I Maneskin insieme per il compleanno di Victoria: parte l’ipotesi reunion a Sanremo senza che però si siano mai sciolti

I Maneskin sono tornati oggi a guardare tutti dall’alto sulle pagine dei giornali, sono infatti uscite le foto di una cena in quel di Roma, ristorante Il Tulipano Nero, cuore di Trastevere, risalenti alla sera del 27 aprile. Fiumi di inchiostro scorrono sul web come se la band fosse stata beccata in flagrante, paparazzata in un momento di intimità. Ma i Maneskin non si stavano nascondendo, erano perfino attavolati all’esterno, e stavano semplicemente festeggiando il 26esimo compleanno di Victoria De Angelis, bassista della band; tanto però è bastato però affinché una manciata di ore dopo tutti gridassero alla reunion. Ma, piccolo ma rilevante dettaglio: affinché una band si riunisca, prima serve sciogliersi, altrimenti il gioco non funziona granché bene, risulta perlomeno poco interessante, e da quello che ci risulta i Maneskin non ci sono mai andati neanche vicino. Qualcuno fa anche un passo in avanti e azzarda: la reunion (stiamo al gioco e chiamiamola convenzionalmente così) avverrà sul palco dell’Ariston, considerato il coinvolgimento del manager della band Fabrizio Ferraguzzo nell’organizzazione del primo Festival di Sanremo targato De Martino. Il manager dai natali romani infatti farà parte di quel dream team di esperti che accompagnerà il conduttore di Affari tuoi nella scelta dei big per l’edizione 2027 della kermesse ligure.
🚨 MÅNESKIN REUNION IN 2026 THIS IS NOT A TEST pic.twitter.com/S3bvkkLGNo
— best of vic de angelis (@angelisfiles) April 29, 2026
I Maneskin e il lusso di potersi separare per un po’
Sanremo o non Sanremo, urge fare un passo indietro: i Maneskin non si sono mai sciolti, il fatto che i quattro, dopo due/tre anni del tutto folli, tra Sanremo, Eurovision e tour mondiale, abbiano sviluppato dei progetti solisti non vuol dire assolutamente nulla. È lecito pensare che tra i quattro, ricordiamolo, ragazzi, ci possano essere state delle frizioni, come in tutti gli agglomerati umani mai sviluppati da quando esiste l’uomo, senza necessariamente essere musicisti che aprono i Rolling Stones, ma niente che facesse pensare in maniera seria e dichiarata a uno scioglimento. Sì, forse qualora il disco solista del frontman avesse ottenuto anche solo la metà della metà del successo dell’ultimo album della band romana, forse oggi racconteremmo un’altra storia, forse qualche dubbio rimarrebbe; ma siamo ben lontani da quell’orizzonte. I progetti solisti, specie quando lo status di un progetto musicale è mondiale, sono all’ordine del giorno, il potere che ti dà il successo non passa solo dal classico cliché “sesso, droga e rock & roll”, ma anche dal togliersi lo sfizio, perché no?, di sperimentare senza pesi sulla schiena, tipo la paura di non arrivare a pagare l’affitto, strade musicali alternative.
Ti potrebbe interessare
- Damiano David e il grande passo con Dove Cameron. L’indizio sui due profili social: «Sarà un anno bellissimo»
- Mentre pendiamo dalle labbra di Damiano per una reunion, Thomas dei Maneskin esce con un disco rock e pieno di star: cosa fanno gli altri membri della band
- Damiano David le offriva biglietti vip a vita e incontri in un castello, ma il cantante dei Maneskin non c’entrava niente: la truffa da 15mila euro
I tentativi
I Maneskin c’hanno provato e, possiamo dirlo: non ci sono riusciti. Naturalmente nella misura in cui godere del primo miracolo musicale, ovvero farcela a campare di musica, oggi come oggi, è difficile, godere del secondo miracolo musicale, ovvero portare un progetto pop/rock italiano ai più alti vertici della discografia mondiale, è assai improbabile, usufruire anche di un terzo miracolo, ovvero sfondare anche con i vari progetti solisti, è francamente chiedere troppo al destino. E forse è meglio così, perché i Maneskin insieme sono una cosa, separati sono un’altra, nell’immaginario comune del pubblico così come, effettivamente, come idee musicali. E se ce ne siamo accorti noi, da tecnici, se se n’è accorto il pubblico, da lontano, non premiando oltre il dovuto i loro lavori, volete che non se ne siano accorti loro? Detto ciò, attenzione, quello che Damiano David, Victoria De Angelis, Thomas Raggi ed Ethan Torchio hanno proposto in qualità di Damiano David, Victoria De Angelis, Thomas Raggi ed Ethan Torchio non è il male, non è niente di furbetto, è semplicemente la naturale emanazione musicale dei propri caratteri musicali. Avevano la possibilità di manifestarla, di flirtare e concludere con quell’emanazione, e l’hanno buttata sul mercato, probabilmente anche con l’atteggiamento del «Vedere di nascosto l’effetto che fa». Praticamente nessuno, ma perché nel mondo (non solo in Italia) sono pochissimi gli artisti di nuova generazione che non devono affrontare il mostro del mercato fluido moderno, l’algoritmo supremo, il maremoto dello streaming.
