Coronavirus, sul Mes il premier Giuseppe Conte prova la carta della tregua. Reggerà?

Per il momento il presidente del Consiglio riesce a evitare la conta nella maggioranza: martedì alla Camera Giuseppe Conte è atteso per un’informativa

L’ultima parola spetterà al parlamento. Non ha senso ora discutere, non ha senso ora dividersi. È il messaggio che lancia oggi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dopo un confronto con i capi delegazione delle principali forze di maggioranza: Dario Franceschini per il Pd e Alfonso Bonafede per il Movimento 5 Stelle. Conte interviene nel dibattito sul ricorso al Mes per affrontare la crisi a livello europeo provocata dalla pandemia di Coronavirus. Il rischio, oggi, avverte il premier, è di dividersi in tifoserie. Per il 21 aprile, intanto, Conte andrà in Parlamento per la sua informativa su quanto messo in campo dal governo nell’emergenza da Covid-19. Mentre l’esecutivo continua a lavorare sul decreto di aprile da 60 miliardi e il 24 il premier chiederà alle Camere l’autorizzazione a un ulteriore spostamento di bilancio.

Sul Mes sta lievitando un dibattito che rischia di dividere l’intera Italia secondo opposte tifoserie e rigide…

Gepostet von Giuseppe Conte am Mittwoch, 15. April 2020

Mes e tifoserie

«Non ha senso ora discutere del Mes», dice Conte in un post su Facebook,
cercando di sancire così una tregua tra un M5s sempre più contrario al ricorso al Fondo Salva Stati e un Partito democratico in cui il sì al Mes è tutt’altro che un tabù. La giornata è stata convulsa sui mercati, e lo spread ha toccato un massimo di 245 punti base – in relazione alle fibrillazione tra dem e grillini. Il premier non vuole andare alla conta, non ora a pandemia in corso e men che mai sul Mes. Nè vuole fare vedere un esecutivo non compatto di fronte all’Europa e a negoziazioni aperte.

L’informativa

La conta in Parlamento è stata al momento evitata: martedì a Montecitorio è prevista un’informativa – e non le comunicazioni. Cosa vuol dire? Che un’informativa non porta con sè risoluzioni di maggioranza e opposizione.

È vero, la legge 234/2012 (richiamata oggi dal capo dell’opposizione Matteo Salvini per criticare le tempistiche di Conte) «prevede espressamente che il Parlamento partecipi al processo decisionale dell’Unione, intervenendo, in coordinamento con il Governo, nella fase di formazione delle normative e delle politiche europee» e «ribadisce gli obblighi di informazione e consultazione da parte del Governo, il quale deve illustrare alle Camere la posizione che intende assumere prima che si svolgano le riunioni del Consiglio europeo». Ma la riunione dei leader del 23 aprile – dopo l’Eurogruppo – è un vertice «straordinario» – ricostruisce l’Ansa – non sovrapponibile ai Consigli Ue convocati. Quindi è possibile sostituire alle più vincolanti comunicazioni l’informativa che verrà.

Le opposizioni non ci stanno: «Vogliamo un voto in Aula subito, per il Colle è tutto normale?», dice Matteo Salvini rilanciando la sua battaglia anti-Mes. Quello stesso Mes che non divide solo del e 5 Stelle in maggioranza, ma che divide anche l’opposizione, con un Silvio Berlusconi che al contrario degli alleati Salvini e Giorgia Meloni ha detto ok al ricorso al Fondo Salva Stati. «Non mi interessa, dica ciò che vuole», tuona Salvini in risposta.

La maggioranza

Non va meglio, si diceva – e da ieri – in maggioranza. «È un successo aver ottenuto il Mes senza condizionalità», dice il capogruppo Dem Graziano Delrio. «Lui va alla cieca contro la linea del governo», ribatte il
sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano solo poche ore dopo che Vito Crimi, dalle pagine de Il Fatto Quotidiano, quasi evocava una fiducia: «serve che il Pd chiarisca al Paese perché ha cambiato posizione».E scende in campo anche il presidente della Camera Roberto Fico: al momento, «non si fiderebbe» del Mes, dice in giornata.

Una linea netta che non piace agli alleati dem. Sostenendo che il Mes abbia delle condizionalità, ricostruisce ancora l’Ansa, i grillini confutano di fatto la linea tenuta dal ministro (Pd) Roberto Gualtieri all’Eurogruppo. Per il momento comunque l’appello alla tregua sembra funzionare. Come si tradurrà, è tutto da vedere. «Non è il tempo di posizioni pregiudiziali, da Conte parole ragionevoli», dice in giornata Dario Franceschini dopo il vertice a tre. «Piena fiducia in Conte», dice Alfonso Bonafede. Mentre Luigi Di Maio consegna alle cronache parole ecumeniche: «La maggioranza giochi da squadra».

In copertina Giuseppe Conte/Facebook

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