Coronavirus, altri 566 morti: ora sono più di 20mila. Diminuiscono i casi positivi e i nuovi contagi – Il bollettino della Protezione civile

83 pazienti sono usciti dalla terapia intensiva: il dato continua a calare per il decimo giorno consecutivo

Il bollettino del 13 aprile

Con 566 vittime nelle ultime 24 ore per Coronavirus, il numero complessivo dei morti è salito a 20.465 (ieri erano 19.899 e le vittime in 24 ore erano state 431). Secondo l’ultimo bollettino della Protezione civile illustrato da Angelo Borrelli i nuovi casi positivi sono 1363 (l’incremento oggi scende rispetto a quello di ieri quando erano 1.984), per un totale di 103.616 (ieri erano 102.253). Nell’ultimo giorno, sono stati effettuati 36.717 tamponi, 10mila in meno rispetto a ieri quando erano stati 46.720 in 24 ore, e 20mila in meno rispetto a due giorni fa: il totale dei test tocca oggi quota 1.046.910). I casi totali sono ora 159.516 , con un incremento di 3.153 in un giorno (ieri erano 156.363 e l’incremento di 4.092). I trend di questo dato è in discesa negli ultimi giorni.


I pazienti dimessi sono in totale 35.435, con 1.224 persone guarite nelle ultime 24 ore (ieri erano +1.667). Quelli ricoverati in strutture ospedaliere con sintomi sono 28.023 (+176 da ieri quando erano 27.847. Sempre ieri, nel giorno di Pasqua, si era registrato invece il decremento più alto, in negativo, di sempre, -297), di cui 3.260 in terapia intensiva (-83 da ieri quando erano 3.343). Quest’ultimo dato continua a calare per il decimo giorno consecutivo, nelle ultime 24 ore più delle 24 ore precedenti quando era stato di -38. Aumentano a 72.333 le persone in isolamento domiciliare, contro i 71.063 di ieri.

Rezza: «Siamo ancora in fase 1»

«Dopo il lockdown per alcuni giorni continua la coda dei casi», spiega Gianni Rezza dell’Istituto Superiore di Sanità. «Ma poi il tempo che trascorre tra il momento del contagio e il momento della notifica – l’oggi – possono trascorrere anche 20 giorni. Quello che noi vediamo è qualcosa che è accaduto prima. In termini di mortalità, questo vale ancora di più. I casi stanno diminuendo. Lentamente, a poco a poco».

«Siamo ancora in fase 1, non c’è dubbio», dice Rezza. «Ci sono segnali positivi e dobbiamo vedere come si consolideranno questi dati. Se, come speriamo, si consoliderà la discesa». Non solo: «Se dovessi dare un parere tecnico non lo darei favorevole e credo che il Comitato tecnico scientifico sia d’accordo. Poi sarà la politica a decidere», dice il professore rispondendo a una domanda sulla ripresa del campionato di calcio.

«Riavviare le attività produttive, nel momento in cui si dovesse consolidare un trend positivo, non vuol dire che tutto tornerà come prima», avverte Rezza nel dirsi d’accordo col suo collega Locatelli che ieri ha parlato di una riapertura delle scuole direttamente per settembre.

«Se non ci fosse stato un intervento la curva avrebbe cominciato a crescere. Ora abbiamo un andamento ondulante ma stanno scendendo», dice ancora Rezza. «È vero, il periodo di incubazione è di 15 giorni, ma dalla chiusura abbiamo avuto casi di contagio intrafamigliare e il caso delle Rsa. Non arriveremo a contagi 0, ve lo dico subito. Avremo una tendenza alla diminuzione ma il virus continuerà in qualche misura a circolare. E dovremo mettere toppe in continuazione. Perciò dovremo essere preparati a questa benedetta fase 2: bisognerà rafforzare il territorio per essere pronti e identificare e agire in caso di nuovi focolai».

«Difficoltà a fare tamponi soprattutto in fase iniziale»

Borrelli ammette che ci sono state «difficoltà a fare tamponi soprattutto in fase iniziale». Ma «mi sento di escludere corsie di privilegiati». «Mancavano anche i reagenti», aggiunge Rezza. «Nel frattempo il numero dei tamponi è aumentato molto. E stiamo riscontrando una discesa dei casi nonostante si stiano facendo meno tamponi, a conferma della strada corretta» e ancora però da confermare presa dai dati. «Siamo in fase 1», ripete il professore. «Quando arriverà la fase 2 bisognerà essere pronti e individuare con tempestività i casi: sarà la nostra risorsa per contenere i focolai».

«È un virus nuovo e gli effetti che ha sull’ospite», sull’essere umano, «sono ancora da capire del tutto. Ma per il momento, una volta che la persona è guarita non sembra avere particolari residui. Abbiamo letto tutti di recidive: vanno approfondite e non è detto che la persona recidiva sia poi contagiosa», aggiunge il professore.

La situazione regione per regione

Nel bollettino di ieri, 12 aprile, risultavano 102.253 positivi in Italia. Focalizzando Regione per Regione, ieri la situazione era la seguente: 31.265 positivi in Lombardia, 13.672 in Emilia-Romagna, 12.505 in Piemonte, 10.729 in Veneto, 6.162 in Toscana, 3.333 in Liguria, 3.114 nelle Marche, 3.817 nel Lazio, 3.057 in Campania, 2.082 a Trento, 2.452 in Puglia, 1.326 in Friuli Venezia Giulia, 2.030 in Sicilia, 1.742 in Abruzzo, 1.515 nella Provincia autonoma di Bolzano, 687 in Umbria, 903 in Sardegna, 793 in Calabria, 588 in Valle d’Aosta, 277 in Basilicata e 202 in Molise.

La conferenza stampa del 13 aprile

Ieri e oggi a confronto

L’andamento dei nuovi contagi negli ultimi 10 giorni

I positivi Regione per Regione

In base ai dati ufficiali della Protezione civile, il numero di persone al momento positive al SARS-CoV-2 è così distribuito di regione in regione:

I casi (totali) provincia per provincia

Il parere degli esperti:

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