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Le «nuove rivelazioni» di Loretta Bolgan sui vaccini Covid19 non sono nuove e soprattutto non sono vere

Abbiamo analizzato un’intervista, molto lunga, che raccoglie parecchi luoghi comuni apprezzati dalla narrazione NoVax sui vaccini Covid19

Abbiamo ricevuto diverse richieste di verifica per un’intervista di Morris San a Loretta Bolgan (entrambi molto apprezzati negli ambienti No vax), dove vengono espresse teorie volte chiaramente a screditare le strategie adottate per la lotta contro il nuovo Coronavirus, le terapie, e i vaccini. Facciamo presente che le tesi presentate nel video, caricato su YouTube il 22 marzo 2021, sono piuttosto vecchie e già analizzate in precedenti articoli. Stavolta però il personaggio che le veicola appare più autorevole.

Bolgan mette tanta carne al fuoco. Non si possono cogliere in solo articolo tutti gli errori dei suoi ragionamenti. Finito di leggere questa pagina vi consigliamo quindi di recuperare gli articoli precedenti su come funziona l’immunità al SARS-CoV-2, sul ruolo complesso dei vaccini in simbiosi con l’attuazione degli interventi non farmaceutici per contenere i contagi (mascherine, distanziamento sociale, coprifuoco, eccetera) e su cosa sono i «mutanti» del virus.

Per chi ha fretta

  • La definizione OGM per i vaccini anti-Covid di nuova generazione è fuorviante, non si tratta nemmeno di un termine scientifico
  • I vaccini non tengono conto solo del ceppo originario di Wuhan, ma anche della mutazione dominante D614G e le varianti Covid più preoccupanti (VOC) non mostrano di renderli significativamente obsoleti
  • No, i “mutanti” (ovvero le varianti) non sono virus diversi da SARS-CoV-2, che continua a essere rilevabile dai test diagnostici, sia attraverso la traccia genomica (test RT-PCR), sia attraverso gli antigeni mutati, ovvero le proteine Spike (test antigenico)
  • Come già visto in precedenti articoli, basati sulla letteratura scientifica, la proteina Spike (S) non comporta necrosi, né il fenomeno ADE
  • I vaccini sono forse i farmaci più controllati al mondo, i dati devono essere messi a disposizione dell’EMA prima dell’approvazione, sulla base di studi clinici che prevedono decine di migliaia di volontari, superando diverse fasi, con gruppi di controllo e doppio cieco, prevedendo benefici nettamente superiori ai rischi, che continuano a essere monitorati anche dopo, persino sulla base di segnalazioni non ancora verificate
  • No, non risultano migliaia di morti collegate ai vaccini anti-Covid, le fonti a riguardo si sono dimostrate inconsistenti
  • Nella letteratura scientifica non emergono evidenze rilevanti di un potenziamento dei vaccini a vantaggio di SARS-CoV-2
  • I precedenti di Bolgan come consulente di Corvelva nell’analisi di un vaccino tetravalente hanno fatto emergere da parte di diversi addetti ai lavori alcune perplessità sulla attendibilità delle sue analisi scientifiche.

L’analisi del video

Ecco, in sintesi, i temi principali dell’intervista. Cominciamo. La definizione di «vaccini OGM» in riferimento a quelli di nuova generazione sviluppati contro la Covid-19, a mRNA e a vettore virale. La possibilità che l’mRNA modifichi il DNA – per quanto considerata remota da Bolgan – non sarebbe del tutto esclusa. I vaccini attualmente somministrati farebbero riferimento al Wild Type, inteso da Bolgan come il ceppo isolato a Wuhan nel dicembre 2019, quindi non funzionerebbero coi ceppi attuali. L’mRNA dei vaccini dirotta tutte le attività della cellula, causando morte cellulare e gravi patologie, quali malattie neurodegenerative e tumorali. La proteina Spike alla base del funzionamento dei vaccini avrebbe una tossicità tale da provocare vari eventi avversi, quali il fenomeno ADE.

