Coronavirus, al via sperimentazione di un farmaco per l’artrite reumatoide

Sono previsti due gruppi di pazienti, ma il trattamento sarà uguale per tutti. Il primo dei due verificherà una ipotesi di riduzione della mortalità a un mese

«Annunciamo la sperimentazione del Tocilizumab, farmaco per artrite reumatoide; i dati preliminari sono promettenti. Lo studio sarà su 330 pazienti e partirà giovedì per valutare l’impatto del farmaco». La notizia è stata data da Nicola Magrini, direttore dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, alla conferenza stampa del 17 marzo della Protezione civile. Lo studio riguarderà l’effetto sui malati di Coronavirus.


Il farmaco, ha spiegato Magrini, «riduce l’effetto del fattore di infiammazione, perché il virus produce reazione infiammatoria molto ampia. L’idea dunque era che potesse spegnere questa “cascata infiammatoria”». E i dati, ha aggiunto, «sono in via di acquisizione: ci sono segnalazioni di alcuni pazienti che hanno avuto un miglioramento della condizione e altri no». Dunque, «lo sforzo» messo in campo con la sperimentazione «è di poter dimostrare quante vite si salvano, chi ne giova maggiormente e quale è la categoria che ne giova».

Magrini ha poi sottolineato che «il farmaco è stato già provato su centinaia di pazienti» e per questo si è deciso di passare ad una “fase 2”, vale a dire la sperimentazione sui 330 pazienti, «intubati da non più di 24 ore» e non in condizioni particolarmente gravi.

«Una notizia molto importante e molto attesa: l’Aifa, l’Agenzia italiana per il farmaco, ha autorizzato la sperimentazione su 330 pazienti del tocilizumab, il farmaco per l’artrite reumatoide, che ha dato risultati preliminari molto incoraggianti nella cura dei pazienti affetti da coronavirus», scrive sui social il presidente della Giunta regionale della Campania, Vincenzo De Luca. «Una strada aperta dalla collaborazione tra l’ospedale dei Colli e l’Istituto Nazionale Tumori Irccs “Fondazione G. Pascale” di Napoli con la Cina. Una speranza e una luce in fondo al tunnel che arriva da Napoli e dalla Campania», conclude De Luca.

Come funziona la sperimentazione

Lo studio per il Tocivid-19 è promosso dall’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Napoli con l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e l’Irccs di Reggio Emilia, e con la Commissione Tecnico Scientifica di Aifa. La sperimentazione avrà due obiettivi: il primo, produrre dati scientificamente validi sul trattamento. Il secondo, consentire che l’uso attualmente già diffuso possa avviare un nuovo percorso che consenta di tracciare tutti i trattamenti e valutarne in maniera sistematica l’impatto terapeutico.

Sono previsti due gruppi di pazienti, ma il trattamento sarà uguale per tutti. Il primo verificherà una ipotesi di riduzione della mortalità a un mese. Saranno trattati 330 pazienti ricoverati per polmonite da Covid-19 che mostrino i primi segni di insufficienza respiratoria o che siano stati intubati entro le ultime 24 ore. Il secondo gruppo è stato concepito con l’obiettivo di migliorare le modalità di gestione dell’emergenza in corso e includerà i pazienti già intubati da oltre 24 ore e i pazienti che siano già stati trattati prima della registrazione sia intubati che non intubati. Il numero di questi pazienti non è definito a priori poiché deriverà dalla valutazione dei risultati della fase 2 e dall’andamento della pandemia.

Allo studio potranno partecipare tutti i centri clinici che ne faranno domanda e verrà gestito dalla piattaforma web del promotore, l’Istituto Pascale di Napoli. Lo studio sarà strettamente monitorato da un comitato di clinici e metodologi indipendenti che potranno verificare l’andamento dei risultati e valutarne la rilevanza.

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