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Sanremo, Chiello: «I miei idoli mi danno il coraggio di essere triste. Morgan? Mi avevano avvisato. Ma non sarei mai stato un altro Bugo». L’intervista

27 Febbraio 2026 - 20:33 Gabriele Fazio
Il 20 marzo uscirà il nuovo album dal titolo Agonia

Aspetto da scapestrato, tatuaggi in faccia, un passato da trapper, è un’indole da cantautore retrò stupefacente. Chiello è una scintilla, un paradosso vivente e quasi incredibile, di sicuro uno dei migliori nuovi autori della scena cantautorale italiano. Forse il nuovo Festival di Sanremo, meno austero e liturgico, molto pop e scintillante, non è un luogo per Chiello, ma Chiello ha risposto alla convocazione di Carlo Conti scegliendo di non adeguarsi, di portare la propria verità artistica con il brano Ti penso sempre. Sicuramente un atto di coraggio, in attesa dell’uscita del nuovo album, Agonia, il prossimo 20 marzo.

Quando hai saputo di essere tra i big di Sanremo ‘26, hai detto: “Adesso vado a Sanremo per…”?
«L’ho saputo due o tre ore dopo, perché ero in America quindi in quel momento dormivo. Però quando mi sono svegliato un mio amico mi ha detto: “Ti hanno preso! Ti hanno preso!”, e io: “Va bene, grande”. Sono contento, sono orgoglioso di portare la mia musica su un grande palco come quello di Sanremo».

Qual è finora la cosa che ti è piaciuta di più di questa esperienza?
«Finora stare con i miei amici è quello che mi piace di più, condividere la giornata con loro è molto bello. Anche cantare sul palco dell’Ariston, è un palco importante dove hanno cantato alcuni tra i miei idoli, da ragazzino a casa, nella mia cameretta, ricordo che guardavo l’esibizione di Tenco o di Vasco, magari di Gino Paoli e molti altri, e quindi essere lì è un onore».

E invece, la cosa che ti è piaciuta meno di questa esperienza?
«Le interviste».

Non con tutti i giornalisti, spero…
«No, scherzo, in realtà mi sto divertendo. Tutti mi dicevano “Sarà un inferno quando andrai là, vedrai!”, invece mi aspettavo peggio, invece sono tranquillo, mi diverto, faccio quello che mi piace, alla fine canto. Abbiamo anche fatto un club in città, perché ci tenevo a fare qualcosa che mi rappresentasse, un posto dove incontrare le persone che mi vogliono bene, che mi ascoltano, e cantare insieme a loro. Ho portato la mia band qui a Sanremo, c’è anche un jukebox con dentro tutte le mie canzoni, proprio perché mi piace molto il passato».

Tu dopo la trap hai intrapreso una strada molto raffinata, molto retrò, decisamente poco furba, che non va incontro al pubblico, ma la stai portando all’evento più nazionalpopolare che esiste in Italia. Questa esperienza ti sta facendo capire qualcosa in più di te?
«Più che altro dei pensieri che si riconfermano, ovvero che sto facendo bene a essere me stesso, a non snaturarmi, a portare un brano che ho deciso io e che non è nato per Sanremo, è nato per il mio disco e comunque per un’esigenza personale. E questo si riconferma quello che ho sempre pensato».

Ti manca la trap?
«Sì, qualcosa di quel periodo mi manca, sicuramente mi piace l’attitudine trap, però alcune cose della trap mi vanno strette adesso. Ho cambiato anche il modo di ragionare e quindi non mi ci rivedo più in molte cose che ho fatto, che però non rinnego, perché fanno parte del mio passato. Ero così e quindi è giusto che ci siano quelle cose. Mi mancano Taxi e Sapo dei FSK, perché adesso li vedo, siamo comunque amici, ci vediamo spesso, però non facciamo più musica assieme, però ho ricreato quello che avevo con loro con la mia band, siamo amici, siamo stati in America, ci chiudiamo per mesi, anche Tommaso (Ottomano). Diciamo che io non riesco a condividere la mia musica se prima non c’è un rapporto di amicizia».

