Coronavirus, la rivolta nel carcere di San Vittore: «Non potete impedirci di vedere le famiglie»

Dopo lo stop alle visite dei parenti i detenuti del carcere di Milano hanno iniziato una protesta che dura da questa mattina: «Vogliamo l’indulto»

«Libertà, Libertà». Il fumo, le urla e il grido dei parenti. E’ iniziata alle 10 di questa mattina la rivolta al carcere San Vittore di Milano. Diversi detenuti sono saliti sul tetto per protestare contro la sospensione delle visite per i familiari in seguito alle misure adottate per arginare il diffondersi del Coronavirus. Visite come quelle che una moglie fuori dal penitenziario chiede a gran voce che vengano ripristinate: «Cercate di liberare almeno le persone che hanno la pena per spaccio, aiutateli».

L’onda delle proteste nelle carceri italiane per la sospensione delle visite e i rischi legati al coronavirus si è propagata velocemente in tutta Italia. Partita ieri da Modena e Pavia, è arrivata fino a Milano, dove i detenuti del carcere più centrale della città chiedono che venga assicurata la loro sicurezza, ma anche l’accesso dei parenti. Non accettano la stretta ai colloqui personali, oltre a quella con gli avvocati, annunciata dal ministro Alfonso Bonafede.

«Non sono stupratori, non hanno violentato bambini, non devono stare li dentro», dice la moglie di un detenuto madre di due bambine. «Ci hanno sospeso le visite senza avvisare. Sono arrivata al carcere due giorni fa e dopo due colloqui hanno deciso di sospenderli tutti. Con tre chiamate a settimana come possiamo fare, come fanno le mie figlie a vedere il padre?».

«Siamo dimenticati», gridano dal tetto. «Non sappiamo nemmeno nulla di come stanno i nostri familiari. Libertà!», dicono. «Indulto!», rispondono da sotto. Intanto la polizia inizia a schierarsi in tenuta antisommossa. «Ci hanno sospeso le visite senza avvisare. Sono arrivata al carcere due giorni fa e dopo due colloqui hanno deciso di sospenderli tutti. Con tre chiamate a settimana come possiamo fare, come fanno le mie figlie a vedere il padre», dice la donna che dopo ore è ancora davanti al carcere per chiedere che venga concessa la libertà a suo marito. E’ la stessa richiesta delle decine di attivisti riuniti che chiedono gli arresti domiciliari per liberare le carceri dal sovraffollamento.

Foto di copertina: Giada Ferraglioni | Detenuti sul tetto del carcere di San Vittore

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