Come sono andati i dischi da solisti
In linea di massima possiamo dire che Funny Little Fears, il disco ultrapop di Damiano David, è piuttosto mollaccioso, soffre un po’ di quel grigiore che lo fa mimetizzare nel mare magnum della musica leggera internazionale, infatti ha fatto capolino nelle chart internazionali giusto il tempo di un flash per poi sparire senza lasciare traccia né nostalgia, ma non parliamo della cosa peggiore del mondo. Men che meno se parliamo del disco di Thomas Raggi, Masquerade, che invece spacca, in cui il chitarrista, autentica anima rock della band, si toglie lo sfizio di incidere con giganti del calibro di Tom Morello, Beck, Nic Cester, Alex Kapranos, Maxim, Hama Okamoto, Sergio Pizzorno, Chad Smith, Matt Sorum, Luke Spiller e Upsahl. Una nerdata rock portata a livelli celestiali, con brani incisivi ed efficacissimi. Chi ha viaggiato più sottocoperta è stato Ethan Torchio, cui curriculum da solista richiama solo le musiche dell’ultimo documentario di Alice Ambrogi, Ogni pensiero vola. Se poi invece parliamo di successo non possiamo certo negare quello della festeggiata, Victoria De Angelis, che si è messa a fare la dj alternando proposte decenti ad altre piuttosto cafoncelle, ma sempre mostrando ottimi numeri, specie per il mercato decisamente più ridotto del clubbing.
L’ipotesi Sanremo
Intendiamoci, viviamo l’epoca della sfrontatezza, per cui niente ci stupirebbe, ma riteniamo improbabile che i Maneskin, come scrivono oggi in molti, si riuniscano proprio in quel di Sanremo, sarebbe una mossa certamente troppo telefonata ma anche piuttosto sfacciata, che andrebbe a moltiplicare esponenzialmente la sfacciataggine di chiamare il loro manager per dare una mano per la direzione artistica di Sanremo, forse il più delicato dei ruoli dell’intero comparto musicale italiano, spregiudicatamente messa nelle mani di un ballerino/conduttore. Eh vabbè: c’est la vie, c’est Italie, c’est Raì, c’est Festivàl. Attenzione, il giudizio riguarda esclusivamente l’inevitabile conflitto d’interessi che riguarda il coinvolgimento di Fabrizio Ferraguzzo, specie se il suo coinvolgimento tirerebbe a cascata quello dei Maneskin, da ospiti o, più improbabile, in gara. Perché Ferraguzzo è un professionista riconosciuto nel mondo, è stato da poco nominato membro della National Academy of Recording Arts and Sciences (NARAS), ovvero la giuria che assegna i Grammy, è stato direttore musicale di X Factor e non si può dire che non abbia fatto un buon lavoro, un curriculum tale che infatti la domanda più naturale che verrebbe da fare ai vertici Rai è: ma perché non lo avete nominato direttamente direttore artistico?
Il ritorno dei Maneskin
Ma, tornando ai Maneskin, è piuttosto evidente che il futuro sarà ancora insieme e che, considerato che il loro ultimo album, Rush!, risale al 2023, i fan non dovranno aspettare più di tanto. Forse questo temporeggiamento non è dovuto solo agli impegni personali dei nostri o dal fatto che di mezzo ci dovrebbe essere anche un matrimonio, quello tra Damiano David e la fidanzata Dove Cameron, entrambi beccati mano nella mano a Taormina dove, si sussurra, per chi fosse interessato, dovrebbero celebrarsi le nozze. Forse la band si prenderà tutto il respiro possibile per tornare con un disco che abbia un senso, senza cascare nel tranello di ricalcare quella stessa musica sperando di ricalcarne di conseguenza quello stesso successo. Perché la musica oggi va troppo più veloce e l’usato sicuro non è più così sicuro. Ricordando che tra Il ballo della vita e Teatro d’ira – Vol. I passano tre anni di silenzio, utilizzati dalla band per fare un passo indietro rispetto la propria visibilità, per ritirarsi a Londra ad ascoltare concerti nei club di Camden, lontani dall’onda d’urto del successo televisivo a X Factor, e coltivare l’intenzione di un suono dalle tonalità decisamente più internazionali. Oggi le cose, ça va sans dire, sono più complesse, ma chissà se questi ragazzi non abbiano trovato un modo per piegare la vita da rockstar, gli obblighi dello showbiz, con la propria fresca e semplice necessità artistica? Di certo, portando una delle più sbrilluccicanti bandiere della musica italiana all’estero, ci speriamo. O magari alla fine della cena di compleanno di Victoria si sono stretti la mano e lasciati, serenamente, amici come prima. Ma prima di azzardare trame arzigogolate, aspettiamo che succeda qualcosa di più di una cacio e pepe.
