Coronavirus, le prime mosse della task force per la Fase 2: app per autodichiarazioni e tracciamento, verso le uscite per età

Il ritorno alla normalità avverrà in modo scaglionato, seguendo protocolli diversi

Un’app per tracciare i positivi, munita di geolocalizzazione, per costruire una mappa della diffusione del Coronavirus e dei contagi. L’idea era stata già annunciata la scorsa settimana dal ministro della Salute Roberto Speranza, nell’ambito del programma suddiviso in 5 punti per far uscire l’Italia dall’emergenza sanitaria che l’ha investita. Palazzo Chigi sta lavorando alla fase 2 del Paese e, per farlo, potrebbe affidare alla speciale task force, guidata da Vittorio Colao, il compito di sviluppare l’applicazione che sia disponibile per tutti i tipi di sistemi operativi e che serva a semplificare e monitorare gli spostamenti dei cittadini. Il ritorno alla normalità avverrà in modo scaglionato, seguendo protocolli diversi: lockdown più breve per i giovani e a seguire i soggetti più a rischio, ad esempio.

L’app

Ogni utente potrà inserire i propri dati, compreso il proprio stato di salute e se è stato sottoposto al test oppure al tampone. La app dividerà la popolazione per età e relativi rischi, così da regolare le uscite proteggendo le fasce più esposte, a cominciare dagli anziani. I soggetti più deboli, compreso chi soffre di altre patologie, potrebbe essere tracciato negli spostamenti, così da fornire maggiori informazioni sui rischi in zone più o meno affollate. Dettagli che dovranno fare i conti prevedibilmente con la tutela della privacy di ogni cittadino tracciato. Per ogni spostamento, continueranno a valere le regole di sempre: distanza di almeno un metro, mascherine e guanti indossati.

Vittorio Colao | EPA/WILL OLIVER

La task force

Oggi alle 16 è prevista la prima riunione operativa della task force in cui saranno costituiti cinque gruppi di lavoro: attività produttive, socialità, mobilità, innovazione tecnologica e sanità. Se ci saranno le condizioni per dare il via alla fase 2, la ripartenza del lavoro si baserà sullo smart working, pratica già collaudata durante questo primo mese di quarantena. nelle grandi aziende, al di sopra di un certo numero di dipendenti per sede.

Nelle aziende con un gran numero di dipendenti, almeno nei primi mesi, il lavoro da casa resterebbe obbligatorio. Facoltativo per quelle più piccole, ma i dettagli restano ancora da definire. Per i lavoratori che avanzassero la richiesta di poter andare a lavorare sul posto di lavoro, il permesso non potrebbe essere negato: le mansioni e il ruolo devono però essere compatibili con le regole del distanziamento sociale. Nel tempo, si augurano Colao e la task force, lo smartworking dovrebbe tornare ad essere un’eccezione e non la regola.

Chi sono gli esperti?

A presiedere il gruppo di lavoro che si adopererà per l’uscita dall’emergenza sanitaria, ci sarà Vittorio Colao, 58 anni, ex carabiniere e una carriera al timone di Vodafone. A seguire, Elisabetta Camussi, professoressa di Psicologia sociale all’Università degli Studi di Milano «Bicocca». Tra i membri, Roberto Cingolani, 58 anni, fisico. Riccardo Cristadoro, direttore senior del Dipartimento di economia e statistica della Banca d’Italia e consigliere economico del presidente del Consiglio.
Fa parte della squadra anche Giuseppe Falco, amministratore delegato per il Sistema Italia-Grecia-Turchia; poi Franco Focareta, docente di Diritto del lavoro all’Università di Bologna «Alma Mater Studiorum».

Gli altri sono: Enrico Giovannini, professore di Statistica economica all’Università di Roma «Tor Vergata», è stato capo del reparto statistica dell’Ocse dal 2001 all’agosto 2009, poi presidente dell’Istat dall’agosto 2009 all’aprile 2013. Giovanni Gorno Tempini, 58 anni, presidente di Cassa Depositi e Prestiti. Giampiero Griffo è il coordinatore del Comitato tecnico-scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità. Filomena Maggino è professoressa di Statistica sociale all’Università di Roma «La Sapienza». Mariana Mazzucato, 51 anni, attualmente è la direttrice e fondatrice dell’Institute for Innovation and Public Purpose presso l’University College London. Enrico Moretti, professore di Economia all’università di Berkeley, in California. Riccardo Ranalli, commercialista e revisore contabile dell’omonimo studio con uffici a Torino e a Milano. Marino Regini, professore emerito di Sociologia economica all’Università Statale di Milano. Raffaella Sadun è docente di Business Administration alla Business School di Harvard. Stefano Simontacchi, presidente dello studio legale Bonelli Erede. Fabrizio Starace, direttore del Dipartimento di salute mentale e dipendenze Patologiche dell’Ausl di Modena e presidente della Società italiana di epidemiologia psichiatrica.

Il parere degli esperti:

Leggi anche: