Coronavirus, l’allarme di Rezza sulle varianti: «Sempre più focolai. Valutare la chiusura delle scuole dove necessario»

Il direttore della Prevenzione del Ministero della Salute sul calo dell’età mediana dei contagi: «Possibile conseguenza della diffusione del virus tra gli studenti»

«La popolazione suscettibile al contagio è molto ampia, il virus è libero di correre e lo sforzo da fare è ancora grande». Così il direttore della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza ha spiegato l’attuale situazione dei contagi da Covid in Italia durante la conferenza stampa sul monitoraggio settimanale. Quello che preoccupa è l’alto tasso di incidenza provocato dalla diffusione veloce delle varianti del virus. «In alcune Regioni è altissimo» ha spiegato Rezza, «in provincia di Bolzano per esempio, vicino a Merano abbiamo contenuto dei grappoli di variante sudafricana, ma anche in Abruzzo e in Molise dove c’è una presenza diffusa di variante inglese, per non parlare dell’Umbria». Il «grande sforzo» di cui Rezza ora parla è quello di un contenimento «urgente e duro» nelle zone interessate dai focolai. «La variante inglese è trasmissibile con il 35% di potenza in più, siamo preoccupanti. Agire subito con misure rigide è l’unica strada».


I focolai nelle scuole

«La diminuzione dell’età mediana è un dato che comincia ad essere importante» ha detto Rezza, sottolineando il collegamento del dato con la situazione focolai nelle scuole. «Io spero che l’abbassamento dell’età dei casi sia dovuta a un primo effetto della vaccinazione di persone anziane nelle Rsa ma il timore è quello di varianti che stanno correndo tra bambini e ragazzi nelle scuole», ha detto il professore, comunicando un tasso di incidenza che tende a crescere nell’età scolastica al di sopra degli 11 anni. «Quando si parla di chiusure scolastiche è sempre doloroso. Ma laddove ci sono dei focolai o presenza di varianti è chiaro che tale decisione dolorosa è assolutamente da considerare. Dobbiamo essere pragmatici».

Il monitoraggio dell’Iss

I dati rilevati dal monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità registrano per la quarta settimana consecutiva un aumento di diffusione del Coronavirus con 5 Regioni entrate ufficialmente nella classifica di alto rischio: Umbria, Abruzzo, Lombardia, Marche e Piemonte. A livello nazionale l’indice Rt si attesta a 0,99. Sono 10 le Regioni che attualmente registrano un indice Rt maggiore di 1, di cui soltanto una, la Basilicata, presenta un valore superiore all’1,25, rischiando quindi uno scenario da fase 3. Delle restanti, 5 hanno un indice con uno scenario di tipo 24 di tipo 1.

I nuovi possibili colori per le Regioni

Sulla base dei dati diffusi dal monitoraggio dell’Iss ora l’attesa è per le nuove fasce di colore riservate alle Regioni. Lombardia, Piemonte e Marche potrebbero passare dal giallo all’arancione. La Basilicata, invece, diventerebbe rossa, assieme al Molise che ha chiesto di essere inserita nella zona con le restrizioni più severe. Richiesta che Rezza ha detto sarà accolta. Verso la zona gialla la Liguria, mentre la Sardegna potrebbe diventare bianca.

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