Coronavirus, in Lombardia è ancora scontro sulle mascherine. Sala contro Fontana: «L’ordinanza della Regione è disorientante»

Fontana ha risposto alle critiche. E a chi chiedeva il ritorno della Sanità allo Stato ha detto: «Meno male che la Sanità era almeno in parte nelle mani delle Regioni quando è scoppiata l’emergenza. Solo così siamo riusciti ad avere a disposizione l’80% delle mascherine usate nella regione»

Si sono incontrati oggi, 5 aprile, per la messa della domenica delle palme in un Duomo deserto. Seduti in prima fila, ciascuno in un banco diverso, una distanza necessaria per contenere il contagio del Coronavirus, ma che diventa anche simbolica in un momento in cui il sindaco di Milano Beppe Sala e il governatore Attilio Fontana non smettono di scontrarsi. L’occasione del primo conflitto aperto è stata la lettera firmata da sette sindaci lombardi, Sala incluso, contro la gestione dell’emergenza della Regione.

Ora la questione diventa un’altra: l’ordinanza della Regione Lombardia che introduce l’obbligo delle mascherine. «Da oggi per uscire in strada dobbiamo indossare una mascherina o, al limite, un foulard o una sciarpa. Lasciatemi dire che è un po’ disorientante ricevere questa disposizione dalla Regione». La confusione, secondo il sindaco di Milano, è creata anche alla luce delle dichiarazioni del capo della Protezione civile Angelo Borrelli che ha rivendicato la scelta di non indossare la mascherina, ritenendo ben più efficaci le misure di distanziamento sociale. «Borrelli è una persona di cui mi fido molto», ha detto Sala che però ha assicurato che Milano rispetterà l’ordinanza: «Però io voglio rimanere fedele a ciò che ho detto dall’inizio e cioè le ordinanze, le direttive, vanno applicate e non discusse».


Dal canto suo, Fontana, poco prima, ha risposto alle critiche. Per quanto riguarda l’ordinanza, che invita, in alternativa alla mascherina, di indossare sciarpe o foulard, Fontana ha detto: «Piuttosto che niente, meglio piuttosto». Poi ha replicato anche a chi, Andrea Orlando (Pd) in testa, ha invocato un ritorno della gestione della sanità allo Stato. «Meno male che la sanità era almeno in parte nelle mani delle Regioni quando è scoppiata l’emergenza», ha detto Fontana. E ha aggiunto che solo così la Lombardia è riuscita ad avere a disposizione l’80% delle mascherine utilizzate in Regione. «Dei dieci milioni di mascherine, noi ne abbiamo comperati direttamente otto. Pensate se non ci fosse stata la sanità lombarda», ha concluso.

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