Rula Jebreal e quella Sally nel suo monologo. L’endorsement di Vasco Rossi: «Grazie. Le hai dato nuova vita»

«È stato molto importante parlare di certi temi in un evento che raggiunge così tante gente», ha detto il cantautore emiliano

«Sono contento, Contentissimo». Così Vasco Rossi da Los Angeles ha commentato il monologo di Rula Jebreal a Sanremo contro la violenza sulle donne e quei versi “rubati” alla Sally del cantante emiliano.


«”Sally cammina per la strada senza nemmeno guardare per terra/ Sally è una donna che non ha più voglia di fare la guerra/ Sally ha patito troppo/ Sally ha già visto che cosa/ ti può crollare addosso/ Sally è già stata punita/ per ogni sua distrazione o debolezza/ per ogni candida carezza/ data per non sentire l’amarezza”: quante volte noi donne siamo state Sally? Mentre vi parlo c’è una donna che cammina in mezzo alla strada schiacciata dal senso di colpa. Senza avere nessuna colpa. Voi non avete nessuna colpa».

Rula ha preso in prestito i versi di Sally per parlare della storia del suicidio della madre, dopo che per anni era stata violentata. In un’intervista a La Repubblica Vasco Rossi rivela di non aver visto in diretta il monologo: «Me l’hanno girato. Sono Contentissimo». La giornalista ha citato Vasco come esempio per dire che anche per gli uomini è possibile trovare le parole giuste: «Credo che tutto parta dall’educazione – afferma il cantautore – la famiglia è importante, la scuola è importante. L’educazione è la forma di prevenzione fondamentale».

Di violenza sulle donne se ne parla, ma per il cantantautore alcune parole arrivano solo alla pancia, quando invece, soprattutto in politica, dovrebbe entrare in gioco il cervello: «Credo quindi che sia molto importante che si sia parlato di certi temi su Rai1 in un evento che raggiunge così tanta gente come Sanremo».

Vasco Rossi le donne le ha sempre amate: «Come potrei non amarle? – aggiunge -. Credo che ci sia una parte femminile importante dentro di me perché sono cresciuto in mezzo alle donne: mia mamma Novella, la tata, la zia. Mio papà, che faceva il camionista, era sempre su e giù per l’Italia e poi è morto presto, nel 1979. Così mi hanno allevato loro. Sono sicuro che questo ha contribuito ad accrescere la mia sensibilità».

E ancora dopo Sally, c’è Albachiara, uno dei suoi brani più famosi e amati e quel taboo spezzato sulla masturbazione femminile: «Io sono un provocatore. In quella canzone ho voluto raccontare un fatto normale che però destava scandalo anche negli ambienti più avanzati del femminismo di allora: era difficile persino lì trovare una donna che ammettesse quella che era la cosa più normale».

«Citare Sally le fa vivere una vita nuova», dice il cantante in merito al discorso di Rula. «La canzone, che all’inizio sembra negativa, ha invece una sua grande positività: la protagonista è più forte di qualsiasi cosa. E alla fine, nonostante tutto, la donna vince».

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