Coronavirus, l’allarme dal Trivulzio: «Gli anziani continuano a morire: trasferiti di notte, di nascosto»

A parlare è un’operatrice sociosanitaria che da 31 anni lavora nella casa di cura finita nell’occhio del ciclone per il decesso di quasi 150 anziani

«Stanno continuando a trasferire i pazienti da un reparto all’altro, senza aver fatto nemmeno i tamponi, lo fanno la sera di nascosto. Intanto gli anziani continuano a morire, la situazione non è migliorata». All’Ansa parla un’operatrice sociosanitaria che da ben 31 anni lavora al Pio Albergo Trivulzio, la casa di cura di Milano finita nell’occhio del ciclone per il decesso di quasi 150 anziani e sul quale la Procura ha aperto un fascicolo. Bisognerà capire se gli ospiti del Trivulzio siano morti o meno per Coronavirus: nell’indagine, che ipotizza i reati di omicidio colposo ed epidemia colposa, è coinvolto il direttore generale della struttura, Giuseppe Calicchio.

«La prima mascherina nel mio reparto si è vista il 22 marzo. Dieci giorni prima ho chiesto di averne una ma a me, come ad altre colleghe che le avevano portate da casa, venne intimato dalla caposala di non usarle» ha aggiunto. Una ricostruzione che viene confermata anche da una lettera, diffusa tre giorni fa, in cui medici e infermieri del Trivulzio si scagliavano contro la direzione della casa di cura sostenendo di essere stati «redarguiti dal personale direttivo nel caso in cui qualcuno del personale sociosanitario indossasse mascherine portate da casa a tutela della salute degli ospiti e del personale stesso». Mascherine che sarebbero stati «obbligati a togliere al fine di evitare di generare un “inutile e ingiustificato allarmismo” tra i pazienti e i loro parenti».

Proseguono le ispezioni

Intanto da stamattina è in corso un’ispezione dei carabinieri del Nas all’Istituto Frisia di Merate, a Lecco, una residenza per anziani che fa capo al Trivulzio di Milano. Proprio venerdì scorso una delle infermiere che lavora nella struttura ha raccontato ai carabinieri che «i malati non venivano isolati in modo corretto, non avevano le mascherine e ricevevano visite dai parenti anche dopo lo scoppio dell’epidemia». Insomma tutto quello che non andava fatto. Una lenta strage, quella degli anziani nelle Rsa, dove i decessi sono raddoppiati: in due mesi più di un terzo è morto per il Coronavirus. Controlli a tappeto anche in altre Rsa di quattro province lombarde: Milano, Monza, Como e Varese.

Foto in copertina: Matteo Bazzi per Ansa

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