tra i sei aveva parlato già lo scorso febbraio L’Espresso e di recente era stato avvalorato dagli audio di BuzzFeed. Ora però spuntano nuove prove sulla trattativa che sarebbe andata oltre le mura del Metropol e che sarebbe dovuta terminare appunto nel porto di Novorossijsk.

A pubblicare nuove prove è sempre L’Espresso: documenti che metterebbero in evidenza come Savoini e Meranda abbiano portato avanti gli accordi presi a Mosca lo scorso ottobre fino a febbraio 2019, quando alle elezioni europee mancavano tre mesi.

Secondo i documenti del settimanale, il 29 ottobre, undici giorni dopo l’incontro, Euro-IB Ltd, una banca di investimento londinese con sedi a Roma e Francoforte di cui il general counsel è proprio Gianluca Meranda, avrebbe redatto un documento. Il destinatario: la compagnia petrolifera russa Rosneft.

Fonte: Espresso | La copertina del numero dell’Espresso che uscirà il 21 luglio

L’oggetto: una richiesta di fornitura di 3 milioni di tonnellate di gasolio del tipo Ulsd, 250 mila tonnellate al mese, per 12 mesi. Nel documento, sempre la banca indica uno sconto con cui vorrebbe comprare il gasolio, pari a 6,5%.

Guarda caso, durante l’incontro a Metropol, i sei uomini parlano proprio di uno sconto che potrebbe andare dal 4 al 6% e che servirebbe per finanziare appunto la campagna alle elezioni europee della Lega. Inoltre nel documento si fa riferimento anche all’acquisto di cherosene, proprio come risulta dagli audio di BuzzFeed.

Sempre nel documento non viene identificato il «compratore finale». Secondo le informazioni emerse finora si tratterebbe di Eni che viene nominata appunto nella registrazione del sito statunitense, ma il cui nome appare anche in un altro testo che proverebbe le trattative. È un documento, scritto sempre su carta intestata Euro-IB, redattoin inglese da Meranda e indirizzato proprio a Savoini.

Questa volta si fa riferimento alla compagnia russa Gazprom che avrebbe rifiutato di collaborare con Euro-IB. Lo avrebbe comunicato in una nota datata primo febbraio 2018: tre mesi prima delle elezioni europee. In questo stesso documento emerge il nome dell’Eni che però ha negato a l’Espresso «qualsiasi transazione con la banca citata».

È probabile che gli attori dell’incontro a Metropol almeno su una cosa dicano la verità: la compravendita vera è propria non è mai avvenuta, l’affare è saltato. Come conferma a l’Espresso lo stesso Glauco Verdoia, uno dei dirigenti della banca Euro-IB Ltb che ha assicurato anche che il primo documento non è mai stato inviato a Rosneft, ma solo a Meranda.

In realtà non è fondamentale che l’affare sia stato concluso. Quello che è importante è che sembrano emergere nuove prove che quanto si sono detti gli uomini che si sono incontrati al Metropol non erano soltanto “chiacchiere da bar”, ma le parole hanno avuto seguito e avrebbero voluto avere un’attuazione. Perché ci sia il reato di corruzione infatti non è necessario che avvenga lo scambio di denaro, basta una promessa. Ma questo lo stabiliranno i giudici.

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