Crisi di governo, 156 senatori votano la fiducia a Conte, 140 i contrari e 16 gli astenuti. Italia viva si è astenuta, due «sì» di Forza Italia

Maggioranza relativa al Senato, per l’assoluta serviva il «sì» di 161 senatori. Alla base del ritardo nella lettura dell’esito del voto di fiducia il caso Ciampolillo, assente alla prima e alla seconda chiama

La sliding door della crisi di governo, il voto a Palazzo Madama, è stata superata dal governo Conte. Sono stati 156 i senatori che hanno votato la fiducia all’esecutivo, i contrari 140 e gli astenuti 16. Maggioranza relativa, dunque, e non assoluta, che sarebbe stata raggiunta con il voto di 161 senatori. Il premier Conte ha già convocato una riunione di maggioranza.


Il caso Ciampolillo-Nencini

Il ritardo nella lettura dell’esito del voto di fiducia al Senato è derivato dal caso Lelio Ciampolillo. L’ex senatore del Movimento 5 stelle, passato al gruppo Misto, è risultato assente alla prima e alla seconda chiama. Ha chiesto di esprimersi, tuttavia, quando le votazioni si erano appena chiuse. Trattandosi di un voto importante per la stabilità del governo, la presidente del Senato Elisabetta Casellati ha deciso di delegare ai questori la scelta sul suo voto. Dopo circa 20 minuti di attesa, senza conoscere l’esito della consultazione dei questori sul caso Ciampolillo, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha lasciato Palazzo Madama, consapevole di aver ottenuto la fiducia, ma con un margine molto risicato.

Dopo minuti concitati, la presidente Casellati ha consentito sia a Ciampolillo che a Riccardo Nencini (anche lui, per questioni ancora da chiarire, non presentatosi alla seconda chiama) di potersi esprimere. «Abbiamo visualizzato le immagini e i senatori Nencini e Ciampolillo hanno espresso la volontà di votare prima della chiusura del voto». Nencini e Ciampolillo hanno espresso la loro fiducia all’esecutivo. La seduta è tolta alle ore 22.35.

Le 13 ore e mezza al Senato

«Nulla sarà come prima dopo la pandemia di Coronavirus. Il Governo deve essere all’altezza». Con un discorso sulla falsariga di quello pronunciato ieri alla Camera, dove ha ottenuto la fiducia con la maggioranza assoluta, Giuseppe Conte ha affrontato oggi a Palazzo Madama la vera e propria prova del nove per la tenuta del Governo e della premiership, con il voto di fiducia del Senato. Una prova difficile, con una maggioranza assoluta fissata a 161 voti che non è stata raggiunta.

«I numeri sono importanti, oggi ancora di più», aveva ribadito il premier Conte, richiedendo la fiducia ai «volenterosi» e «responsabili» con vocazione «europeista». «Questo è un passaggio fondamentale per la vita istituzionale del nostro Paese. Però ancora più importante è la qualità del progetto politico. E noi chiediamo a tutte le forze che hanno a cuore il destino dell’Italia: aiutateci», il suo appello.

Salvini: «Non state cercando dei volenterosi, ma dei complici da pagare per non lasciare la poltrona»

Mai presidente, ma «avvocato Conte»: non ha usato alti modi, Matteo Salvini, per rivolgersi nel suo discorso al presidente del Consiglio. «Stiamo discutendo di una crisi che è tutta in casa vostra. Avete fatto nascere un governo con l’unico collante di non andare a elezioni», ha detto il senatore della Lega, prima di attaccare il governo sulle motivazioni della crisi: «State litigando sui fondi europei che sono per due terzi prestiti che i nostri figli dovranno ripagare entro il 2056».

E ancora: «Non state cercando dei volenterosi, ma dei complici da pagare per non lasciare la poltrona». Dopo l’introduzione, Salvini ha elencato tutte le differenze che caratterizzano la Lega dalle forze di maggioranza: «Intendiamoci sul senso delle parole. L’Italia è uno dei padri fondatori dell’Europa. Domanda: un governo che mette a rischio la salute dei cittadini perché mancano i vaccini per cui ha delegato l’Europa, è un governo europeista o un governo di incapaci?».

