L’Italia è prima in Occidente per numero di contagi da coronavirus. Superati anche gli Stati Uniti

L’Oms si è detta preoccupata della situazione in Italia e dei contagi che non hanno un chiaro «legame epidemiologico con la Cina»

Sono oltre 60 i casi di contagio da Coronavirus in tutto il Nord Italia. Dopo i primi accertamenti effettuati ieri sul paziente 1, il 38enne di Codogno, il numero dei casi totali in Lombardia è passato a 46, mentre sono 12 quelli registrati in Veneto.

Una situazione che l’Organizzazione mondiale della sanità ha definito preoccupante. L’Italia con gli accertamenti delle ultime ore è diventato il sesto Paese al mondo per numero di contagi e il primo in occidente, superando così anche gli Stati Uniti.

Fonte: Johns Hopkins CSSE

Il numero dei contagi in Cina è invece vicino ai 78mila. Al secondo posto la Corea del Sud che ha visto salire il numero delle persone infette da coronavirus a 433. Più dietro il Giappone con 122. Al quarto e quinto posto tra i Paesi più colpiti ci sono Singapore e Hong Kong. E dopo l’ex colonia britannica c’è appunto l’Italia che in una sola giornata ha fatto registrare un’impennata nel numero dei casi.

Oms: «Preoccupati dai casi che non hanno diretto legame con la Cina»

L’Oms ha espresso in particolare preoccupazione per i casi di contagio che non hanno un chiaro «legame epidemiologico con la Cina: ovvero quei casi che non hanno avuto un contatto con persone già ammalate e nè che avevano fatto un viaggio in Cina».

«La Cina ha segnalato all’Oms 75.569 casi, di cui 2.239 decessi. I dati provenienti dalla Cina continuano a mostrare un declino in nuovi casi. Questa è una buona notizia, ma deve essere interpretata con molta cautela. È troppo presto per fare previsioni su questo focolaio», ha aggiunto il numero uno dell’organizzazione, Tedros Adhanom. «Al di fuori della Cina, ci sono ora 1.200 casi in 26 Paesi, con 8 morti», ha continuato.

Così come risulta allarmante la situazione in Iran dove sono stati già confermati 28 casi con 5 decessi. «L’Oms ha fornito kit di test all’Iran e continueremo a fornire ulteriore sostegno nei prossimi giorni e nelle prossime settimane», ha spiegato Adhanom. «Ma oltre a ciò – ha insistito – la finestra delle opportunità si sta restringendo».   

Un’equipe internazionale di esperti guidata dall’Oms si è recata in Cina la scorsa settimana e ora è in viaggio verso il focolaio di Wuhan. «Ogni giorno che passa, sappiamo un po’ di più su questo virus e sulla malattia che causa. Sappiamo che oltre l’80% dei pazienti subisce una malattia lieve e si riprende. Ma l’altro 20% dei pazienti si ammala in modo grave o critico, che va dalla mancanza di respiro allo shock settico e all’insufficienza multiorgano. Nel 2% dei casi segnalati, il virus è fatale e il rischio di morte aumenta con l’età avanzata del paziente e con le condizioni di salute preesistenti», ha spiegato il direttore generale.

«Vediamo relativamente pochi casi tra i bambini. Sono necessarie ulteriori ricerche, ovviamente, per capire il perché», ha ammesso. La più grande preoccupazione continua a essere il potenziale di diffusione di Covid-19 nei Paesi con sistemi sanitari più deboli, Africa in testa. 

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