E ancora. Bolgan fa riferimento a vari studi che confermerebbero le sue tesi, ma sostiene contemporaneamente che i vaccini anti-Covid non sarebbero sufficientemente testati, cosa che contraddice la tesi precedente. Cita una precedente analisi condotta per Corvelva, la quale non riguarda i vaccini anti-Covid, ma il Priorix Tetra. Bolgan non smentisce l’intervistatore quando sostiene l’esistenza di «migliaia di casi che stanno morendo attraverso il vaccino». Secondo Bolgan i “mutanti” sarebbero «nuovi virus a tutti gli effetti con patologia diversa da SARS-CoV-2», per tanto un vaccinato non svilupperebbe anticorpi neutralizzanti. Inoltre la vaccinazione causerebbe un «potenziamento» del virus, quindi «senza vaccino SARS-CoV-2 sarebbe diventato endemico e sarebbe sparito da solo».

Vaccini OGM e l’ipotesi che mutino il DNA

Il tema dei vaccini OGM è stato “gonfiato” nei media, così come da personaggi come Claudio Messora (Byoblu) e Sara Cunial (che si era già avvalsa, come vedremo, del lavoro di Bolgan per screditare i vaccini). Per completezza facciamo presente che spesso queste tesi sono accostate esaltando la presenza di presunto DNA fetale nei vaccini. Bolgan da un lato sminuisce le tesi condivise da Messora e Cunial, non ritenendo elevato il rischio che i vaccini a mRNA o a vettore virale possano modificare il DNA contenuto nel nucleo delle nostre cellule, dall’altro non esclude la possibilità, lamentando l’assenza di verifiche in merito.

Dalla letteratura scientifica e dalla consultazione di esperti come il microbiologo Luca Fanasca e l’esperto di genomica comparata Marco Gerdol non risultano proprio i presupposti di base. Tanto il virus, quanto i vaccini e le nostre cellule non contengono enzimi in grado di portare a una mutazione del nostro genoma per mezzo dell’informazione genetica trasportata dai vaccini.

La definizione di OGM accostata ai vaccini anti-Covid è fuorviante. Il termine non è scientifico ma politico: definisce le tecniche di manipolazione genetica non autorizzate dall’Unione europea. Tutt’oggi sono in commercio prodotti geneticamente modificati. L’Ue ha così dovuto liberalizzare alcune tecniche ritenute OGM usate anche nella produzione di alcuni vaccini anti-Covid.

Cos’è il Wild Type e cosa sono i “mutanti”

Sia i vaccini a mRNA che quelli a vettore virale trasportano una porzione di codice genetico (RNA o DNA) contenente le informazioni per far produrre alle cellule le sole proteine Spike (S). Oltre al genoma originario, il cosiddetto Wild Type, isolato per la prima volta a Wuhan nel dicembre 2019, si deve tener conto anche della mutazione dominante D614G, attualmente si sta studiando anche come aggiornare i vaccini in ragione di varianti che dovessero dimostrare una rilevante capacità di eludere le difese immunitarie, come la Sudafricana e la Inglese.

Queste mutazioni riguardano soprattutto una porzione della Spike che si lega ai recettori delle cellule (RBD). Questo non rende i “mutanti” dei virus diversi, tanto che gli anticorpi suscitati dalla vaccinazione ne risulterebbero obsoleti. Abbiamo già visto nella letteratura scientifica che non è così. Lo vediamo quotidianamente in tutto il mondo attraverso gli screening eseguiti con i test diagnostici, compresi quelli RT-PCR che rilevano con estrema precisione la traccia genetica di SARS-CoV-2. Da questi campionamenti è stato possibile quindi tracciare l’emergere delle varianti, costruendo interi database.

Proteina Spike, morte cellulare e fenomeno ADE

Le energie spese dalla cellula per produrre gli antigeni, a seguito della penetrazione del mRNA sono notevolmente diverse da quelle che implicherebbero la produzione dell’intero virus a seguito della normale infezione. Quest’ultimo a sua volta avrà nuove copie in grado di infettare altre cellule e così via, danneggiando i tessuti e innescando in certe condizioni la tempesta di citochine e quella reazione autodistruttiva dell’organismo che caratterizza i casi gravi di Covid-19.