«Un governo che fa vendere la Fiat ai francesi, è un governo di europeisti o un governo di fessi? E poi, lezioni di diritti umani da chi mette sullo stesso piano gli Stati Uniti e la Cina non le prendiamo», ha insistito sull’europeismo al centro dei discorsi di Conte. «Se l’Europa imporrà nuovi sacrifici e nuova austerità, la patrimoniale sulle case e sui conti correnti, e voi direte sì, non sarete europeisti, ma attentatori nei confronti degli italiani».

E ancora: «Non ha dedicato manco una parola all’Agricoltura. L’Europa ci propone cibo sintetico, noi siamo per la dieta mediterranea». Poi ha fatto leva sulle divergenze interne alla stessa maggioranza: «Oggi, in Europa, il Pd ha votato a favore della Tav e i 5 stelle hanno votato “no”. Non voglio un governo ostaggio dei “no”».

Ilva, Ponte sullo Stretto, Autostrade: sono tanti i dossier evocati da Salvini, secondo cui «il governo ha deciso di non decidere». Avviandosi alla conclusione, Salvini ha caldeggiato il ritorno alle urne: «Noi la fiducia non la diamo a lei, ma ai cittadini italiani. Mollate la poltrona. Ricordo – ha aggiunto – ai senatori a vita che legittimamente voteranno la fiducia cosa diceva il leader dei 5 stelle: I senatori a vita non muoiono mai. O almeno, muoiono troppo tardi».

Casellati ha redarguito Salvini sulla «non appropriatezza delle parole – sottolineando che – è stato davvero irrispettoso nei confronti dei senatori a vita». Dall’aula si è sollevato un coro di «pagliacci» rivolto ai banchi della Lega. Poi, la presidente del Senato ha minacciato di togliere la parola a Salvini, il quale è riuscito a concludere con «andate a casa che è ora».

Bellanova conferma l’astensione dei 18 senatori di Italia viva

La dichiarazione di voto per Italia viva non l’ha fatta Matteo Renzi, ma Teresa Bellanova, la ministra dell’Agricoltura dimessasi il 13 gennaio. La crisi di governo «non è un braccio di ferro tra Iv e Renzi e Conte ma il banco di prova per capire se prevale il rispetto della Costituzione e l’interesse pubblico», ha esordito. Poi, ha spiegato che è stata l’assenza di prospettive ad aver imposto la rottura: «Non può essere soltanto l’affrontare l’emergenza a tenere in piedi un governo, ci deve essere una visione, avviare la ripresa economica: resilienza è una parola vuota altrimenti e tutto questo nel suo governo manca».

In conclusione del suo intervento, Bellanova ha fatto ricorso a una metafora per descrivere la situazione attuale a Palazzo Chigi: «Per noi non abbiamo chiesto nulla, non abbiamo seminato mine, ma abbiamo avanzato solo proposte per il futuro del Paese. Conte ha preferito restare sordo e si è impegnato senza sosta e in prima persona in una ricerca tartufesca di responsabili per pura sopravvivenza, la sua. Non avalleremo una soluzione puramente numerica che condanna il Paese a un vuoto di prospettiva. Per questo ci asterremo».

Conte replica a Renzi e annuncia: «Se non ci sono i numeri, il governo va a casa»

Il presidente del Consiglio, intervenuto dopo le dichiarazioni di tutti i senatori, ha messo subito in chiaro che «c’è un problema di numeri e, se non ci sono, il governo va a casa, non va avanti». Poi è passato alla replica a Italia viva, «Avete ritenuto che la cabina di regia non era accettabile? Ma quando mai non è stata discussa? Il risultato è che ora dobbiamo affrettarci e il lavoro è urgente, perché ce lo chiede anche l’Ue. Quando si sceglie la via del dialogo, e voi lo sapete, non avete mai trovato porte chiuse. A un certo punto avete scelto la strada dell’aggressione e degli attacchi mediatici, avete cominciato a parlare fuori e non dentro. La rispettiamo ma possiamo dire che forse non è la scelta migliore negli interessi del Paese?».