A proposito di Tommaso Ottomano, data l’esperienza dell’anno scorso con Lucio Corsi, ti ha dato qualche consiglio?
«Mi ha dato molti consigli…».

Tommaso Ottomano: «Tutti sbagliati!»

«Si, infatti, tutti sbagliati! No, no, scherzo, io lo stimo molto come artista, mi piace creare con lui musica e confrontarci su tutto, anche sui video, è un grande regista, ha diretto anche il video di Ti Penso sempre, è un piacere avere una persona di un certo calibro come lui vicino».

Stasera ci sarà la serata delle cover, Morgan doveva accompagnarti, come mai l’avevi scelto?
«Perché lo stimo come artista, il suo disco, Canzoni dell’appartamento, mi piace molto, quindi mi avrebbe fatto piacere cantare con lui, poi non c’è stata l’occasione, non ci siamo trovati, non si è creato quell’alchimia artistica, a volte succede, non dobbiamo andare tutti d’accordo per forza. Adesso andrò con Saverio (Cigarini) e sono molto contento».

A lui succede spesso di non trovare quell’alchimia…
«Io ci ho provato. Tutti mi avevano avvertito prima».

Perché siamo a Sanremo, parliamo di cover, inevitabilmente uno pensa a quello che è successo Bugo. Hai avuto paura per un attimo che potesse finire in quel modo?
«No, perché io non mi sarei mai comportato come Bugo, è quello il punto».

Cosa avresti fatto al suo posto?
«Meglio non dirlo».

Il tuo pubblico come sta ricevendo Ti penso sempre?
«I miei fan più stretti sono gasati, mi scrivono un casino di messaggi, mi dicono “Ci fa piacere che ti sia riavvicinato un pochino alle sonorità di Oceano Paradiso!”. È un po’ quello che volevo fare, perché in realtà con questo disco mi sono un po’ allontanato dal cantautorato italiano. Per Scarabocchi ho detto: “Voglio fare un disco ispirato a quella roba lì”, invece per Agonia siamo andati in America, proprio per trovare vibes più americane, siamo stati in quel posto isolato ed è stato bello».

Tu hai una storia molto particolare, parti dalla trap e poi non ti butti sul pop, come succede magari a tanti, ma una cosa che è quasi diametralmente opposta, qual è l’identikit delle persone che ti seguono?
«A me sembrano tutte persone gentili, dolci, persone che hanno una certa empatia, persone che hanno un’intelligenza emotiva».

Una delle tue caratteristiche è avere, come i tuoi idoli del passato, il coraggio di essere spudoratamente triste.
«Forse sono stati loro a passarmi questo coraggio, è probabile. Io non mi faccio troppi scrupoli, penso che l’arte debba essere vera, se ci metti un vetro o uno specchio davanti si vede. Devi essere così come sei, senza troppi fronzoli, la verità è un elemento importante in quello che faccio».

Com’è il mondo visto attraverso i tuoi occhi?
«Un’agonia. No, scherzo ovviamente».

Cos’è che ti fa stare bene nella vita?
«L’adrenalina. Io sono uno che ricerca l’adrenalina, vivo di quello, quando provo quella sensazione lì sto bene, mi sento vivo».

Immagino la trovi nella musica, ma anche in altro?
«Sì, faccio sport adrenalinici, ho fatto bungee jumping, mi piacerebbe molto buttarmi dal paracadute, non l’ho ancora fatto, però lo vorrei fare. Poi vado in snowboard, faccio surf, faccio skate, però non quello normale, faccio skate aggressivo».

Finisci la frase: “Se vinco Sanremo…”?
«Se vinco Sanremo sono contento. Perché no? Di sicuro non rifiuto il premio».

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