L’ultimatum di Amadeus su Sanremo: «Non accetto un rinvio, o il Festival salta e arrivederci al 2022»

Le incognite sul prossimo Festival di Sanremo con la pandemia in corso rischiano di far slittare la data annunciata ai primi di marzo. Ma il direttore artistico Amadeus non ha nessuna intenzione di rischiare con un eventuale rinvio

«O siamo compatti e lavoriamo per farlo al meglio, oppure ci rivediamo nel 2022». A poco più di cinque settimane dall’inizio della settantunesima edizione del Festival della Canzone Italiana, sono più le incognite che le conferme a volteggiare su Sanremo 2021. Il direttore artistico Amadeus tiene il punto sulle date del 2 – 6 marzo, anche se ci sarebbero pressioni per farlo slittare di qualche tempo. Più di qualcuno ha parlato di un lieve posticipo di un mese o due, verso aprile o maggio. Ma Amadeus non contempla modifiche: «Se lo posticipi a maggio non è Sanremo, ma il Festivalbar – spiega in un’intervista al Corriere della Sera -.  E poi chi ci dice che a maggio avremo lasciato le mascherine e potremo abbracciarci tranquillamente? Se così fosse firmerei subito, ma a maggio probabilmente saremo più o meno nella stessa situazione. Quindi spostarlo per trovarsi con gli stessi problemi non avrebbe senso». 


Il nodo sui protocolli di sicurezza

I nodi però sono ancora tanti, a partire dall’attuale assenza di un protocollo di sicurezza anti-Covid. Gli artisti, i relativi staff, i tecnici, gli orchestrali, le etichette discografiche hanno affidato al Ceo di Fimi Enzo Mazza, la richiesta di «realizzare un evento esclusivamente televisivo», con presentazione con «congruo anticipo» di un protocollo approvato dal Cts. Ma Amadeus, anche qui, tiene il punto: «Il Festival blindato non serve a niente, non è uno spettacolo televisivo, passerebbe alla storia per il Sanremo del Covid, per il Sanremo della desolazione. Intorno al Festival da 70 anni a oggi è sempre stato costruito uno spettacolo».

Figuranti al posto del pubblico in platea

Già, lo spettacolo. Abbandonata l’idea di avere il pubblico pagante o su invito in platea, il tentativo è quello di avere comunque una componente di figuranti per rendere più verosimile l’idea di «avere uno spettacolo vero». Certo, le misure e i protocolli sanitari li dovranno decidere gli esperti, ma la realizzazione di uno show così importante, ribadisce tra le righe il direttore artistico, implica la messa in conto anche delle esigenze e l’esperienza di chi lo spettacolo lo fa e lo conduce. In tal senso, è sul tavolo l’idea di sostituire il tradizionale parterre di invitati con «figuranti contrattualizzati» della zona, come anticipato nei giorni scorsi dal prefetto di Imperia Alberto Intini

Con la città blindata saltano gli eventi satellite al Festival, e anche gli sponsor

La città di Sanremo sarà comunque blindata, come sottolineato dal sindaco Alberto Biancheri. Resterà infatti chiuso il Palafiori, salvo esigenze per la manifestazione, e piazza Colombo che, per quest’anno, non farà più da sfondo al maxi-schermo per seguire l’evento all’aperto, in linea con le disposizioni anti-contagio presenti nei Dpcm. Una risoluzione che però ha portato via dalla casse sanremesi, stando alle indiscrezioni di Dagospia, circa 10 milioni di euro di sponsor. E infatti Amadeus conferma che è venuto meno «un contributo economico importante» e che si è alla «ricerca di un piano b. Io ragiono in termini televisivi e commerciali – prosegue Amadeus – gli ascolti e gli incassi sono importanti, non sono pagato per la gloria».

Amadeus: «Polemiche per l’apertura dell’Ariston? Secondo me tutti i cinema e teatri dovrebbero riaprire»

E quanto alle polemiche sul trattamento differenziale dell’apertura del teatro Ariston con il pubblico per Sanremo (mentre nel resto d’Italia restano chiusi), Amadeus da un lato sottolinea che l’Ariston, nel caso di Sanremo, fa da cornice a «uno studio televisivo, come succede per tanti altri programmi», e al contempo ritiene che però «con le dovute accortezze, i distanziamenti e i numeri ridotti, teatri e cinema dovrebbero riaprire». In qualsiasi caso, chiarisce infine il direttore artistico: «non vorrei che sembrasse che mi sono intestardito a fare Sanremo a tutti i costi. Lo devo volere la Rai, la discografia e la città di Sanremo. Lo dobbiamo volere tutti». Insomma: o tutti compatti, o se ne riparla l’anno prossimo.

Foto in copertina: ANSA/RICCARDO DALLE LUCHE

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