Coronavirus, effetti collaterali: rinviato anche il processo per l’omicidio del vicebrigadiere Cerciello

Tutto rinviato al 17 aprile. Oggi l’udienza non si è svolta per motivi tecnici collegati all’emergenza e alle nuove norme

Su un punto, le parti in causa del processo per la morte del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, sembrano essere d’accordo: il rinvio del processo al 17 aprile, deciso oggi a Roma, a causa della preoccupante situazione data in tutta Italia dall’epidemia di Coronavirus.

La prossima udienza del processo a carico dei due studenti americani Finnegan Lee Elder e Christian Gabriel Natale Hjort, accusati di concorso nell’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega avvenuto a Roma il 26 luglio scorso, si terrà quindi il 17 aprile. A deciderlo oggi, trovando tutte le parti d’accordo, i giudici della prima Corte d’assise: vengono dunque cancellate le due date previste per marzo e ci si rivede in aula a metà aprile. Sperando in tempi epidemiologici migliori.

L’udienza di oggi

La stessa udienza fissata per oggi 9 marzo non si è svolta per motivi tecnici legati sempre all’emergenza coronavirus. Le nuove norme in vigore, infatti, prevedono la sospensione di tutti i processi al netto di quelli che vedono in carcere le persone imputate. Che però, per questioni sanitarie, non possono essere portate in udienza.

Ecco allora che i giudici hanno vietato il trasferimento dei due imputati, Finnegan Lee Elder e Christian Gabriel Natale Hjort, dal carcere di Regina Coeli di Roma (dove nel frattempo dall’ora di pranzo c’è il caos e sarebbero state lanciate anche delle molotov all’interno della struttura: i disordini sono causati dalla sospensione delle visite dei parenti dei detenuti a causa dell’epidemi, ma anche dal terrore che il virus sia già nelle sovrappopolate carceri italiane) a piazzale Clodio per partecipare all’udienza, come era accaduto il 26 febbraio scorso.

Doveva essere stabilito quindi un collegamento video dal carcere, ma da Regina Coeli non è stato possibile: problemi tecnici. Intorno all’una si è ipotizzato addirittura il trasferimento dei due ragazzi a Rebibbia, per provare da lì il collegamento. Troppo complicato. E soprattutto ormai avvocati, giuria popolare, parti civili avevano già passato fin troppo tempo insieme dentro all’aula Occorsio del tribunale di piazzale Clodio. «A un metro di distanza, ma poi uno l’udienza la deve anche fare», chiosano alcuni legali. E la Corte d’assise, che aveva anche disposto udienza a porte chiuse, ha aggiornato il procedimento al prossimo 17 aprile: in quella data i due imputati potranno collegarsi in videoconferenza dal carcere di Rebibbia.

Stop alle udienze

Quanto accaduto oggi solleva nuovamente un tema sul tavolo: quello dei tribunali e delle udienze – e spesso, in tempi ordinari, affollate – «in questo momento di emergenza di salute pubblica», dice l’avvocato della vedova Cerciello, Massimo Ferrandino.

Nei giorni scorsi, due magistrati di Milano sono risultati positivi al coronavirus. L’Unione delle Camere penali aveva espresso «apprezzamento» per la decisione del ministro Alfonso Bonafede e dell’esecutivo di accogliere il suggerimento dei penalisti di sospendere i processi in tutta Italia fino al 23 marzo, applicando la norma sulla sospensione feriale. «Si è rimediato al rischio di decisioni diverse sul territorio, adottate secondo criteri arbitrari e non definiti, che avrebbero causato polemiche, incertezze e soprattutto inefficace tutela della salute pubblica».

La Corte costituzionale ha deliberato proprio oggi di rinviare le cause fissate per le udienze pubbliche del mese di marzo 2020, nonché la convocazione degli esperti prevista per il giorno 23 marzo 2020. «Le cause rinviate verranno trattate entro l’estate, in aggiunta all’ordinario carico di lavoro programmato», dice una nota. «Proseguono invece le altre attività della Corte quali, ad esempio, l’approvazione delle motivazioni delle decisioni già adottate e la trattazione delle cause che non richiedono la discussione in udienza pubblica».

Dopo il consiglio dei ministri del 6 marzo, Bonafede aveva annunciato per le successive due settimane la sospensione delle udienze, analoga a quella che avviene d’estate: si celebrano solo i processi con detenuti, come questo sul caso Cerciello, e le direttissime. Peccato che poi, come accaduto oggi a Roma, la logistica della partecipazione dei detenuti diventi complessa e il sistema non sembri essere attrezzato.

Se non interverranno ulteriori disposizioni, il destino sembra essere come in questo caso quello di una pioggia di rinvii. «Il fermo dovrebbe essere totale, dato quello che sta accadendo», dice Ferrandino a Open. «Con tutte le salvaguardie del caso e la sospensione dei termini. Ma i tribunali rischiano di essere veicolo di contagio anche così. E la situazione merita accortezza».

Il parere degli esperti

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