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Sanremo, attenti a Ditonellapiaga: «Non vinco, ma se vinco porto in vacanza amici e parenti». L’intervista

24 Febbraio 2026 - 15:15 Gabriele Fazio
La cantautrice romana è risultata prima nella classifica dei voti dei giornalisti dopo i preascolti

Quando Margherita Carducci ha calcato per la pria volta il palco del Teatro Ariston, in gara tra i Big del Festival di Sanremo, era il 2022, lei aveva 25 anni, aveva solo un EP nel curriculum e si era guadagnata un posto nella più importante vetrina dello showbiz italiano grazie ad una hit in canna, Chimica, che poi tale si rivelerà, e il supporto di un mito come Donatella Rettore, che Amadeus, allora direttore artistico, sperava tanto di poter coinvolgere in uno dei suoi Festival. Oggi Margherita Carducci, Ditonellapiaga per tutti, torna con Che fastidio!, altra hit, forse anche superiore a Chimica, cosa riconosciuta anche dopo i preascolti dei giornalisti, che le hanno tributato i voti più alti, forte di un Premio Tenco per la migliore opera prima, Camouflage, e uno stile perfettamente centrato.

Quando hai saputo di essere dentro Sanremo ‘26, ti sei detta “Torno a Sanremo per…”?”
«Torno a Sanremo per portare la mia identità al 100%, per portare una cosa divertente, pungente ma simpatica, spero sia un momento di freschezza sul palco. Ci proverò».

Il tuo pezzo è particolarmente brillante ma non è furbo, perché rispecchia totalmente quello che hai già mostrato nei tuoi primi due album…
«Il pezzo non è nato per essere presentato a Sanremo, il brano è un mio sfogo personale, l’ho scritto divertendomi. Quando mi è stato detto “Secondo me dobbiamo portare questo”, io ho risposto “Ragazzi siete pazzi”; e invece a quanto pare è stata una scelta giusta. Io non riuscivo a vedere il potenziale di questo brano, perché mi sembrava un pezzo molto pungente, molto irriverente, quindi non pensavo potesse essere “largo”, e invece probabilmente io, avendolo scritto, non riuscivo a vedere quello che poi invece poteva essere per gli occhi e le orecchie degli altri. È un brano 100% Ditonellapiaga, vado lì e faccio me stessa, non ho fatto compromessi per poter essere un po’ più accessibile, no, perché questo nuovo percorso voglio che sia identitario. Io sono così, se vi va bene, bene, se non vi va bene, amen, non si può piacere a tutti».

Intanto sappiamo che sei piaciuta tanto ai giornalisti.
«Infatti è assurdo».

Come l’hai presa quando hai visto i voti dopo i preascolti?
«Io quando ho visto la classifica ho proprio pensato “È un cortocircuito”, non mi sembrava possibile che un brano come questo fosse quello più piaciuto, perché è un brano anche fastidioso nelle sonorità, è un calcio in faccia. Quindi leggere queste recensioni mi ha fatto capire che le persone hanno capito quello che volevo dire e cosa volevo che arrivasse. Non era scontato, non sapevo se le mie intenzioni fossero chiare, il fatto che fosse un brano autoironico, che non fosse arrogante, perché non è assolutamente così, io ironizzo su me stessa, sulla mia vita, su tutti i rituali sociali di cui faccio parte».

Al netto del gioco di parole divertente, tu che sei da poco nel giro grosso della musica italiana, quanti “Tronisti presentati come artisti” hai trovato?
«Quella frase anche a me fa molto sorridere. Io penso che ci siano personalità raccontate come molto più elevate di quello che sono, penso che sia giusto rispecchiare e rispettare la propria natura, penso che ci sia la tendenza a far cantare tutti, o a far recitare tutti. Ecco, magari non tutti hanno lo stesso talento e, con simpatia ovviamente, volevo fare leva sul fatto che ogni tanto capita (ma è sempre capitato penso) di vedere persone che ricoprono dei ruoli che uno pensa: “Ma cavolo, c’è tanta gente talentuosa al mondo!”. È evidente che ci sono personalità che magari per altre doti, magari estetiche, non so, ricoprono dei ruoli che sarebbe bello vedere ricoprire a persone che io ritengo più talentuose. Però ovviamente è una battuta simpatica, penso di averne incontrati un po’, ma chissà, magari per qualcuno quella persona sono io, spero di no».

