La moglie di Sal Da Vinci, Paola Pugliese: «Per sempre sì è una promessa che ci siamo fatti oltre 30 anni fa»

Paola Pugliese, 58 anni, moglie di Sal Da Vinci, vincitore di Sanremo, ha ispirato la canzone vincitrice del Festival Per sempre sì. A repubblica racconta le difficoltà del marito, durante la sua carriera decennale. Perché è passato dal neomelodico al teatro, mentre i tempi cambiavano. Una storia fatta di brusche frenate, ma anche di soddisfazioni. «Quando Roberto De Simone chiese a Sal di fare a teatro L’opera buffa del giovedì santo lui tentennò, non accettò subito, perché voleva continuare a fare il cantante. Fui io a chiedergli di dire di sì al maestro. Lo misi davanti alla realtà: ‘Abbiamo due bambini piccoli, cosa gli diamo da mangiare?’. Era il periodo in cui le case discografiche storcevano il naso, non volevano produrlo, gli dicevano: ‘Vieni dalla sceneggiata’», racconta Paola. I periodi più complicati «prima di accettare, nel 1999, la proposta del maestro Roberto De Simone. Volevamo farcela da soli, non chiedevamo aiuto a nessuno ma non avevamo nemmeno i soldi per comprare il latte per i figli».
Per sempre sì nasce dalla «promessa che ci siamo fatti oltre 30 anni fa»
Lei è la sua prima fidanzata, la compagna di una vita, la madre dei suoi due figli. Insieme da oltre 40 anni, quando Sal aveva 15 anni e lei 16. La canzone vincitrice, spiega Pugliese, nasce «dalla promessa che ci siamo fatti oltre 30 anni fa, ma vale per qualsiasi promessa, in un matrimonio, per tutti i tipi di amore, di qualsiasi genere, è un inno all’amore». Sal è «stato sempre un ‘vecchio bambino’». «Ha debuttato presto e ha voluto bruciare le tappe: a 21 anni già mi ha detto sposiamoci e facciamo dei figli. È sempre stato un padre amorevole, affettuoso e presente, nonostante la carriera. La nostra famiglia è fondata sull’amore e sul rispetto di tutti. A Sal piace andare a fare la spesa personalmente, andare dal fruttivendolo e dal salumiere. Napoli è sempre stata la nostra forza, siamo rimasti a vivere nella nostra città», spiega la donna.
Lo speciale su Sanremo 2026
- Il regolamento
- I co-conduttori e le co-conduttrici
- Gli ospiti
- La serata delle cover
- Dove vedere il Festival di Sanremo 2026
Il successo di Rossetto e caffè
«Il giorno dopo la pubblicazione di Rossetto e caffè abbiamo aperto i social: tutti la cantavano e ballavano, sono bastate 24 ore. Per me è stato un miracolo, così lo definisco. Sal veniva da un periodo di crisi dopo l’avvento della trap e del rap, diceva: ‘Dove vado io con la mia musica?’. Io cercavo di dargli forza: ‘Amore, tu hai il teatro, è la tua casa’. Cadute e risalite, certo, ma sottolineo che siamo sempre stati uniti, nei momenti bui e in quelli bellissimi, come questo. Sal è un uomo meraviglioso, d’altri tempi», racconta Paola. E ricorda anche un gesto, portafortuna: «Prima che Sal vada sul palco, da sempre gli metto in tasca tre foto di tre persone a noi care che non ci sono più: il suo papà Mario, il mio papà Carmine e il nostro caro amico Luciano, che è stato un po’ un padre spirituale. Poi si fa il segno della croce e va a cantare».