Conte ha ribadito poi il tipo di richiesta che ha rivolto ai senatori, invitandoli a stringere un patto di fine legislatura: «Noi abbiamo chiesto contributi per un progetto, con scelte chiare e valoriale, con una chiara vocazione europea e atlantica. Si basa su un solido dialogo sperimentato già da almeno tre forze di maggioranza ma è ben aperto a chi vuole migliorarlo, a chi vuole dare un contributo leale».

Poi, rivolgendosi di fatto a Renzi, ha risposto sulla questione delle poltrone: «Quando sento questa parola io non mi vergogno di dire che stiamo seduti su queste poltrone. Non è importante – lo dico ai cittadini – dire ‘non sono interessato alla poltrona’ ma essere interessati a star seduti con disciplina e onore». Alla fine dell’arringa, Conte è stato richiamato dalla presidente del Senato Casellati a rialzarsi per porre la questione di fiducia della quale si era dimenticato.

Matteo Renzi: «Presidente, torna a parlare di idee, non di poltrone»

«Non è stata ancora aperta una – vera – crisi istituzionale, perché lei non si è dimesso». Il discorso di Renzi al Senato è stato duro e subito indirizzato alle mancanze che il senatore di Scandicci imputa al presidente del Consiglio. «Lei ha avuto paura di salire al Colle perché ha scelto un arrocco che spero sia utile per lei ma credo sia dannoso per le istituzioni», ha detto tornando più volte sul tema delle poltrone. «Le ho chiesto di fare un passo in più, non trasformi la discussione politica in una distribuzione di incarichi. Lei forse pensa davvero che la politica sia l’arte difficile del governo, ma non possiamo limitarci di dare una poltrona in più».

Dopo aver spiegato le ragioni delle dimissioni delle ministre e del sottosegretario di Italia viva, Renzi è tornato a colpire Conte sul trasformismo: «Ha cambiato la terza maggioranza in tre anni, ha governato con Matteo Salvini. Oggi so che è il punto di riferimento del progressismo e ne sono contento, ma ha firmato i decreti Salvini e quota 100. Ora si accinge alla terza maggioranza diversa ma ci risparmi di dire che l’agenda Biden è la sua agenda dopo aver detto che l’agenda di Trump era la sua sua agenda».

«Se va all’assemblea generale dell’Onu e rivendica il sovranismo, non può dirsi antisovranista, se va alla scuola di Siri e si dice populista, ora non può dirsi antipopulista. Non può cambiare le idee per mantenere la poltrona». Renzi ha concluso il suo discorso, ancora una volta, insistendo sul tema delle poltrone: «Quando si fa politica si può anche rinunciare a una poltrona non a un’idea, mi auguro che metta al centro le idee e non lo scambio di poltrone perché il Paese non si merita un mercato indecoroso».

Pallottoliere fermo a 153, caccia ai «volenterosi» di Forza Italia

Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia, si è detto «tranquillo»: il centrodestra è «compatto sul no» alla fiducia a Conte. Con l’astensione confermata da Italia viva e quella probabile del senatore del Psi Riccardo Nencini, il pallottoliere della maggioranza si ferma a 153 voti certi. I riflettori sono puntati proprio sul partito di Silvio Berlusconi dal quale, dicono voci di palazzo, potrebbero arrivare tra i 2 e i 4 senatori a sostegno dell’esecutivo.

Il conteggio, alle 15 del 19 gennaio, annovera tra i «certi» della maggioranza 91 senatori dei 5 stelle (senza Franco Castiello, assente per Covid), 35 del Pd, 4 del Maie, 6 di Leu (compreso Sandro Ruotolo), 7 delle Autonomie, i senatori a vita Elena Cattaneo, Liliana Segre, Mario Monti e i senatori del misto Sandra Lonardo, Tommaso Cerno, gli ex M5s Maurizio Buccarella, Gregorio De Falco, Lelio Ciampolillo e Luigi Di Marzio. Tuttavia, Ciampolillo e Di Marzio non hanno ancora confermato ufficialmente il loro “sì” alla fiducia.