Con la produzione delle sole Spike a seguito della vaccinazione sicuramente le cellule coinvolte andranno in apoptosi, un fenomeno del tutto naturale che permette la continua sostituzione delle cellule vecchie con quelle nuove, da non confondere con la necrosi, che riguarda la distruzione di interi tessuti. I fenomeno ADE implica invece una situazione in cui SARS-CoV-2 userebbe le cellule immunitarie suscitate dalla vaccinazione per moltiplicarsi e poi infettarle. Questo fenomeno non si è mai verificato, sia nelle fasi sperimentali, sia durante la distribuzione di massa.

Migliaia di morti a causa dei vaccini?

L’Ema ha indagato in particolare su eventi avversi che si sono presentati i correlazione all’inoculazione dei vaccini a vettore virale di AstraZeneca e Johnson & Johnson. Si tratta di rarissimi eventi trombotici il cui collegamento coi vaccini non è stato dimostrato. Sappiamo invece che sono molto più probabili se dei soggetti a rischio contraggono la Covid-19. È come se rinunciassimo alla cintura di sicurezza o ai freni perché in rari casi il loro uso è stato correlato agli incidenti stradali.

Lo stesso discorso potremmo farlo per i presunti effetti a lungo termine dei vaccini, che oggi non possono essere né confermati né smentiti. Bolgan facendo accenno a questo aspetto chiude le sue tesi alla confutazione, mentre sappiamo che questa eventualità è remota tanto quanto gli incidenti aerei, abbiamo invece evidenze di effetti nella salute dei positivi a SARS-CoV-2 nel lungo periodo, al cuore, ai polmoni e a livello neurologico.

Sarebbe come dire: «Qualche paracadutista è morto strozzato dal proprio paracadute, quindi ci si vorrebbe lanciare senza». Un ragionamento del genere non quadra. A proposito, non risulta proprio un collegamento accertato tra vaccinazioni e morti: per trovarle a tutti i costi si cerca di travisare qualche studio serio, ma con scarso successo.

I vaccini potenziano il virus?

Si è parlato di narrazioni più articolate del ruolo dell’enzima RdRp (RNA polimerasi RNA dipendente), che permetterebbe al virus di replicarsi. Non di meno tale proteina non viene affatto codificata dal mRNA alla base vaccino. Anche le cellule umane non presentano alcuna RdRp. Ed è impossibile che un virus di questo tipo possa replicarsi sfruttando delle attività enzimatiche che non sono presenti nelle cellule dell’ospite.

Altre narrazioni, tipicamente apprezzate dai No vax, distorcono il concetto di «interferenza virale», avvalendosi di studi che non dimostrano affatto un potenziamento del virus, tanto meno che si possano contrarre forme più gravi di Covid-19. Nulla di tutto questo è mai emerso, né in fase di sperimentazione clinica, né durante l’inoculazione di massa, per lo meno per quanto riguarda i vaccini approvati dall’EMA in Europa o dall’FDA negli Stati Uniti.

Loretta Bolgan e le analisi su Priorix Tetra

Leggiamo sul suo profilo Linkedin che Loretta Bolgan è stata consulente scientifico per diverse organizzazioni che “denunciano” presunti danni da vaccino, fino agli esordi come tecnico di parte presso gli studi legali. Del resto Bolgan ha vantato un Dottorato di ricerca in scienze farmaceutiche conseguito ad Harvard. Un quadro esaustivo delle competenze di Bolgan in tema di vaccini e analisi degli stessi ce l’ha data il professor Marco Bella, docente di chimica organica e senatore del Movimento 5 Stelle, quando intervenne alla conferenza stampa organizzata il 24 gennaio 2019 alla Camera dei deputati da Sara Cunial (non una audizione, che prevede l’iniziativa di deputati o senatori).

