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Schettini sul palco di Sanremo con un monologo sulle dipendenze, ma neanche una parola sulla polemica sulle sue lezioni – Il video

28 Febbraio 2026 - 01:35 Alba Romano
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Nonostante le critiche per l’intervista a Gazzoli, il divulgatore scientifico è salito sul palco dell'Ariston, tenendo anche una lezione sulla musica

Vincenzo Schettini, docente e volto del progetto “La Fisica che ci piace”, è salito sul palco dell’Ariston nella quarta serata del Festival di Sanremo. Dopo le polemiche degli ultimi giorni, nate in seguito all’intervista concessa a Gianluca Gazzoli, si era diffusa la voce di una sua possibile rinuncia. Ma a smentire l’indiscrezione era stato il vicedirettore dell’Intrattenimento Prime Time, Claudio Fasulo, durante la conferenza stampa di venerdì 27 febbraio. A Sanremo, Schettini ha tenuto una vera e propria lezione, raccontando la musica attraverso le leggi della fisica e affrontando anche il tema della dipendenza.

La musica spiegata attraverso la fisica

«Ci hai portato un esperimento?», domanda Carlo Conti. «Non ce n’è bisogno: da 76 anni siamo dentro un grande esperimento collettivo», replica Vincenzo Schettini. «Anche la musica si può raccontare con la fisica, partendo da una legge fondamentale della scienza: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. È il principio di conservazione dell’energia». Schettini entra poi nel vivo della spiegazione: «Quando le corde vibrano, generano energia cinetica. Una parte si trasmette all’aria sotto forma di onda di pressione: quella che per la musica è una “nota”, per la fisica è energia sonora. Quest’energia raggiunge le nostre orecchie, facendole vibrare a loro volta e trasformandosi ancora. Nell’orecchio le vibrazioni diventano impulsi elettrici diretti al cervello. È lì che l’energia si traduce in musica. E la musica, alla fine, diventa emozione», conclude.

Il monologo sulle dipendenze (anche) dai social

Poi è arrivato il monologo sulle dipendenze dai social, rivolgendosi soprattutto ai genitori: «Oggi i social fanno parte della nostra vita, e soprattutto di quella dei ragazzi. I giovani vivono attraverso i social ciò che un tempo facevamo nella vita reale. Tutto passa da lì, e spesso ci si sente intrappolati. Succedono cose belle, ma anche brutte: e se noi abbiamo una corazza per proteggerci, i ragazzi sono fragili, e quella fragilità può essere colpita. La dipendenza dai social può aprire la strada ad altre dipendenze: cibo, alcol, droghe, che stanno purtroppo aumentando in tutto il mondo. Le droghe sono sempre più accessibili: oggi basta un clic sullo smartphone e arrivano direttamente a casa. Dobbiamo riprendere ciò che forse abbiamo smesso di fare con i nostri figli: parlare con loro. Trasmettere energia, perché così come la musica crea emozioni, anche le parole possono fare la differenza», conclude.

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