Cerno torna al Pd e vota la fiducia

Il senatore Tommaso Cerno, eletto a Palazzo Madama con il Pd, lo scorso febbraio annunciò l’approdo a Italia viva, salvo poi fare il salto direttamente al gruppo Misto. Adesso, ha dichiarato all’Ansa che è pronto ad abbandonare il Misto per tornare al Pd e votare la fiducia a Conte: «Stasera torno al Pd, da indipendente e senza tessera, e voterò molto convintamente la fiducia al governo Conte» ha detto Cerno.

«Sostengo da sempre l’alleanza Pd-M5s anche quando sembrava un’ipotesi assurda – ha aggiunto -. Nel suo discorso Conte ci ha detto che ha un progetto politico, che andrà avanti anche senza Renzi. Insomma è più importante il progetto politico e, visto che Conte ha rottamato Salvini e da oggi Renzi, significa che l’alleanza Pd-M5s è politica. Quindi mi dà garanzia che sta dicendo la verità, ci sto e torno al Pd».

Lonardo attacca Meloni: «Si è dimenticata che usò Scilipoti»

Come già annunciato, da lei e dal marito Clemente Mastella, la senatrice del gruppo Misto Sandra Lonardo accorda la fiducia al governo: «Mi sento responsabile, costruttrice, ditelo come volete, e darò il mio voto a governo europeista del presidente Conte». Dopo una disamina delle manovre fatte da Matteo Salvini e da Matteo Renzi per consentire la formazione di un esecutivo in questa legislatura, Lonardo è passata a un duro attacco contro la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni che ieri, a proposito dei responsabili, aveva parlato di Mastella airlines: «Forse con ipocrisia, la Meloni si è dimenticata che usò il confortevole aereo Scilipoti per conservare il suo posticino da ministro nel governo Berlusconi. È un’incredibile dimenticanza per una donna senza macchia – ha concluso -. Anzi, saremmo curiosi di sapere come ci si sta sulla “Scilipoti airlines”. Che doppiezza e come direbbe Totò, ma ci faccia il piacere!».

Monti voterà la fiducia a Conte

Mario Monti nel suo intervento al Senato ha detto: «È una richiesta di fiducia particolare, le conferisce un onore e al contempo farebbe di lei probabilmente il terzo uomo di Stato, dopo due figure molto rilevanti e molto diverse tra loro quali Alcide De Gasperi e Silvio Berlusconi, che sarà stato presidente del consiglio dei ministri per un’intera legislatura di cinque anni. Questo è uno scenario che con la fiducia di oggi diventerebbe possibile. Questo è sicuramente un suo merito, ma è anche una grande responsabilità perché quasi nessuno avrà la possibilità che lei sta avendo di cambiare il Paese».

E ancora. «Le considerazioni tenute dal presidente del Consiglio mi inducono ad un orientamento positivo», ha annunciato il senatore Monti, in particolare dato dal «forte ancoraggio al campo europeista» in modo da realizzare «ancor più appieno l’interesse nazionale, in risposta a certi sovranisti». «Porto il mio voto libero e condizionato alle mie convinzioni sui singoli provvedimenti: se mi convincono non solo li voterò ma interverrò anche sulla opinione pubblica internazionale», ha chiosato infine l’ex presidente del Consiglio dei ministri.

Casini: «Sì alla fiducia, ma preoccupa il trionfalismo di chi si accontenta»

«Nell’annunciare il mio voto favorevole al governo vorrei esprimere il rispetto per il governo per gli sforzi onesti e leali che ha messo in campo nell’affrontare la pandemia», ha detto il senatore Pierferdinando Casini, intervenendo in Senato dopo le comunicazioni del presidente del Consiglio. Le parole di Conte, a detta di Casini, «sono state parole di verità, ammettendo che ci sono state cose che potevano essere fatte in modo migliore e diverso. Ma credo che nessuno possa avere il pregio della infallibilità davanti a questo dramma». Casini si è altresì detto «preoccupato per il trionfalismo di chi si accontenta del pallottoliere e dimentica le ragioni della politica».

