Sbarcati a Malta i migranti della Alan Kurdi. Il premier Muscat: «Saranno tutti ricollocati in Europa»

Il soccorso è avvenuto il 5 luglio al largo della Libia. La Germania e l’Italia, scrive Seehofer a Salvini, «devono riuscire a trovare risposte europee alla sfida della situazione migratoria nel Mediterraneo»

I 65 migranti della nave Alan Kurdi sono sbarcati a Malta. La situazione ha trovato una soluzione ieri, 7 luglio, quando La Valletta ha dato ok allo sbarco, dopo aver intimato, in un primo momento, alla nave della ong tedesca Sea Eye di non superare il limite delle 12 miglia.

Per ore la Alan Kurdi ha sostato a 16 miglia a sud di Malta, un nuovo stallo forzato: dopo diverse ore passate al largo di Lampedusa. Poi è arrivato il via libera. Nessuno dei 65 migranti rimarrà però sull’isola. «Saranno tutti ricollocati in altri Paesi europei», ha precisato il premier Joseph Muscat.

Lo stallo in acqua internazionali

La nave si trovava in acque internazionali, a 16 miglia a sud di Malta. A bordo tre persone sono collassate per il caldo, secondo quanto riferito dall’equipaggio della Sea Eye. «Abbiamo bisogno urgentemente di assistenza medica e di un porto sicuro per tutti i salvati, per prevenire il peggio», ha scritto la Ong Mediterranea su Twitter.

Contattata da Open, Carlotta Weibl, portavoce della Sea Eye, ha confermato che la nave si trova bloccata in acque maltesi. «Non ci sorprende – spiega la portavoce – Succede sempre così quando chiediamo ad altri Stati europei di prendersi la responsabilità e di non lasciare Malta isolata. Nella speranza che vengano presi accordi per la ridistribuzione dei migranti, speriamo che Malta ci faccia attraccare». 

Il governo maltese, infatti, ha autorizzato le forze armate ad intervenire in qualunque modo per far rispettare il divieto di avvicinamento alle coste maltesi. 

La situazione della Sea Eye

Dopo un giorno ferma a largo di Lampedusa, la nave aveva scelto di invertire la rotta. Nella notte tra il 6 e il 7 luglio, l’equipaggio è salpato verso La Valletta, dopo che un botta e risposta tra il ministro dell’Interno Matteo Salvini e il suo omologo tedesco Horst Seehofer stava complicando la risoluzione dell’impasse.

«Non possiamo aspettare che prevalga lo Stato di emergenza», ha scritto la Ong su Twitter. «Ora bisogna dimostrare se i governi europei appoggiano l’atteggiamento dell’Italia. Le vite umane non sono una merce di scambio».

Lo scambio Salvini-Seehofer

«Mi appello a lei a ripensare il vostro atteggiamento di non voler aprire i port italiani», aveva detto ieri 6 luglio Horst Seehofer, in risposta alla lettera scritta da Salvini circa l’emergenza migranti Mediterraneo. «Non possiamo rispondere a quelle navi con a bordo persone salvate facendole navigare per settimane nel mar Mediterraneo solo perché non trovano un porto».

Per il ministro tedesco, «non deve fare alcuna differenza quale organizzazione» compia il salvataggio di migranti nel Mediterraneo, non conta «sotto quale bandiera stia navigando» un’imbarcazione o «se l’equipaggio di una nave o un’ong provenga dalla Germania, dall’Italia o da un altro paese membro» dell’Ue.

Ansa / Migranti a bordo della Sea Eye

«Il governo tedesco mi chiede di aprire i porti italiani ai barconi? Assolutamente no. Chiediamo anzi al governo Merkel di ritirare la bandiera tedesca a navi che aiutano trafficanti e scafisti, e di rimpatriare i loro cittadini che ignorano le leggi italiane», ha risposto Salvini.

Il 5 luglio, rivolgendosi all’omologo tedesco, Salvini aveva scritto: «Ritengo necessario e urgente che la Germania intervenga nei confronti della nave ‘Alan Kurdi’ e del suo comandante affinché, nel doveroso esercizio della vostra e loro responsabilità, sia assicurato alle persone a bordo il rapido sbarco in apposito luogo».

«Luogo che non potrà essere identificato nell’Italia», aveva specificato Salvini, «Neppure ai fini di una prima accoglienza in vista di una successiva, ipotetica operazione di redistribuzione delle persone a bordo del natante verso altri Stati».

