Coronavirus, l’accusa di Sofia contro la casa di riposo degli artisti di Milano: «Zero vittime? Mio nonno è morto lì a marzo» – Video

La denuncia di una ragazza dopo la scomparsa di suo nonno in una struttura di Milano che fino a ieri veniva descritta come modello virtuoso

Parte da una ragazza l’accusa verso la casa di riposo Giuseppe Verdi di Milano descritta nei giorni scorsi come esempio virtuoso tra le strutture lombarde per il bassissimo tasso di mortalità dovuto all’epidemia da Coronavirus. Sofia Marzorati su Facebook racconta della scomparsa del nonno, ospite della struttura, a fine marzo. Una morte «fatta passare in silenzio, come se non fosse mai successa». La ragazza così smentisce le ultime dichiarazioni che lei stessa cita dei vertici della casa di risposo rilasciate al Tgr Lombardia e quel che era stato raccontato nella newsletter Altre storie, dell’ex direttore di Repubblica Mario Calabresi: la struttura avrebbe registrato una sola vittima, di 94 anni, deceduta quando era ricoverata in ospedale e il marito, che era andata a trovarla sempre in ospedale, si era ammalato per poi guarire.


Il racconto

La direttrice parla di un solo caso accertato «e che tutti gli altri ospiti stanno bene. Mio nonno non stava bene, il 25 marzo è morto», dice Sofia, che poi prosegue nel raccontare i fatti nel dettaglio: «Circa undici giorni prima un compagno di mio nonno è stato ricoverato in ospedale per una grave malattia. Dopo poco, mio nonno ha cominciato con tosse secca, febbre e difficoltà respiratorie». L’anziano uomo è peggiorato, «venendo trasferito nella Rsa, al piano di sotto. La diagnosi si è basata solo sui sintomi, non essendo stato eseguito alcun tampone. Quando è morto è stato trasferito nella camera morturaria e avvolto in un lenzuolo come da prassi per i malati Covid. Quando ci hanno portato le ceneri in Toscana, insieme all’urna è stato allegato un foglio in cui si diceva che nonno non era morto per alcuna malattia infettiva».

Anche il padre di Sofia, Claudio, ci racconta qualche dettaglio in più: «Quando mio papà è entrato nella casa di riposo era in buona salute: 93 anni, autosufficiente, lucido. Tanto che non stava nell’Rsa ma nell’Albergo. Era entrato a ottobre scorso. Poi si è ammalato con i sintomi descritti da mia figlia. Un quadro clinico che non lascia scampo. Neanche gli antibiotici servivano. In seguito è finito in Rsa con l’ossigeno, curato splendidamente, e continuava a essere lucidissimo. Ci ha avvisati dicendo che stava morendo e che non voleva assolutamente noi ci muovessimo perché avremmo corso il rischio di ammalarci. Ci è stato detto che ha avuto una polmonite bilaterale e problemi respiratori gravissimi. Quando è morto non abbiamo potuto nemmeno fare la vestizione».

La famiglia ha chiesto spiegazioni alla direttrice della struttura, Danila Ferretti. «Le abbiamo domandato perché mai raccontasse di un solo caso di decesso per Covid. Va bene, quello era un caso accertato, ma i sospetti? Lei ci ha risposto che non poteva dire assolutamente di cosa fosse morto perché non erano chiare le cause, che non poteva dire nulla anche fosse stato un caso sospetto».

La casa per anziani si trova a pochi passi – e a circa un chilometro – dal Pio Albergo Trivulzio, l’Rsa dove da gennaio sarebbero stati ricoverati «molti pazienti» con polmoniti e sintomi di insufficienza respiratoria. L’11 aprile arriva l’iscrizione nel registro degli indagati per il direttore generale del Pio Albergo Trivulzio, Giuseppe Calicchio, indagato per epidemia colposa e omicidio colposo. Dal 14 aprile, prima con il sequestro delle cartelle cliniche dei pazienti, poi con l’acquisizione della documentazione relativa alla gestione della struttura, solo ieri, medici e infermieri dell’Albergo hanno rotto il silenzio con un comunicato: «Siamo stati lasciati completamente da soli, senza direttive che prevedessero protocolli aziendali diagnostico-terapeutici, senza univoche direttive sul trattamento dell’epidemia del Coronavirus, senza norme di isolamento, senza la possibilità di fare tamponi e senza DPI fino al 23 marzo», hanno detto.

In seguito alla pubblicazione di questo articolo, la Residenza ci ha inviato la seguente precisazione: «Da oltre vent’anni la Casa di Riposo ha ospitato nello stesso arco temporale al massimo 62 anziani. Il 1 gennaio 2020 gli ospiti erano 55, nel corso dell’anno sono deceduti tre anziani e ne sono stati accolti altrettanti. Per quanto ci risulta, vi è stato un solo caso di decesso causato da Covid 19 accertato, relativo ad una donna anziana, avvenuto lo scorso 18 marzo, peraltro all’interno di una struttura ospedaliera presso la quale la stessa era stata ricoverata».

Il parere degli esperti:

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