L’evento riguardava le analisi condotte da Bolgan sulla presunta presenza di pericolosi contaminanti nel vaccino tetravalente a virus attenuato Priorix Tetra, somministrato ai bambini tra gli 11 mesi e i 12 anni di età, contro morbillo, parotite, rosolia e varicella. In rete circolano versioni tagliate della conferenza stampa, dove l’intervento di Bella è pressoché assente. Il Senatore chiede spiegazioni riguardo alle qualifiche con cui si presentava Bolgan: dottore in chimica farmaceutica con dottorato in scienze farmaceutiche alla Harvard Medical School di Boston. «Bolgan ha veramente conseguito un dottorato ad Harvard?», Bella in realtà conosce già la risposta: ha avuto modo di contattare l’Istituto, il quale nega tutto.

Riguardo al report tecnico di Bolgan sui vaccini per conto di Corvelva, il professore chiede chiarimenti riguardo al fatto che viene trovato addirittura il Viagra (Sic!). Non si tratta di un refuso, il termine viene ripetuto ben cinque volte nel documento, la stessa Bolgan annuisce. Non solo, dall’analisi dei lotti risulterebbero anche sostanze compatibili coi diserbanti, gli erbicidi e gli acaricidi. 

Bella fa notare inoltre, che gli spettri di massa utilizzati per tale analisi arriverebbero a sette cifre decimali – cosa davvero sorprendente – infatti non sono noti al mondo strumenti così precisi. Bolgan non riesce in nessun modo a dare una risposta, e Cunial interrompe l’intervento di Bella. Il professor Enrico Bucci, esperto nella revisione degli studi scientifici in campo biomedico, analizzò i due documenti presentati alla conferenza, assieme ai professori Raffaele Calogero e Piero Carninci:

  • Vaccinegate: Report analisi metagenomiche su Priorix Tetra
  • Do you cov me? Effect of coverage reduction on species identification and genome reconstruction in complex biological matrices by metagenome shotgun high-throughput sequencing.

Contrariamente alle richieste di trasparenza di Corvelva, il primo documento non permette ai revisori di accedere ai dati.

«Si desume come il documento in questione sia stato utilizzato per ingenerare un pubblico allarme – continua Bucci – senza al contempo mettere a disposizione della comunità scientifica e dei cittadini tutti i dati in originale, al fine di verificare le dichiarazioni rese, come ci si attenderebbe da un’analisi fatta secondo i canoni, globalmente accettati, del metodo scientifico».

Il secondo documento dovrebbe essere uno studio scientifico, il quale è stato bocciato dai revisori, particolare che viene omesso, presentando il paper come «sottoposto a valutazione». Il piatto forte resta la presenza «eccessiva» di DNA umano, come la presenza di genomi di altri patogeni, quali HIV.

«Non è possibile confermare la presenza di nessuno dei genomi contaminanti riportati, ed esistono forti indizi che portano a pensare alla presenza di numerosi falsi positivi – continua Bucci – Non esistono limiti di legge in Europa che fissino una soglia per l’ammontare di DNA umano presente in un lotto vaccinale […]  vi è da tempo evidenza che anche dosi altissime di DNA umano non sia in grado di indurre rischi significativi neppure su periodi di osservazione lunghi».

Conclusioni

Le opere sui vaccini di Loretta Bolgan sono stati nel tempo ampiamente contestate, come si capisce da una efficace analisi del suo operato in qualità di consulente scientifico per Corvelva di Graziella Morace del 7 gennaio 2021 per la rivista Query, organo del CICAP (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze). L’autrice contesta anche delle affermazioni più possibiliste della Bolgan riguardo ai presunti effetti dei vaccini a mRNA sul genoma umano:

«Oppure potrebbero verificarsi alterazioni epigenetiche, che significa una modifica dell’espressione dei geni. Non mutazioni della sequenza, ma cambiamenti nel modo in cui i geni vengono espressi».

Tutte le affermazioni qui analizzate sono state già trattate e fanno parte del bagaglio culturale dei gruppi No vax. Contrariamente a quanto accennato da Bolgan, non risulta una letteratura scientifica di qualità che supporti le sue tesi, nemmeno ammettendo che al momento non si possano verificare eventuali effetti a lungo termine, in quanto il rischio è già commisurato in confronto a quello che comporterebbe la Covid-19 nei soggetti più a rischio.

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