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La moglie di Sal Da Vinci, Paola Pugliese: «Per sempre sì è una promessa che ci siamo fatti oltre 30 anni fa»

01 Marzo 2026 - 12:03 Alba Romano
sal da vinci paola pugliese
sal da vinci paola pugliese
Il racconto della donna che da oltre 40 anni è accanto al vincitore di Sanremo: «Non avevamo nemmeno i soldi per comprare il latte per i figli, ci ha salvato il maestro Roberto De Simone»

Paola Pugliese, 58 anni, moglie di Sal Da Vinci, vincitore di Sanremo, ha ispirato la canzone vincitrice del Festival Per sempre sì. A repubblica racconta le difficoltà del marito, durante la sua carriera decennale. Perché è passato dal neomelodico al teatro, mentre i tempi cambiavano. Una storia fatta di brusche frenate, ma anche di soddisfazioni. «Quando Roberto De Simone chiese a Sal di fare a teatro L’opera buffa del giovedì santo lui tentennò, non accettò subito, perché voleva continuare a fare il cantante. Fui io a chiedergli di dire di sì al maestro. Lo misi davanti alla realtà: ‘Abbiamo due bambini piccoli, cosa gli diamo da mangiare?’. Era il periodo in cui le case discografiche storcevano il naso, non volevano produrlo, gli dicevano: ‘Vieni dalla sceneggiata’», racconta Paola. I periodi più complicati «prima di accettare, nel 1999, la proposta del maestro Roberto De Simone. Volevamo farcela da soli, non chiedevamo aiuto a nessuno ma non avevamo nemmeno i soldi per comprare il latte per i figli».

Per sempre sì nasce dalla «promessa che ci siamo fatti oltre 30 anni fa»

Lei è la sua prima fidanzata, la compagna di una vita, la madre dei suoi due figli. Insieme da oltre 40 anni, quando Sal aveva 15 anni e lei 16. La canzone vincitrice, spiega Pugliese, nasce «dalla promessa che ci siamo fatti oltre 30 anni fa, ma vale per qualsiasi promessa, in un matrimonio, per tutti i tipi di amore, di qualsiasi genere, è un inno all’amore». Sal è «stato sempre un ‘vecchio bambino’». «Ha debuttato presto e ha voluto bruciare le tappe: a 21 anni già mi ha detto sposiamoci e facciamo dei figli. È sempre stato un padre amorevole, affettuoso e presente, nonostante la carriera. La nostra famiglia è fondata sull’amore e sul rispetto di tutti. A Sal piace andare a fare la spesa personalmente, andare dal fruttivendolo e dal salumiere. Napoli è sempre stata la nostra forza, siamo rimasti a vivere nella nostra città», spiega la donna.

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Il successo di Rossetto e caffè

«Il giorno dopo la pubblicazione di Rossetto e caffè abbiamo aperto i social: tutti la cantavano e ballavano, sono bastate 24 ore. Per me è stato un miracolo, così lo definisco. Sal veniva da un periodo di crisi dopo l’avvento della trap e del rap, diceva: ‘Dove vado io con la mia musica?’. Io cercavo di dargli forza: ‘Amore, tu hai il teatro, è la tua casa’. Cadute e risalite, certo, ma sottolineo che siamo sempre stati uniti, nei momenti bui e in quelli bellissimi, come questo. Sal è un uomo meraviglioso, d’altri tempi», racconta Paola. E ricorda anche un gesto, portafortuna: «Prima che Sal vada sul palco, da sempre gli metto in tasca tre foto di tre persone a noi care che non ci sono più: il suo papà Mario, il mio papà Carmine e il nostro caro amico Luciano, che è stato un po’ un padre spirituale. Poi si fa il segno della croce e va a cantare».

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