Omicidio Vannini, Antonio Ciontoli condannato a 14 anni. Nove anni e quattro mesi alla moglie e ai figli che non hanno soccorso il ragazzo

Le parole di Ciontoli prima della sentenza: «Chiedo perdono per quello che ho commesso e anche per quello che non ho commesso. So di non essere la vittima ma il solo responsabile di questa tragedia»

Antonio Ciontoli è stato condannato a 14 anni nel processo di Appello bis per l’omicidio di Marco Vannini, il ragazzo ventenne di Cerveteri ucciso da un proiettile il 18 maggio del 2015, nella villetta della famiglia Ciontoli a Ladispoli. Antonio è stato condannato per omicidio volontario con dolo eventuale. La moglie e i due figli di Ciontoli sono stati invece condannati a 9 anni e 4 mesi per omicidio volontario anomalo. «Chiedo perdono per quello che ho commesso e anche per quello che non ho commesso. So di non essere la vittima ma il solo responsabile di questa tragedia», aveva detto Antonio Ciontoli prima della condanna.


Il caso

Vannini si trovava a casa della fidanzata, nella vasca da bagno, quando nella stanza è entrato Antonio Ciontoli per prendere da una scarpiera un’arma. Così facendo sarebbe partito per errore un proiettile, ferendo mortalmente il ragazzo. In primo grado, Ciontoli era già stato condannato a 14 anni per omicidio volontario, ma la condanna era stata ridotta a 5 e il reato era stato riqualificato in omicidio colposo. A processo sono finiti tutti i componenti della famiglia Ciontoli, accusati di non aver prestato soccorso al ragazzo per proteggere il padre. «Un secondo dopo lo sparo è scattata la condotta illecita – ha detto il pg Vincenzo Saveriano nel corso delle repliche -. Tutti i soggetti sono rimasti inerti, non hanno alzato un dito per aiutare Marco».

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