Usa, impeachment per Trump: i Dem accelerano. Pence apre al 25esimo emendamento. Alcuni repubblicani frenano: «Aumenterebbe il caos»

di Giada Ferraglioni

Pence sarebbe favorevole a farvi ricorso qualora Trump divenisse «più instabile». Il futuro del presidente uscente si deciderà in questi pochi giorni che precedono l’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca

Capitol Hill è un punto di non ritorno: il vice di Donald Trump, Mike Pence, non ha escluso che invocherà il 25esimo emendamento per destituire il presidente dall’incarico prima del dovuto. A dare la notizia è la Cnn: secondo le fonti citate, Mike Pence sarebbe favorevole a farvi ricorso qualora Trump divenisse «più instabile». A incrinare ancora di più i rapporti tra i due è stata la decisione del presidente tuttora in carica di non ordinare le bandiere a mezz’asta sugli edifici federali in onore di Brian D. Sicknick, agente della US Capitol Police rimasto ucciso a Washington nel tentativo di respingere l’assalto dei sostenitori di Trump al Congresso.


Come se non bastasse, in queste ore Pence ha annunciato che parteciperà alla cerimonia di insediamento di Joe Biden e Kamala Harris, che avverrà il 20 gennaio. Lo riporta il Washington Post, citando alcune fonti: una mossa più che eloquente considerando la campagna di delegittimazione del risultato elettorale messa in piedi da Trump nei giorni successivi al voto – e che ha aperto la strada agli scontri del 6 gennaio. Ma la posizione di Pence è solo la punta dell’iceberg di un partito ormai in crisi di rappresentanza: gran parte dei repubblicani si stanno scontrando per capire come gestire al meglio gli ultimi giorni di un Trump sempre più isolato e imprevedibile.

La strada verso l’impeachment

Parallelamente, la speaker della Camera Nancy Pelosi porta avanti la battaglia per l’impeachment. Venerdì scorso, 8 gennaio, ha fatto sapere che i Democratici sono pronti a presentare la loro richiesta già lunedì, motivata dal ruolo che Trump avrebbe avuto nel fomentare le proteste dell’Epifania. L’accusa, dunque, è quella di istigazione all’insurrezione. Qualora non venisse assolto, gli sarebbe impedita per sempre la possibilità di ricandidarsi alle presidenziali. Secondo David Cicilline, parlamentare democratico tra i co-firmatari della bozza del provvedimento, sono 180 i deputati favorevoli.

La strategia però non convince un gruppo di repubblicani alla Camera, che ha chiesto a Biden di convincere Pelosi a rinunciare all’impresa. Non tanto perché fedeli all’uomo che li rappresenta – almeno formalmente – ma perché una mossa del genere costituirebbe, a parer loro, un autogol. In una lettera al presidente eletto, i deputati conservatori lo hanno messo in guardia dalle possibili conseguenze avverse: una messa in stato di accusa di Trump rischia di infiammare i suoi sostenitori e di creare tensioni. «Nello spirito di fedeltà alla Costituzione – scrivono i Repubblicani – chiediamo formalmente di richiedere alla speaker Nancy Pelosi di mettere fine ai suoi sforzi per il secondo impeachment del presidente Donald Trump».

Repubblicani spaccati

I repubblicani senza leader, insomma, si spaccano sempre di più. La senatrice dell’Alaska Lisa Murkowski è stata la prima a rompere ufficialmente le fila. «Trump deve dimettersi», ha detto ieri. «Deve andare immediatamente. Ha già causato abbastanza danni». Lo spettro di una sua ricandidatura nel 2024 gela anche chi finora gli ha dimostrato più lealtà. A partire da Mitch McConnell, che ha dichiarato definitivamente conclusa la sua alleanza con Trump. Anche il senatore della Pennsylvania Pat Toomey ha riconosciuto le responsabilità dell’attuale presidente, rimanendo però scettico sull’impeachment.

Immagine di copertina: EPA/ERIN SCHAFF

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