Coronavirus, la vergogna delle mascherine a prezzi gonfiati: a Roma sequestrate anche quelle “artigianali”

A Roma scoperta una sartoria che produceva “artigianalmente” delle mascherine non conformi alla normativa comunitaria e nazionale, mettendo a rischio la salute degli acquirenti

C’è chi approfitta dell’emergenza del Coronavirus per fare cassa e per aumentare i prezzi dei dispositivi di protezione individuale come le mascherine che nelle ultime settimane sono diventate introvabili. La Guardia di Finanza, che sta facendo controlli a tappeto in tutta Italia, ha sequestrato, al posto di confine con la Svizzera a Ponte Chiasso (Como), 120 mascherine e 840mila guanti monouso diretti in territorio elvetico in violazione delle recenti norme che ne vietano l’esportazione senza autorizzazione. Un sequestro che è stato eseguito in due distinte operazioni, una il 5, l’altra il 10 marzo. La merce adesso verrà consegnata alle strutture sanitarie della Lombardia, in sofferenza da settimane.

Mascherine “artigianali” a Roma

A Roma una sartoria nel quartiere Portuense, approfittando dell’emergenza sanitaria, aveva intercettato un fiorente business, quello della produzione “artigianale” di mascherine, pronte a essere messe in commercio, nonostante non fossero conformi alla normativa comunitaria e nazionale poiché sprovviste del marchio di qualità CE. Per il titolare l’accusa è di frode in commercio.

Nel retrobottega di una farmacia, sita nella zona di Guidonia Montecelio, sempre a Roma, i finanzieri hanno trovato e sequestrato 228 dispositivi di protezione personale venduti a 35 euro l’uno. Un fatto simile era accaduto in una farmacia di Milano dove le mascherine venivano vendute a 60 euro.

Mascherine vendute a 60 euro a Milano

Controlli anche in Sicilia e in Puglia: a Lentini (Siracusa), è stato denunciato l’amministratore di una società che ha venduto alcune mascherine applicando «ricarichi eccessivi» mentre a Mascali (Catania) rinvenute mascherine chirurgiche non sicure. Nelle province di Bari e Bat sequestrati oltre 5.300 articoli sanitari, mascherine, detergenti e guanti in lattice in nove rivenditori, ferramenta, negozi di detersivi e farmacie. Anche in questo caso rincari eccessivi ed etichette non a norma.

Mascherine vendute nei distributori delle merendine

A Palermo, invece, in un distributore di merendine all’interno di due ospedali palermitani (ed è questo il paradosso) erano state messe in vendita delle mascherine al costo di 10 euro. Immediato l’intervento della Guardia di Finanza. A Milano, infine, diversi i venditori abusivi di mascherine nella piazza di fronte la stazione Centrale, come documentato da Open.

Foto in copertina di repertorio: Massimo Percossi per Ansa

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