«Il quadro normativo in vigore prevede una chiara responsabilità dello Stato di bandiera nell’ambito delle operazioni in mare», ha aggiunto. «Qualsiasi eventuale deterioramento della situazione a bordo non potrà, dunque, non ricadere nell’esclusiva responsabilità dello Stato di bandiera e del comandante e dell’equipaggio».

Ansa / Migranti a bordo di un gommone in avaria

La Germania aveva fatto sapere che sarebbe stata pronta ad accogliere alcuni dei migranti che si trovano a bordo delle due navi delle ong, Sea Eye e Mediterranea.

La vicenda

«Abbiamo chiesto a Italia e Malta un porto sicuro e il permesso di attracco. Malta ci ha risposto che non è sa responsabilità. Dall’Italia non abbiamo avuto ancora alcuna risposta chiara. Ci è stato solo notificato, ancora una volta, il divieto di ingresso in acque italiane» ai sensi del decreto sicurezza bis. Così la Alan Kurdi aveva annunciato il salvataggio di 65 persone nel Mediterraneo Centrale la mattina del 5 luglio.

«Con 65 persone salvate a bordo ci stiamo ora diretti a Lampedusa. Non siamo intimiditi dal ministro dell’Interno, ci dirigeremo verso il porto sicuro più vicino», aveva scritto la Sea-Eye su Twitter. «Il diritto del mare si applica sempre, anche quando gli esponenti di alcuni governi rifiutano di crederci».

Ma dal Viminale era arrivata la conferma che l’Alan Kurdi non è autorizzata ad entrare nelle acque italiane. Una motovedetta della Guardia di Finanza ha notificato al comandante della nave della ong Sea-Eye il divieto di ingresso, transito e sosta in acque territoriali italiane.

La risposta del Viminale

Nel primo pomeriggio del 5 luglio, il Viminale ha comunicato il divieto di ingresso in acque territoriali italiane non solo per Mediterranea, ma anche per la Alan Kurdi: «La nave – riferiscono fonti del Ministero – potrà fare rotta verso la Tunisia o verso la Germania. Anche in questo caso, la posizione del Governo italiano è perfettamente coincidente con quella di Malta. Due Paesi che stanno subendo, ormai da anni, l’indifferenza e l’incapacità dell’Unione europea».

ANSA/Riccardo AntimianiMatteo Salvini.

Secondo l’ong, sarebbe arrivata (dopo ore) la risposta della Guardia costiera libica, che avrebbe assegnato un porto di sbarco proprio in Libia. «Non riporteremo le persone soccorse nei campi di tortura libici», twitta l’organizzazione.

Nei giorni scorsi il ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini ha firmato l’alt allo sbarco dei 54 migranti soccorsi dalla barca a vela “Alex” di Mediterranea che però ha deciso di forzare il blocco attraccando ugualmente a Lampedusa. Dopo l’episodio della SeaWatch3, che ha visto l’arresto e il successivo rilascio della comandante Carola Rackete, i rapporti tra Ong e Salvini continuano a inasprirsi.

«Salvare vite in mare è un compito europeo», ha detto una portavoce del governo tedesco Martina Fiez. «Siamo al corrente della notizia della nave Alan Kurdi», ha proseguito. «Sottolineiamo ancora una volta che il nostro obiettivo come Governo tedesco è trovare una soluzione veloce: si tratta di trovare un porto sicuro e di chiarire la questione della redistribuzione» in ambito europeo.

Il salvataggio

Il gommone carico di migranti è stato raggiunto nelle prime ore del mattino. «Le persone a bordo hanno avuto una fortuna incredibile a esser state trovate», ha affermato Gorden Isler, responsabile della nave dell’Ong, l’Alan Kurdi.

L’imbarcazione, ha spiegato l’equipaggio, aveva un motore funzionante e sufficiente carburante, ma gli occupanti non avevano a disposizione telefoni satellitari o GPS. «Senza alcuna conoscenza nautica e senza telefoni, il loro destino era segnato», ha aggiunto Isler.

La guardia costiera libica ha invitato la nave a dirigersi verso un porto libico, ma la Sea Eye ha rifiutato l’invito, ribadendo di non aver intenzione di riportare i migranti nei centri di detenzione e accusando l’Unione europea di spingerli a violare il diritto internazionale.

In copertina: foto dal profilo Twitter di Sea eye

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