La tua storia è molto particolare, sei arrivata direttamente tra i big di Sanremo da debuttante quasi assoluta. Cos’è successo in questi due anni, com’è cambiata la tua vita, com’è cambiata la tua prospettiva sulla musica?
«In questi due anni devo dire di aver imparato tantissime cose e di aver affrontato tante fasi diverse della mia carriera. Io ho fatto il Festival che venivo dalla scrittura di Camouflage, mentre facevo altro, un altro lavoro, e la musica era la mia passione, ma non era ancora il mio lavoro. Poi da 0 a 100, come canta Baby K, così, pum, faccio il botto più grande della mia vita, una prima esperienza sul palco dell’Ariston. Così ho dovuto imparare tutto in due anni, in realtà è un po’ come se io avessi costruito una facciata in quattro e quattr’otto per fare il festival, ma poi ho dovuto costruire le fondamenta dell’edificio, perché comunque una carriera, qualsiasi tipo di carriera, non si forma soltanto su un palco importante una volta, anzi, c’è tanta gavetta da fare, e io l’ho fatta dopo, e questa cosa per certi aspetti mi è servita, ma mi ha anche fatto mettere in discussione la mia identità».

Come mai?
«Diciamo che sono entrata nel mondo discografico così, dal nulla, e mi sono iniziata a guardare intorno. Quando le cose hanno iniziato a funzionare di meno, a un certo punto sono stati messi in discussione dei punti cardine della mia identità, tipo la teatralità, tipo il nome, e in quel momento ho avuto una profonda crisi, che poi è un momento che io racconto molto nel mio nuovo disco. E in questa riscoperta della mia identità c’è anche la scrittura di questo brano, ovvero Che fastidio!, che è un po’ un rifiuto della forma, dell’essere sempre sorridenti, di questi party in cui devi fare PR e parlare di lavoro ed essere sempre carino. Ecco, tutte queste cose sono cose che ho affrontato, a volte con leggerezza, in certi momenti mi sono pesati un po’ di più, soprattutto quando mi sentivo fuori posto».

Ti è mai venuto il dubbio potessi essere un fuoco di paglia?
«Si, penso tuttora di poter essere un fuoco di paglia. Ma penso che nessuno si senta mai arrivato, soprattutto se sei una persona mediamente ambiziosa, però avere un’esposizione così grande, anche come quella che sto avendo adesso, ti mette sulla montagna russa, hai dei picchi molto alti di consenso, quindi anche di autostima, e poi è inevitabile che a un certo punto la montagna russa, per essere tale, per funzionare, deve scendere, per poi magari risalire. A me il picco verso il basso è servito tantissimo, ovviamente l’ho vissuto male, anche se non è stato neanche così drastico, però è stato necessario per capire cosa per me fosse importante, per la mia musica, per la mia personalità artistica, ma anche come persona, per capire quali sono le cose che a me va di fare, cosa mi piace e cosa non sono disposta a sacrificare. Poi, è ovvio, la vita è piena di compromessi, tutti li facciamo, non bisogna essere poco elastici o avere i paraocchi, però mi rendo conto che avere la consapevolezza che una carriera sia fatta di alti e bassi e che sia inevitabile scendere dopo un picco, mi aiuta a tenere i nervi saldi. Poi non sempre riesco a mettere in pratica questi autoinsegnamenti, però è importante, secondo me inizi a sbagliare quando non accetti che la cosa finisce. Come le ubriacature, questo me l’ha detto il mio ragazzo ed è molto intelligente: quando sei tanto ubriaco, sei marcio, è perché non accetti che l’ubriacatura sta scendendo, così continui a bere, però ti fai solo più male. Ecco, questa è una cosa che penso si possa applicare a tante cose nella vita».

