Coronavirus, dopo la Toscana è caos tamponi a pagamento in Lombardia: «Test al San Raffaele con 120 euro»

All’inizio di aprile anche in Toscana erano scoppiate le polemiche sui tamponi a pagamento, dopo che una rete di laboratori privati aveva avviato un servizio apposito, stoppato dalla Regione

All’ospedale San Raffaele di Milano è possibile sottoporsi al tampone per l’esame di positività al Coronavirus pagando 120 euro, secondo la denuncia del consigliere regionale lombardo Samuele Astuti (Pd) che racconta di un fenomeno ben più ampio tra i laboratori privati. In diverse strutture sarebbe possibile infatti il test accessibile a privati e aziende, bypassando la procedura finora in vigore che lasciava alle aziende ospedaliere il compito di valutare caso per caso la necessità del test.


Proprio la carenza di tamponi a partire dagli operatori sanitari era stata una delle accuse dei medici lombardi contro la Regione Lombardia. Carenza che secondo l’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, era dovuta alla carenza di reagenti. E intanto, dice il consigliere regionale Astuti a Repubblica: «veniamo a sapere che ci sono laboratori che ti offrono privatamente per cifre molto variabili. Il San Raffaele, per esempio, li fornisce per un costo intorno ai 120 euro, altri al doppio».

Poche ora dopo la diffusione della notizia, il San Raffaele di Milano ha poi chiarito su Twitter che i tamponi vengono effettuati solo per i propri pazienti ricoverati e al proprio personale. Esami a pagamento sarebbero stati effettuati ma «per un disguito amministrativo» nei poliambulatori esterni a poche persone «già contattate per un rimborso dovuto».

Il precedente in Toscana

La polemica sui tamponi a pagamento era già scoppiata nei primi giorni di aprile a Prato, dove gli istituti Diagnosys, Iama, Gynaikos ed Etrusca Medica pianificavano di aprire ambulatori temporanei per effettuare i tamponi alla modica cifra di 102 euro. In poche ore la rete di strutture che avrebbe lanciato il servizio aveva raccolto prenotazioni per le successive due settimane. Finché non è arrivato lo stop del presidente dalla Regione Toscana, Enrico Rossi, che con un’ordinanza aveva minacciato provvedimenti contro i privati che avessero svolto i tamponi in autonomia: «La Regione li denuncerà alla Protezione civile – scriveva Rossi in una nota – chiedendo la requisizione dei kit per i test sierologici».

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