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Sanremo, Ermal Meta: «All’Eurovision andrei, e se ci fosse Israele canterei questa canzone ancora più forte»

26 Febbraio 2026 - 11:53 Gabriele Fazio
Ieri Ermal Meta ha convinto il pubblico e la Sala Stampa Lucio Dalla strappando uno slot nella cinquina dei più votati. E oggi si è sbilanciato sulla possibile partecipazione al contest internazionale

Negli ultimi anni uno degli argomenti più caldi durante la settimana sanremese è l’Eurovision Song Contest, quest’anno la polemica si è formata, così come in occasione dell’organizzazione di tutti gli eventi culturali e sportivi a livello europeo e mondiale, la partecipazione di Israele. Una polemica che in certi casi si è trasformata in vero e proprio boicottaggio dell’evento, come nel caso di Spagna, Paesi Bassi, Irlanda, Slovenia e Islanda, che hanno rifiutato di condividere quel palco con Israele. E l’Italia? L’Italia parteciperà, la Rai è stata chiara, così la palla nelle ultime settimane è passata nelle mani dei singoli cantanti in gara al Festival, specie dopo che Levante ha acceso la miccia annunciando che in caso di vittoria si rifiuterebbe di partecipare.

La scelta di Ermal Meta

Quasi nessun artista in gara, durante le interviste pre Festival, si è sbilanciato sulla questione, soprattutto perché andare all’Eurovision vuol dire vincere Sanremo e nessuno ammette mai, convenzionalmente ormai, l’interesse per la gara. Anzi, tutti tendono a minimizzare. Non fa eccezione Ermal Meta, che in conferenza stampa ha messo le mani avanti: «Non è una preoccupazione perché non credo di avere possibilità di vincere il Festival». Il cantautore, 44 anni, che ieri ha convinto il pubblico con la sua Stella stellina e che già nel 2018, da vincitore del Festival con Non mi avete fatto niente in duetto con Fabrizio Moro, ha partecipato alla kermesse europea (si classificarono quinti), però, a differenza di altri, si espone nettamente e in maniera spiazzante sulla questione Israele: «Ci andrei perché questa canzone ha un valore per me e ritengo che sia giusto portarla su quel palco. Non farlo sarebbe come non fare l’ultimo passo. Israele è bene che ci sia nel mio caso. Se c’è, canterei questa canzone ancora più forte. Questo è il mio compito». Già in questa intervista aveva parlato del senso della sua canzone, e ha ribadito il concetto durante le sue esibizioni, portando sul palco i nomi dei bambini palestinesi.

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