Il caso Leonardo e la brutta figura dei leader: che almeno sia una salutare lezione

Cosa dovremmo imparare dopo il caso del vecchio servizio sul coronavirus del Tg Leonardo

Quando ieri pomeriggio è cominciata la grandinata di link via social di quel vecchio servizio della benemerita trasmissione di divulgazione scientifica, Leonardo, abbiamo potuto misurare la portata della dabbenaggine di una parte della nostra classe dirigente.


Non si offenda il lettore che davanti a quel servizio di oltre quattro anni fa è rimasto turbato per l’impressionante attinenza con l’esplosione del contagio di oggi. A prima vista quel programma sembrava raccontare per filo e per segno quel che poi secondo i complottisti si sarebbe verificato a Wuhan: un virus costruito in laboratorio e sfuggito poi ai suoi creatori per propagarsi nel territorio.

In realtà quell’esperimento era noto a tutto il mondo scientifico, e ovviamente appena le notizie sull’epidemia in Cina sono state condivise nella comunità degli studiosi si è corsi subito a confrontare le caratteristiche del nuovo Coronavirus con quelle del “mostro di laboratorio”. E si è escluso con certezza un nesso. Open ne aveva parlato già tre settimane fa.

Ma del resto sarebbe stato sufficiente riflettere un attimo: di fronte a un simile cataclisma chi avrebbe avuto interesse, nel mondo scientifico e soprattutto ai vertici politici delle nazioni, a tenere nascosta una così sconvolgente realtà che inchioderebbe il regime cinese alle sue responsabilità?

Ma ancor prima di mettere in campo la scienza, c’era la logica: la più grave emergenza mondiale degli ultimi tre quarti di secolo, la prima nell’era della globalizzazione e dei social, svelata nei suoi inconfessabili segreti da un servizio televisivo prodotto quattro anni prima a diecimila kilometri da Wuhan? E per oltre due mesi nessuno se ne era accorto, nemmeno chi lo aveva realizzato?

Niente da fare. Nel delirio dietrologico e complottista di massa di ieri pomeriggio si sono immersi – complice decisiva la necessità di stare a casa con lo smartphone in mano – centinaia di migliaia di italiani, tra cui anche molti esponenti della classe dirigente. Più “social” dei suoi colleghi, Matteo Salvini ha condito di “Pazzesco!” e “Incredibile!!” la citazione del programma per poi annunciare una interrogazione urgente della Lega al presidente del consiglio e al ministro degli esteri. Non essendo Conte e Di Maio virologi o microbiologi, e neppure archivisti Rai, se ne desume che Salvini li volesse chiamare in causa per i rapporti del governo italiano con l’untore cinese. Una mossa sconclusionata.

Ma il leader leghista è solo il più noto dei tanti che hanno tentato di servirsi del falso scoop postdatato. Nei giorni scorsi si era detto e scritto da più parte che questa terribile emergenza aveva almeno permesso di ridare la parola alla scienza togliendola agli imbonitori del web. Speriamo che quello di ieri sia stato solo l’ultimo colpo di coda, e serva da utile lezione per chi ci ha creduto, o ha provato a servirsene. Non ne sarei però così sicuro.

Il parere degli esperti:

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