«La crisi – ribadisce Casini con forza – è stata aperta da Italia viva, in modo sbagliato e frettoloso, ma non inaspettato se è vero che da mesi erano evidenti le ragioni del dissenso all’interno del governo. Ci si è dilungati – ha sottolineato l’ex Udc ed ex presidente della Camera – su una crisi che andava affrontata con risolutezza. Oggi tutto è coperto dalla soddisfazione di fondo di un anti renzismo che diventa una specie di auto compiacimento». Chiosando, Casini ha invitato tutti a tenere ben presenti quelli che sono «i sentimenti del Paese e la necessità che questo governo allarghi la base di condivisione», anche con Italia Viva.

Nencini: «Noi socialisti valuteremo a tempo i propositi di Conte»

«Tenendo conto che in questi mesi abbiamo sostenuto il suo governo da apolidi, non ne facciamo parte, non abbiamo mai ricevuto inviti a partecipare a incontri e quando non eravamo d’accordo abbiamo espresso il nostro dissenso, i socialisti valuteranno a tempo il suo propositi». Così Riccardo Nencini, il senatore toscano del gruppo Psi-Iv ed ex segretario del Psi. «Ci sta a cuore solo un progetto di rinascita per l’Italia – ha proseguito Nencini -. Approvato lo scostamento di bilancio, che voteremo, convochi rapidamente le forze europeiste che accoglieranno il suo appello: è la strada maestra da seguire alla luce del sole». Tuttavia, precisa infine Nencini, malgrado «la crisi sia stata formalizzata da un azzardo che non ho condiviso», qualora dovesse prevalere «la logica del capro espiatorio quale alibi per non affrontare i nodi, imboccheremmo la strada sbagliata». 

Il lungo applauso per l’arrivo in Senato della senatrice a vita Liliana Segre

Un lungo applauso di tutti i senatori presenti in Aula a Palazzo Madama ha salutato l’ingresso della senatrice a vita Liliana Segre. Molti senatori e senatrici si sono alzati in piedi, così come tutti i rappresentanti del governo, per applaudire l’arrivo della senatrice che ha già preannunciato che voterà la fiducia all’esecutivo.

Conte: «Chiediamo un appoggio limpido sulla convinta adesione a un progetto politico»

«Questo Governo intende perseguire un progetto politico ben preciso, che mira a modernizzare il Paese, migliorando le sue infrastrutture materiali e immateriali, compiendo la transizione energetica e digitale, potenziando l’inclusione sociale, il tutto nel segno dello sviluppo sostenibile, sarà la nostra stella polare. Chiediamo un appoggio limpido, un appoggio trasparente, che si fondi sulla convinta adesione a un progetto politico. Certo i numeri sono importanti, oggi lo sono ancor di più. Questo è un passaggio fondamentale nella vita istituzionale del nostro Paese ed è ancora più importante la qualità del progetto politico. Costruiamo questo nuovo vincolo politico, rivolto alle forze parlamentari che hanno sostenuto con lealtà il Governo e aperto a tutti coloro che hanno a cuore il destino dell’Italia. Io sono disposto a fare la mia parte. Viva l’Italia», ha chiosato infine il premier Conte.

Conte: «La politica deve essere rivolta ai cittadini, o rischio di scontri sociali violenti»

«Servono un Governo e forze parlamentari volenterose – ha proseguito il premier -, consapevoli delle difficoltà che stiamo attraversando e della delicatezza dei compiti, servono donne e uomini capaci di rifuggire gli egoismi e di scacciare via la tentazione di guardare all’utile persona. Servono persone disponibili a riconoscere l’importanza della politica. La politica è la più nobile tra le arti e tra i saperi, se indirizzata al benessere dei cittadini. Quando la politica si eclissa questa istanze rischiano di essere ai margini o, peggio di sfociare in rabbia o nello scontro violento».

