Sanremo 2020, perché deve vincere Rancore

Poco importa se il brano del paroliere romano non vincerà. La vittoria è aver avuto il coraggio di scegliere di presentare in gara uno dei pezzi più preziosi, complessi e di respiro internazionale di questo festival

Solo qualche giorno fa, a chi gli chiedeva se fosse felice di essere a Sanremo, Tarek Iurcich, in arte Rancore, classe 1989, rispondeva ironicamente: «Sono felice? Sì, sono felice nei limiti con i quali può esser felice uno che si chiama Rancore». 

Ma il rapper romano, di origine metà croata e metà egiziana, ha portato all’Ariston la sua Eden, un brano intessuto su una trama fittissima di raffinate metafore dove, partendo dal solo elemento della mela, ha sciorinato con intelligenza e ricercatezza un’infinità di riferimenti al passato e al presente del mondo in cui viviamo.

Ma al contempo, Eden, si concentra sul declino dell’umanità che percepisce quotidianamente ogni anima un po’ più sensibile ed empatica, guardandosi intorno a sé, interrogandosi sul futuro, senza rimanere chiusa nella propria bolla. E il tema, in fondo, è poi quello della scelte che impattano non solo sulle vite del singolo, ma plasmano l’intero mondo in cui viviamo e in cui vivremo.

Le metafore presenti del brano meriterebbero una disanima a parte, ma meriterebbero anche di essere premiate per la ricercatezza, l’intelligenza e l’eleganza con cui vengono intrecciate e presentate – coraggiosamente – al pubblico sanremese.

Perché se Rancore viene annoverato genericamente tra i “rapper”, lui è molto di più: un paroliere instancabile ed intelligente, ossessivo, iper-perfezionista che sa mettere a nudo lo stato d’animo taciuto di un’intera generazione e della società contemporanea. 

E ad accompagnarlo in questo percorso sanremese c’è il tocco della produzione di Dardust, già produttore del brano vincitore dell’anno scorso (Soldi di Mahmood), che valorizza strumentalmente il brano con un suono internazionale, con richiami a Woodkid e alla cinematograficità musicale, grazie anche a una parte orchestrale in un continuo crescente che fa esplodere il brano. 

E poco importa se Eden non vincerà e non salirà sul podio, e non importa neanche che vi si avvicini, anche se lo meriterebbe e un po’ dispiace. Perché la scelta di Rancore di presentarsi a Sanremo (e la scelta di Amadeus di inserirlo in competizione tra i Big, che non era una scelta propriamente scontata) con un brano così complesso e completo (e che è forse uno dei gioielli musicali più preziosi di questo Festival) è un atto di coraggio, ma anche una sfida. 

Una sfida all’ascoltatore a entrare nelle trame del testo, una sfida al mondo del rap (e generi derivati) che deve saper maturare e crescere, iniziando a dire qualcosa in più rispetto a quei mugolii “yo, baby, cash, yo”.

Ma quella di Rancore si trasforma anche in una “sfida” verso chi si presenterà negli anni a venire sul palco dell’Ariston, con un invito non necessariamente a comporre testi complessi su temi impegnati, ma almeno a riuscire a dire qualcosa, con coraggio. E se possibile, riuscirlo a dirlo bene, come fa Eden di Rancore. 

Speciale Sanremo 2020

Il regolamento

I pronostici

I 24 cantanti Big in gara

Achille LauroMe ne frego Alberto UrsoIl sole a est AnastasioRosso di rabbiaBugo e Morgan * – Sincero DiodatoFai rumore Elettra LamborghiniMusica (E il resto scompare) ElodieAndromeda Enrico NigiottiBaciami adesso Francesco GabbaniViceversa Giordana AngiCome mia madre Irene GrandiFinalmente io Junior CallyNo grazie Le VibrazioniDov’è LevanteTiki Bom Bom Marco MasiniIl confronto Michele ZarrilloNell’estasi o nel fango Paolo JannacciVoglio parlarti adesso Piero PelùGigante Pinguini Tattici NucleariRingo Starr RancoreEden Raphael GualazziCarioca RikiLo sappiamo entrambi Rita PavoneNiente (Resilienza 74) ToscaHo amato tutto

* squalificati per defezione

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