Coronavirus, Conte: «Non escludiamo misure ancora più drastiche». Lombardia e Veneto: «Chiudere subito tutto»

Il governo sta valutando anche la «serrata generale». Luca Zaia e Attilio Fontana hanno chiesto all’esecutivo di tenere aperti solo i servizi essenziali

Se si considera che negli ultimi 10 giorni hanno visto la luce tre diversi decreti della presidenza del Consiglio non è difficile dare pieno credito al virgolettato di Palazzo Chigi che gira insistentemente nelle ultime ore. «Non sono escluse misure ancora più drastiche» rispetto a quelle imposte finora per contenere l’epidemia da Coronavirus. Vale a dire che il governo potrebbe valutare anche la «serrata generale», come la chiamano fonti di Palazzo Chigi. Esattamente quello che vorrebbero le opposizioni, con cui Conte ha dialogato nel primo pomeriggio. Esattamente quello che chiedono le Regioni del nord, Lombardia e Veneto, guidate dai governatori leghisti Fontana e Zaia. Il premier Conte sarebbe dunque disponibile a considerare l’introduzione di misure di contrasto del contagio ancora più restrittive e severe, «se necessarie».


Le richieste di Veneto e Lombardia

Chiudere tutte le attività commerciali non essenziali, fermare i trasporti. Sono queste le richieste dei governatori di Veneto e Lombardia che chiedono al governo misure ancora più rigide per far fronte all’emergenza coronavirus. Richieste portate sul tavolo di Palazzo Chigi da Matteo Salvini che oggi, 10 marzo, ha incontrato il premier Giuseppe Conte che però avrebbe risposto no a introdurre misure più drastiche.

«Tutti i 12 sindaci della Lombardia mi hanno incaricato di rivolgermi al governo per chiedere un ulteriore irrigidimento delle misure, con la chiusura delle attività commerciali non essenziali e il trasporto pubblico locale», ha detto Attilio Fontana a SkyTg24. Parole poi condivise anche su Faceboook. «Le mezze misure, l’abbiamo visto in queste settimane, non servono a contenere questa emergenza», dice il governatore della Lombardia che ha promesso di sottoporre già oggi queste richieste al governo.

Dello stesso parere il presidente del Veneto, Luca Zaia. «Piuttosto che protrarre un’agonia che dura mesi, credo sia meglio arrivare a una chiusura totale, così da bloccare definitivamente il contagio. È una linea di pensiero che sta girando e penso che se ne parlerà anche oggi, perché è fondamentale isolare il virus, e più rallentiamo la velocità di contagio e più respiro diamo alle nostre strutture sanitarie», ha detto Zaia durante una conferenza stampa.

La richiesta di tenere aperti solo i servizi essenziali è stata portata sul tavolo di Palazzo Chigi dal leader della Lega, Matteo Salvini, che oggi, 10 marzo, ha incontrato il premier Giuseppe Conte.

Ma, terminato l’incontro, Salvini ha fatto sapere che il governo ha detto di no a introdurre nuove misure più restrittive. «Esco preoccupato, abbiamo portato voci di chi chiede misure drastiche subito, di chiudere tutto subito per ripartire sani. Ma la risposta è stata no. Quindi totale incertezza», ha detto il leader della Lega subito dopo l’incontro.

Una necessità, quella di chiudere tutto, condivisa anche dai sindacati lombardi. I segretari regionali di Cgil Cisl e Uil hanno inviato una lettera a Fontana, dicendo che «la situazione dei presidi sanitari, quale ci viene rappresentata anche dai lavoratori e lavoratrici della sanità nostri associati, è di fatto al collasso e agli stessi operatori sono richieste prestazioni orarie e carichi di lavoro già insostenibili». Aumenta così la pressione sul governo di introdurre misure ancora più dure, dopo che quelle già decise nella giornata di ieri.

Il parere degli esperti

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