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Le immagini delle bare di Bergamo erano un falso? Chi ha ragione nella polemica fra Facta e Messora

Chi riporta una fonte dovrebbe avere la responsabilità di verificarla, anche se appaga i propri pregiudizi

Nel canale YouTube del guru complottista noto come Il Greg viene ospitato un breve Vlog di Claudio Messora del blog Byoblu, il quale secondo lui «spiana i debunkers pagliacci». Nel video, con una formula retorica simile a quella usata dai complottisti per difendersi dalle critiche, Messora definisce i «debunker» come persone che «si credono quelli bravi» e che «instillano la verità». In questo modo l’autore di Byoblu riassume l’attività di fact checking che effettivamente si distingue da altro genere di informazione: consiste infatti nel verificare le fonti prima di pubblicare.

Riportare acriticamente certe narrazioni lavandosene le mani, è la ragione per cui il blog di Messora è dal 2014 nella black list dei colleghi di Butac (e non solo). Possiamo ricordare un esempio, un articolo dove riportava – senza verificarle, ma solo per «dare voce» – le affermazioni negazioniste di un collegamento tra Hiv e Aids di alcune sedicenti scienziate che successivamente Messora decise di rimuovere.

In questa occasione invece Messora risponde ad un articolo del portale di fact checking Facta il quale, dando seguito alle segnalazioni dei suoi utenti, fa il lavoro che avrebbe potuto fare Messora, ovvero sottoporre a verifica le affermazioni di Antonietta Gatti – riportate in un video «con il logo Byoblu» – riguardo alle «bare di Bergamo» con le vittime Covid-19 che sarebbero state trasmesse dai media, le quali sarebbero un «falso».

Analizziamo di seguito la vicenda, per capire meglio se effettivamente Facta fa una critica fondata o se – come sembra suggerire Messora rivolgendosi ai debunker in generale – si limiterebbe ad attaccarlo per mera vocazione.

La verifica di Facta contestata da Messora è fondata?

Noi stessi in precedenti articoli abbiamo appurato che alcune immagini circolate nei social sulle bare di Bergamo presentavano effettivamente contenuti decontestualizzati, ma non c’entrano con quelle autentiche trasmesse nei telegiornali né rendono la triste vicenda una farsa.

I colleghi di Facta rifacendosi a un loro precedente articolo, riscontrano quanto segue, linkando delle fonti:

«Lo scorso 19 marzo, un’immagine che ritraeva oltre 100 bare di migranti morti durante la traversata del Mediterraneo – spiegano gli autori di Facta – scattata il 3 ottobre 2013 a Lampedusa, era stata effettivamente pubblicata su Facebook e spacciata per una fotografia scattata a Bergamo durante l’epidemia di Covid-19. Non esiste alcun riscontro, però, circa il fatto che la stessa immagine sia stata mandata in onda dai telegiornali durante la quarantena. Quanto alle bare caricate sui “camion militari”, il riferimento è all’immagine scattata nella notte tra il 18 e il 19 marzo 2020, che immortala un convoglio dell’esercito impegnato a trasportare 65 bare che la città di Bergamo, allo stremo, non poteva seppellire. La circostanza è avvalorata da numerose testimonianze, tra cui un video, pubblicato su Twitter dall’utente @fcrimaldi81 e un’intervista del Corriere della Sera al militare che guidava uno dei camion».

La mancata verifica di Messora

Messora avrebbe potuto fare lo stesso lavoro giornalistico di Facta e Pagella Politica, senza necessariamente instillare alcuna verità, né darsi l’etichetta di «debunker», ma facendo semplicemente giornalismo, contestualizzando le affermazioni di Gatti. Se per caso i fatti cozzano con le opinioni meglio lasciar perdere e attendere fonti concrete.

Prendersela con «quelli bravi» non è sufficiente ad assolvere tale mancanza, ma solo a polarizzare la propria utenza. Se invece si vuole dare una informazione di qualità ai propri follower sarebbe saggio trarre spunto dal lavoro di Facta.

Open.online is working with the CoronaVirusFacts/DatosCoronaVirus Alliance, a coalition of more than 100 fact-checkers who are fighting misinformation related to the COVID-19 pandemic. Learn more about the alliance here (in English).

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