Confermato lo strappo con Renzi: «Difficile governare con chi dissemina mine»

Conte ha nuovamente fatto appello al ritrovamento delle «ragioni alte della politica», quale «servizio alla comunità nazionale e non gestione al contingente e dei propri interessi». Ribadito, con forza, l’irreparabile strappo con Renzi che, formalmente ha aperto la crisi ritirando le ministre Teresa Bellanova ed Elena Bonetti, insieme al sottosegretario Ivan Scalfarotto. «Difficile governare con chi dissemina mine», ha tagliato corto il premier. Accuse di immobilismo e di correre, di pieni poteri e indecisione «Adesso bisogna voltar pagina – ha ribadito Conte -. Questo Paese merita un governo coeso, dedito a tempo pieno a lavorare esclusivamente per il benessere dei cittadini e per favorire una pronta ripartenza della nostra vita sociale e una incisiva ripresa della nostra economia».

Spazio alla riforma elettorale verso il sistema proporzionale e riforma del Titolo V della Costituzione

«Negli anni passati abbiamo vissuto una frantumazione della maggioranza – ha aggiunto il premier -. Se vogliamo ricomporre questo quadro è quindi necessaria una modifica del sistema elettorale, e occorre introdurre correttivi parlamentarismo razionalizzato e che restituisca al parlamento un ruolo centrale nell’indirizzo politico nazionale», con particolare occhio di riguardo alle minoranze linguistiche e alle Autonomie. «Il sistema maggioritario creerebbe instabilità politica», mentre il sistema proporzionale darebbe luogo «ad accordi programma di alto profilo per Governo». «L’esperienza della pandemia impone anche un’attenta, meditata e pacata riflessione sulla revisione del Titolo V della Parte II della Costituzione», relativa al rapporto tra Stato-Regioni, puntualizza Conte.

«Lavoriamo tutti insieme – prosegue -, meditiamo insieme sul riparto delle competenze legislative di Stato e Regioni, come pure alla individuazione di meccanismi e istituti che consentano di coordinare più efficacemente il rapporto tra i diversi livelli di governo. In questo contesto, occorre garantire e tutelare, con la massima intensità, le autonomie speciali e le minoranze linguistiche». Anche al Senato il premier ha sottolineato come durante la situazione di emergenza pandemica, si è mantenuto vivo «un costante e serrato dialogo con tutti i livelli istituzionali, a partire dalle Autorità regionali sino a quelle comunali, nella consapevolezza che solo praticando indefessamente il principio di leale collaborazione sarebbe stato possibile perseguire strategie di intervento efficaci, considerato che le competenze in materia di gestione sanitaria sono rimesse primariamente alle Regioni».

Renzi: «Interverrò nel primo pomeriggio»

«Oggi giornata di dibattito in Senato sul Recovery Plan e sulle dimissioni delle nostre ministre. Io interverrò nel primo pomeriggio. Buona giornata a tutti!». Ad annunciarlo su Twitter è il leader di Italia Viva, Matteo Renzi.

Dopo il discorso del premier Conte, seguiranno gli interventi di 45 senatori, tra cui quello di Matteo Renzi e del leader leghista Matteo Salvini, a cui si seguiranno 8 dichiarazioni di voto.

I voti di fiducia a Conte al Senato

Al momento, i voti di fiducia al Senato oscillano tra i 153 e i 157. Ma le incognite sono tante, anche al netto di possibili slanci individuali non preannunciati, come accaduto ieri con Renata Polverini che, di fatto, ha creato uno strappo personale abbandonando Forza Italia. Al Senato il premier Conte potrà contare sull’appoggio certo di 142 senatori, di cui 92 del Movimento 5 Stelle, 35 del Partito Democratico, 7 delle Autonomie e Misto (tra cui il voto dell’ex M5s Gregorio De Falco) e 6 di Liberi e Uguali e di 2 senatori a vita, tra cui quello di Liliana Segre e dell’ex premier Mario Monti. A questi, potrebbero aggiungersi ulteriori 9-10 senatori del gruppo Misto e un ulteriore senatore a vita: in tal caso si raggiungerebbe si raggiungerebbe quota 152-153. Ulteriori  voti potrebbero arrivare sempre dal fronte dei senatori a vita, ma anche da Italia Viva, dal Gruppo Misto e da Forza Italia.

Foto in copertina: ANSA/ALESSANDRO DI MEO
Video: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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