Come mai hai scelto di portare Tony Pitony nella serata delle cover?
«Penso sia la scelta giusta perché è la personalità più irriverente che abbiamo in questo momento nel panorama musicale italiano e perché ha una voce incredibile. Ovviamente molti lo sanno, molti non riescono a rendersene conto, perché magari si fermano ai testi pungenti, divertenti, ma Tony canta da paura e io volevo presentare una proposta musicalmente divertente, diversa dal brano che ho in gara, come stile, e l’unica persona con cui potevo farlo era lui. Volevo presentare una performance teatrale, anche musicalmente, insomma tosta. Lui è un artista che io stimo molto e avendolo conosciuto anche come persona lo stimo moltissimo, anche a livello umano e professionale, è una persona molto carina, molto disponibile, soprattutto in un periodo della sua vita così intenso, perché sta affrontando un boom incredibile ed è sempre mega a disposizione, abbiamo fatto un lavoro bellissimo e non vedo l’ora di farlo sul palco».

Lui ha subito delle critiche, anche pesanti, da personalità femministe della discografia, e non aveva nemmeno l’esposizione mediatica di Sanremo. Sei pronta ad affrontare chi ti accuserà di aver portato lì un personaggio misogino e volgare?
«Per me Tony è un personaggio irriverente e sarcastico, dichiaratamente ironico. Ovviamente quando tu ascolti una sua canzone non stai ridendo con lui ma stai ridendo di lui, come succede con Checco Zalone, come tantissimi comici che hanno un linguaggio estremamente forte. Si ride della contraddizione che lui sta esponendo, non stai ridendo con lui tipo bullo, quindi per me, ai miei occhi, è chiara l’ironia e il fatto che non sia minimamente serio. Però è giusto che ognuno abbia la propria sensibilità, che è ovviamente imprescindibile, ed è chiaro che ad alcune persone non possa piacere. Io l’ho scelto perché volevo portare sul palco una proposta matta, irriverente, teatrale e musicalmente che spacca il culo e lui spacca il culo».

Riguardo la canzone che avete scelto, The Lady is a Tramp. Ma “Tramp” è inteso con la “A” o con la “U”?
«No, ovviamente il senso del pezzo è quello originale e mi piace molto che si sposi con il brano che porto in gara, perché il pezzo parla di una donna che fa parte dell’upper class e che rifiuta un po’ le norme della società e anche Che fastidio! racconta un po’ di questo».

Quindi con la “A”…?
«Si si, con la “A”».

Conti quest’anno ha evidentemente puntato sulle ballad, tu hai uno dei pochissimi brani che potrebbero fare una bella figura all’Eurovision, tu ci andresti serenamente?
«Io onestamente penso che tutti i brani che hanno potenzialità per l’Eurovision poi non ci vanno mai all’Eurovision, è sempre così. Io in questo momento non ci sto pensando, il mio obiettivo per il 2026 era prendere la patente, l’ho presa ieri e quindi il mio life goal intanto l’ho portato a termine. Ora faccio il percorso per Sanremo, che sarà faticoso, sarà stressante, non vincerò, quindi non ci sto proprio pensando. Poi se dovessi vincere ci penserò, ma tanto non succederà. Tra l’altro penso che pensare di vincere porti anche un po’ sfortuna, quindi per ora non ci penso, tanto non succederà».

Non voglio portarti sfortuna ma ti chiederei di finire la frase: “Se vinco Sanremo…”?
«Oddio! Ma non succederà mai, non vincerò mai Sanremo! Se vinco Sanremo, non lo so, offro una vacanza a tutti gli amici e ai miei genitori. Insieme. Sarebbe un po’ strano però…».

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