#Ioresto, la campagna per salvare mamme e nonne del Sud dal coronavirus: «Restate a Milano, un abbraccio potrebbe essere letale» – Il video

«#ioresto è un invito ai fuorisede come me a non lasciare Milano e soprattutto a restare a casa. Sono convinto che solo fermandoci noi, potremmo fermare questo virus»

Ci sono rimaste impresse le immagini dei ragazzi che fuggono da Milano, che salgono sul primo treno per Napoli senza biglietto, che corrono disperatamente per lasciare il capoluogo lombardo come se fosse scoppiata una guerra. Tutto dopo aver letto una bozza del decreto del Presidente del Consiglio contenente le misure drastiche per contenere l’epidemia del Coronavirus.

Tutelare mamme e nonne

Giovani che, andandosi a rifugiare al Sud, rischiano di infettare i propri familiari, soprattutto quelli più vulnerabili, come le anziane nonne. A chiedere di fare un passo indietro, di ragionare, di non lasciarsi prendere dalla paura è Stefano Maiolica, blogger di “Un terrone a Milano” che a Open ha mandato un videomessaggio rivolto ai fuorisede.

Perché non bisogna lasciare Milano

«In molti hanno deciso di tornare dalle proprie famiglie al Sud, presi dal panico e dalla paura di non poter più tornare a casa. Io faccio parte di quei fuorisede che, invece, hanno deciso di restare. Abbiamo deciso di restare perché riabbracciare mamma e nonna, che ci mancano tantissimo, potrebbe significare trasmettere un virus per loro letale». Insomma, il consiglio è quello di non partire «utilizzando il cervello» per il bene della propria famiglia.

L’hashtag #ioresto

Da queste riflessioni, Stefano Maiolica – che pochi mesi fa ha denunciato il caro voli e ha organizzato un bus da 87 posti e a costo zero per i fuorisede che non potevano permettersi l’acquisto di biglietti aerei a cifre esorbitanti – ha lanciato l’hashtag #ioresto. «L’ho fatto per spingere i fuorisede come me a restare a Milano, o comunque dove si trovano in questo momento. Ma è soprattutto un invito a restare a casa. Sono convinto che solo fermandoci noi, potremmo fermare questo virus».

11mila i ragazzi rientrati in Sicilia

In Sicilia, ad esempio, sono 11mila i ragazzi che, rientrando nell’isola dalle zone a rischio, si sono autodenunciati sul sito messo a disposizione dalla Regione Siciliana. L’obiettivo è solo uno: contenere l’epidemia ed evitare il collasso del sistema sanitario.

Foto e video di Open

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