Coronavirus, solidarietà da record: Fondazione Cariplo e i territori raccolgono la cifra di 26 milioni di euro

Un sistema piramidale che, innescato dalla sede centrale della fondazione, ha coinvolto imprese e singoli cittadini delle province della Lombardia, di Novara e Verbania. E le donazioni crescono di ora in ora

Quando l’11 marzo la Fondazione Cariplo, ente da sempre impegnato a sostenere il terzo settore, ha aperto un fondo speciale per l’emergenza sanitaria del Coronavirus, nessuno si aspettava di riuscire a risvegliare così tanta solidarietà. Partiti con una prima tranche di 900.000 euro, dalla sede centrale hanno invitato le Fondazioni di Comunità, che costituiscono le diramazioni dell’ente in 16 territori compresi tra Lombardia e Piemonte, a partecipare alla raccolta di donazioni.

Il 23 marzo, il fondo aperto per mettere insieme risorse a favore di ospedali e associazioni non profit che offrono servizi alle persone più fragili, ha raggiunto la cifra di 26,4 milioni di euro. Tutto ciò è stato possibile grazie all’impegno collettivo delle Fondazioni di Comunità, diventate dei veri e propri aggregatori delle azioni di generosità delle realtà locali, delle aziende e dei singoli cittadini.

La Comunità di Brescia, ad esempio, è riuscita a raccogliere, in 12 giorni, donazioni per 11,8 milioni di euro, quella di Milano 8,2 e Lecco 2,2. Alcune Fondazioni hanno deciso di destinare la loro raccolta all’acquisto di apparecchiature; altre ai servizi di prossimità, assistenza ed intervento domiciliare per persone dimesse dagli ospedali, di anziani e famiglie fragili; altre al sostegno degli ospedali locali o anche al supporto della domiciliarità di persone fragili e progetti di emergenza in ambito sanitario.

«Ci troviamo di fronte a una situazione che mette tutti alla prova, dove è necessario, oggi più che mai, unire le forze per il bene comune, sostenendo i più deboli all’interno delle nostre comunità e vivendo in modo responsabile questi giorni cruciali», ha commentato Giovanni Fosti, presidente di Fondazione Cariplo. Dietro le cifre delle donazioni, tuttavia, ci sono storie di creatività di singoli cittadini che stanno investendo il loro tempo per alimentare la solidarietà.

Le magliette “Home is bello”

Un esempio è l’iniziativa messa in piedi da Miriam, Gioacchino, Eleonora, Angelica, Michele: cinque coinquilini tra i 23 e i 28 anni. Abitano a due passi dall’Università Bocconi, e vivono insieme da pochi mesi: «A settembre eravamo coinquilini, a ottobre amici, a dicembre compagni di viaggio e adesso uniti in questa forzata, ma necessaria, convivenza». Tra una risata e un litigio, inevitabile quando si resta tutto il giorno a stretto contatto in casa, hanno lanciato “Home is bello”.

I cinque ragazzi realizzano magliette fatte in casa e le vendono a fronte di un piccolo contributo. L’intero ricavato delle magliette viene devoluto al fondo #MilanoAiuta istituito dalla Fondazione di Comunità di Milano. «L’idea è nata il giorno del primo decreto Conte. Stare a casa ci pesava un po’: siamo giovani, è normale. Però da subito è nata la voglia di fare qualcosa di utile in questo momento. Se non possiamo uscire, dobbiamo fare qualcosa di bello restando dentro».

«Così, dall’unione delle nostre competenze creative e di messa a terra economica del progetto, è nato “Home is bello”. Si tratta di magliette con scritte personalizzabili legate all’importanza di restare a casa. A parte le t-shirt che ci arrivano da un fornitore, facciamo tutto noi: i colori, le stampe, la ricezione degli ordini, la spedizione. Abbiamo scelto il fondo della Comunità di Milano perché volevamo supportare i tanti operatori e le associazioni che aiutano le persone fragili e gli anziani soli, come i nostri nonni che ci mancano moltissimo. Speriamo che la nostra maglietta rimanga come una testimonianza di questo periodo così doloroso, ma che può anche farci scoprire delle cose».

Non solo soldi, anche ospitalità

Tra le iniziative coordinate da Cariplo, ci sono anche donazioni che non vengono elargite sotto forma di denaro. Claudia Pattarini è la vicepresidente di “Ospiti per Casa”, un’associazione storica di proprietari di B&B del Lago di Como. «Adesso è arrivato il momento di dare una mano al personale ospedaliero che sta attraversando un’emergenza drammatica. Abbiamo ascoltato gli appelli dei sindaci e sappiamo che molti di loro sono in difficoltà perché l’aumento dell’organico ha creato un problema di mancanza di luoghi dove poter ospitare queste persone che sono costrette a spostarsi o a fare turni massacranti lontano dalle loro abitazioni».

Alcuni giorni fa, in una delle case gestite da Claudia è arrivato un medico di Bergamo che lavora presso l’ospedale di Lecco: con i turni imposti dall’emergenza sanitaria, non riusciva più a gestire gli spostamenti casa-lavoro: «Ovviamente noi non incontriamo il personale ospedaliero che ospitiamo nelle strutture per ragioni di sicurezza – racconta Claudia – però cerco di testimoniare la mia vicinanza come solo noi host sappiamo fare».

L’associazione ha fatto una mappatura delle abitazioni sfitte – moltissime, per il crollo del turismo a causa del Coronavirus – e verificato la disponibilità dei membri a ospitare anche gratuitamente il personale sanitario e le forze dell’ordine, un’altra categoria in prima linea nell’emergenza. La risposta è stata immediata ed entusiasta: decine di proprietari di strutture ricettive si sono subito mobilitati «La nostra associazione – conclude Claudia – è nata con questo spirito, quello di offrire un alloggio ma anche un supporto, e mai come adesso c’è bisogno di vera accoglienza».

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